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Dovadola - Assisi

  • Creatore Discussione Creatore Discussione liam
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Un'aria diversa, sì. Non ho questa grande esperienza di cammini, ma qualcosa di diverso rispetto ai cammini spagnoli l'ho percepito, anche rispetto a quelli meno frequentati, come il Salvador.
Non so se migliore peggiore, più cammino meno cammino. Non lo lo.
So che mi è piaciuto, anche se l'ho trovato più difficile da vivere come cammino (o almeno quello che io riconosco come cammino). Ho dovuto "lavorarci" parecchio, ma forse ne vale la pena.
O forse ero io che ero differente, chissà.
Comunque in cosa consista questa differenza non sono in grado di spiegarlo perché... non l'ho capito (ancora?)

mmm mi sa che devo fare altri esperimenti, di cammini italiani, spagnoli, francesi, ecc ecc
e sì, mi sa che è l'unica soluzione :si: :-)
 
01/07 La Capannina - Premilcuore
Colazione con del pane favoloso. Le marmellate non sono da meno. Mangio abbondantemente.
Parto poco prima dei 2 ragazzi.
Giancarlo esce a controllare i cani, ha visto che ieri sono venuti a passeggio con me e potrebbero decidere di farmi compagnia anche oggi.
Si parte su asfalto, stradine piccole, quasi deserte.
Si sale un po’, bel panorama, poi è tutta discesa fino a Portico.
Vado a vedere il “vulcanino”. Me ne avevano parlato Marina e Fabrizio e anche Giancarlo ieri sera. Una fiamma perennemente accesa che esce dal terreno, dovuta a qualche gas. Scopro che il posto si chiama, giustamente, Inferno.
A metà discesa finalmente si lascia l’asfalto per stradine tra i campi. Parecchie lepri.
Perdo una freccia e mi ritrovo nel cortile di una cascina, torno indietro. La deviazione era subito prima, niente di grave.
Portico mi piace. Paesino medioevale con vicoletti, tanti fiori e un ponte a schiena d’asino. Una strana meridiana di pietre nel fiume (o almeno credo sia una meridiana), con lo gnomone che penzola dal ponte.
C’è un bar “famoso” tra i pellegrini, ma dopo la mega colazione non ho ancora fame, il caffè non lo bevo, allora proseguo senza fermarmi.
Subito dopo il ponte faccio due parole con una signora che mi consiglia di non prendere il sentiero che passa in mezzo al bosco, perché poco usato e invaso dalle erbacce, ma proseguire lungo la mulattiera. Alla fine seguo il consiglio, anche se l’imbocco del sentiero mi attira abbastanza.
Il primo tratto di mulattiera sale nel bosco ed è bello.
Poi un tratto aperto. Si sale con un po’ di asfalto, un po’ di cemento, un po’ di sterrato. Il panorama è bello, ma inizia a fare un po’ caldo.
Una fontana con acqua freschissima, ci voleva.
Sono nel punto più alto della giornata, c’è più aria e si sta meglio.
Un sentiero su una crestina. O meglio, la cresta è un paio di metri a fianco del sentiero. L’altro versante è abbastanza scosceso e c’è una vecchia recinzione di fil di ferro, probabilmente per non far andar oltre gli animali.
Il sentiero “sconsigliato” non l’ho preso, ma non è che posso diventare saggia tutto in una volta. Scavalco il fil di ferro (e non mi faccio neanche male) e torno indietro un pezzo lungo cresta, salgo anche su un piccolo cucuzzolo. Tutta un’altra cosa. Sono soddisfatta.
Arrivo in un bosco fitto, alberi grandi e sottobosco pulito.
Realizzo di essere di un’ignoranza abissale in fatto di alberi. Oltre a castagni, robinie, un po’ di alberi da frutto, che sono stati parte della mia infanzia, la mia classificazione è: conifere/non conifere.
Fuori dal bosco inizia la discesa. Di nuovo in mezzo alle ginestre. Oltre a essere belle da vedere hanno anche un profumo che mi piace.
Peccato che ricomincino asfalto e cemento, di macchine non ne passano, ma un po’ lo patisco.
Non so come, mi viene in mente una chiacchierata fatta durante il cammino dell’anno scorso sulla confederazione delle anime di “Sostiene Pereira”. Risolto il problema: organizzo un bella discussione tra tutte le mie anime e la discesa su cemento va liscia fino al fondo valle.
Un pezzettino di statale e arrivo a Premilcuore.
Non c’è un rifugio, si dorme in un agriturismo che è oltre il paese.
Prima di arrivare vedo un bel parco lungo il fiume. Mi fermo un po’, ma mi siedo per terra. C’è uno strano regolamento: per utilizzare panche e tavoli bisogna andare a fare il biglietto al bar (che oltretutto non vedo…), mah, troppo complicato.
Vengo raggiunta da 2 ragazzi di Brescia che stanno facendo il cammino in bici. Andiamo insieme alla ricerca di questo agriturismo. Non so se è la stanchezza, il sole o che altro, ma ce l’abbiamo davanti e non lo vediamo. Chiediamo a una signora che ci dice di proseguire. E noi proseguiamo.
Non troviamo niente. In bici vanno ancora un po’ avanti ma senza esito. Torniamo indietro ed è lì, proprio dove abbiamo chiesto.
Ci sono 2 stanzette da 4 posti. Loro si mettono in una, io nell’altra, se arrivano i due ragazzi di ieri dormono con me. Ci sistemiamo e andiamo a vedere il fiume.
Siamo seduti fuori a chiacchierare quando arrivano gli altri.
Il ragazzo dice subito “Ci hanno detto che ci sono 2 camere, noi ci mettiamo in una e voi nell’altra”.
Io, che non sono particolarmente sveglia, la prendo come una battuta e rispondo: “E già, adesso anche la camera singola, vi toccherà dormire con me anche stanotte”.
Non era una battuta. Me ne accorgo, dico che, se vogliono, recupero la mia roba e mi sposto di là. Ammetto che lo dico ma non mi alzo dalla sedia per farlo.
Entrano, danno un’occhiata, poi vanno a farsi dare un'altra camera “fuori convenzione”.
Ci rimango un po’ male e anche gli altri 2 ragazzi… mah…
Mangio con i 2 ciclisti. E’ una semplice serata piacevole.
 
