36° giorno
Ciao a tutti,
Il tempo di un caffè e una sigaretta... saranno 10 minuti? Ma si, diciamo 10 minuti!
Io il caffè lo prendo però non fumo, infatti la sigaretta è per Isabel, spagnola di Monreal, paesino a 20 km da Pamplona sul camino aragonese...
Il fatto è che in questo periodo sull'aragonese e ancor di più sul catalano gli albergue sono quasi tutti chiusi! Mi era capitato di percorrere fino a 50 km sul francese per trovarne uno aperto, adesso pero, non la reggo, una tappa cosi lunga.
Ora sia come sia, io credo che quando si ha bisogno di aiuto, l'aiuto da qualche parte arriva.
Mi viene di ringraziare il cammino per essere capitato in quel bar proprio in quei 10 minuti, caffè, sigaretta e il tempo di dirmi: si, l'autobus c'era ma non si ferma più a Monreal però io vado a Sanguesa, se vuoi un passaggio.... un angelo caduto sul camino! Grazie Isabel e buena vida! Ti abbraccio!
A Sanguesa il municipal es cerrado, poco male, circa tre ore e raggiungo un hostal aperto.
Devo dire che da quando ho lasciato Pamplona non ho incontrato nessuno, e il camino oltre a passare in posti ameni, è diventato molto introspettivo, i paesaggi, a volte lunari, danno l'impressione di stare sul set di un film di fantascienza, ma è quello che evocano è la vera esperienza. A me, da la sensazione di vivere episodi del passato in realtà mai accaduti, ma con personaggi reali come mio padre o amici di famiglia, mi sono soffermato cercando di mantenere mentalmente questi ricordi, e le volte che mi sono fermato per riposare è stato come immergere il corpo in un silenzio irreale, tale da provocare un po di timore ma anche la bella sensazione di essere in pace e fisicamente connesso col circostante.
È difficile e inoltre inutile spiegare certi stati d'animo o parlare di alcuni aspetti del camino, sarebbe piuttosto riduttivo. Il camino è anche questo, una rivisitazione di episodi della propria vita, e penso che questo aspetto vada sperimentato personalmente.
Dall'albergue di Undues de Lerda ho due possibilità: tappone fino ad Arries o percorrere quasi a ritroso una decina di km fino a Yesa, da li, mi dice l'ospitalera troverai un bus direzione Jaca. Buona la seconda! Mi incamminò fuori dal tracciato originale del camino attraversando un paio di guadi allo stato solido in un paesaggio collinare di rocce vulcaniche che evoca l'immagine di un altopiano andino, passo nel pueblo di Javer col suo bel castello, e, dopo qualche km sono a Yesa. Al bar mi dicono che non c'è nessun autobus in direzione Jaca.... mah...
...ma in panederia, Rosita, la moglie del fornaio dice che esiste un servizio privato di pullman ma va prenotato prima. Rosita è cosi gentile da telefonare alla compagnia e dire che a Yesa c'è da raccogliere un passeggero. Qualche ora dopo mi sbraccio in mezzo alla strada attirando l'attenzione dell'autista, che è uscito dall'autovia appositamente per me. Grazie Rosita e buena vida!
Jaca è abbastanza grande, con tutti i servizi ma, ovviamente, l'albergue de peregrinos es cerrato, c'è l'albergue jovanil ben più caro ma ancora abbordabile per una notte.
È ora di fare il punto della situazione, e dopo aver telefonato a qualche albergue sul camino catalano senza ricevere risposta, anche a Huesca non rispondono, abbandono la possibilità di proseguire oltre, andare avanti
significherebbe perseguire un obbiettivo e il cammino non ha questa pretesa, io neanche, penso, inoltre, che andrebbe persa la magia che mi ha nutrito in tutti questi giorni riducendo il tutto ad una sorta di competizione.
Decido di tornare a Pamplona.
In questo momento sono qui da due giorni, col rientro in Italia previsto per il 28, ne approfitto per perdermi nella città e fare amicizia con i pellegrini che si avvicendano di giorno in giorno. Sento voci, qualcuno deve essere arrivato... vado a salutare...
Buen camino a tutti!
paolo