02/07 Premilcuore - Corniolo
Faccio colazione (normale, niente a che vedere con la meraviglia di ieri) con i 2 ciclisti e poi li saluto. Mi dispiace un po’ perderli.
Dico agli altri 2 ragazzi che ieri sera ho sentito il rifugio di Corniolo, bisogna recuperare le chiavi e c’è una sola stanza. Almeno sono preparati.
Parto.
Bello camminare la mattina presto su questo sentiero nel bosco lungo il fiume.
Inizia la salita, sempre tra gli alberi. Abbastanza ripida, ma molto bella.
Vado su regolare e senza fretta. C’è calma, si sentono i rumori del bosco.
Arrivo in un posto bellissimo. Mi fermo un attimo a guardare gli alberi sopra la mia testa.
Intuisco, in qualche modo, perché molti santi sono passati da queste foreste.
Sto pensando a questo, intanto guardo per aria a bocca aperta e ne approfitto anche per bere un po’.
Ma io sono monoTask, come i vecchi computer, più cose insieme non mi vengono bene. La prima golata d’acqua sbaglia tragitto. Inizio di soffocamento, per fortuna trova subito una via d’uscita: il naso. Il lavaggio delle cavità nasali è fatto. Inizio a tossire. Forse è la mia anima iper-razionale (mi sa che è quella egemonica) che non ha apprezzato quello che stavo pensando. Così, per finire l’opera, mi viene anche un po’ da ridere.
Riparto. Un misero sorso d’acqua è riuscito a fare un macello.
Poco più avanti c’è una casa in mezzo agli alberi. Meglio tenere i pensieri molto molto rasoterra (avviso anche alla mia anima iper-razionale che non sto parlando sul serio, vorrei mai…), mi dico che se saltasse fuori uno Hobbit da dietro un albero non mi stupirei. Dovessi scegliere preferirei Bilbo, Frodo non mi è molto simpatico, troppo “perfettino”. Non amo particolarmente il fantasy, ma qualche anno fa, presa da un attacco di follia, ho letto sia “Lo Hobbit” che “Il Signore degli anelli”, per di più in inglese.
Arrivo sulla strada forestale in cima alla salita. Questo primo tratto mi è piaciuto davvero tanto.
Mi fermo a mangiare un po’ di frutta secca davanti al bivacco di Monte Fratta. Si sta benissimo.
Riprendo la forestale. E’ in leggera discesa. Lascio che i miei pensieri vadano per conto loro e scendo “leggera”.
La stradina si immette su una strada più grande. Noooo! “Attenzione a non perderlo”. Mi viene in mente immediatamente. L’avevo letto sulla guida mentre ero al bivacco. C’era un sentiero da prendere sulla destra e c’era scritto: “Attenzione a non perderlo”. L’ho perso.
Utilizzo per la prima volta le tracce gps per vedere quanto sono andata oltre. Beh, abbastanza.
Probabilmente potrei arrivare anche seguendo la strada, ma è ancora presto e decido di ritornare su. Così imparo!
Torno indietro camminando velocemente, chissà poi perché.
Ecco il sentiero, con abbondanti segni bianco-rossi del cai, più freccia verde. Vabbè, chissà dov’era andata la mia testa.
Il sentiero scende nel bosco fino a una casa con un bel prato con alberi. Malgrado l’errore è ancora presto e mi allungo un po’ sul prato.
Ancora un po’ di sentiero. Un po’ di indicazioni di “Gigino”. Vedo che oltre a ristorante è anche pensione, ho la sensazione che i 2 ragazzi andranno a dormire lì. Le indicazioni, i foglietti attaccati agli alberi, le scritte iniziano ad essere tante, un po’ mi disturbano. Decido che andrò a mangiare all’altra trattoria. Non con tutti la pubblicità funziona nello stesso modo.
Pochissimo asfalto e sono a Corniolo.
Trovo facilmente il rifugio. E’ una bella casa in pietra. Telefono per sapere come entrare. Mi ci sto un po’ abituando a tutte queste telefonate, ma mica poi tanto.
Il recupero delle chiavi mi diverte. C’è una scatoletta, mi danno il codice per aprirla e dentro c’è la chiave.
Poi, sempre al telefono, vengo “guidata” all’interno e mi viene spiegato dove sono le varie cose.
Con il rifugio è amore a prima vista. Sotto c’è una cucina, attrezzatissima e fornita, e i bagni, nuovi e pulitissimi. Scala a chiocciola in legno e sopra una stanza con letti a castello. Il tutto in una vecchia stalla per i muli ristrutturata.
Non trovo un filo per stendere e appendo tutto a un alberello di fianco alla casa.
E’ su una stradina sterrata, appena fuori dal paese. Mi siedo sullo scalino della soglia a scrivere.
Sento delle voci, mi giro e vedo un corteo di persone e una croce che avanzano dicendo il Rosario.
Una processione. Velocissima ritiro le mie scarpe lasciate a prendere aria, mi alzo in piedi e rimango sulla soglia. Mi sembra brutto chiudere la porta.
Quasi tutti, passandomi davanti, mi fanno un cenno di saluto (e danno anche un’occhiatina all’interno), rispondo con un sorriso e un cenno a tutti.
Passa anche il prete. E dietro il carro funebre. Non è una processione, ma un funerale.
Rimango in piedi sulla soglia, mi sembra la cosa migliore. Ma sorrido un po’ di meno a chi mi saluta.
Mi viene in mente l’alberello che ho addobbato, ma ormai è lì.
Credo ci sia tutto il paese.
Quando esco a fare un giro tutti sanno chi sono. Mi salutano, mi chiedono da dove vengo, da dove sono partita, fin dove voglio arrivare.
Dopo cena mi fermo un po’ con un gruppo di signore. Mi raccontano del paese, del rifugio, della zona, mi dicono di fare attenzione ai cinghiali, alle serpi. Mi consigliano di prendere la corriera domani mattina, così arrivo a Camaldoli senza fatica. Tanto nessuno se ne accorge.
Ritorno al rifugio. I 2 ragazzi hanno fatto male e non dormire qui, è proprio accogliente. Poi, in fin dei conti, non sono così “molesta” di notte. Almeno nessuno si è mai lamentato troppo, o forse è solo per gentilezza che nessuno l’ha fatto? Mah.
In ogni caso: grande tappa oggi e bella accoglienza a Corniolo.
 
A me piace tanto, tantissimo scrivere, ma leggere mi piace ancora di più. E non sai quanto mi piace leggerti Lia, mi dà un senso di calma, come se ti seguissi con passettini lenti, senza fatica.
Grazie.
Patrizia
 
davvero sai lia...il tuo racconto è lieve come te...mi piace molto la tua soavità ...la tua timidezza ...mi piace molto leggerti...continua per favore..non vedo l'ora ...denise
 
concordo con i commenti precedenti.
Percorso e scritto in punta di piedi. Ancora...ancora...
Ermanno
 
03/07 Corniolo - Camaldoli
Ieri ho comprato un pezzettone di torta. Mi preparo il te, mangio torta e un po’ di frutta.
Saluto il rifugio e parto.
Ci sono un po’ di nuvole, ma se ne vanno presto.
Un po’ di asfalto in discesa e poi inizio a salire su stradine.
Entro nel Parco delle Foreste Casentinesi.
Qualche frazione e poi sentiero su per i boschi.
I cinghiali si sentono, ma non riesco a vederli.
Ogni tanto si incontra qualche casa. Alcune ancora abbastanza in buono stato, altre solo più ruderi. Quello che mi stupisce è che sono case grandi. Più grandi di quelle che si incontrano qui nei boschi o in montagna.
Mi viene da pensare come potesse essere la vita in questi boschi .
Alzo gli occhi e mi trovo davanti una coppia che scende. Sono le prime persone che incontro su un sentiero da quando sono partita da Dovadola.
Campigna. E’ quasi turistica, ci sono i “villeggianti”.
Breve sosta sui gradini della chiesa.
Il sentiero continua a salire per il bosco, incrociando un paio di volte la strada.
Sono al Passo della Calla, confine tra Romagna e Toscana. Solo una strada, mi aspettavo qualcosa di più.
Prendo il sentiero GEA 00 e il qualcosa di più arriva, eccome se arriva.
E’ un lungo tratto sulla cresta. Sentiero ampio. Non si vede molto il panorama perché ci sono grossi alberi. Pietre ricoperte di muschio. Radici dalle strane forme.
Mi piacciono questi boschi, più di quanto pensassi. Bello camminarci dentro. Non saprei spiegare perché, ma mi danno calma, sicurezza.
Un primo punto dove si vede il panorama. C’è anche un maggiociondolo fiorito. L’ho riconosciuto!
Poi Poggio Scali. Salgo in cima.
E’ sereno, anche se non limpidissimo. Si vedono valli su valli da tutti i lati. Mi siedo su una pietra e ci sto un bel po’. A guardare.
Come sempre, quando arrivo in un punto in alto non vorrei più scendere.
Ancora un tratto in cresta e poi inizia la discesa verso l’Eremo di Camaldoli. Ancora nel bosco.
C’è un albero caduto sul sentiero, bisogna passare di lato. Mi scivola leggermente un piede, lo blocco con l’altra gamba e sento una fitta al ginocchio. Continuo a camminare aspettando che passi. La fitta passa, ma se piego un po’ di più il ginocchio mi fa un male strano, che non conosco. No, deve passare, voglio continuare.
Vado giù con una strana andatura a ginocchio quasi rigido. Se non lo piego troppo non so se il male è passato o no e per ora preferisco non saperlo.
Arrivo un po’ a fatica in vista dell’Eremo e faccio una prova piegatura, il dolore è ancora lì, ma mi sembra un po’ meno forte di prima.
Sono in piano, è più facile camminare col ginocchio quasi rigido e continuo così.
Arrivo all’Eremo, sta iniziando una visita all’interno. Mi accodo.
Non so se è perché sono un po’ preoccupata per il ginocchio e per cosa, ma la visita non mi dice molto.
C’è una ragazza che ci racconta qualcosa. Ci fa vedere una chiesa che mi sembra troppo sontuosa e troppo ricca per il posto in cui è. Poi una cella ricostruita. Nella zona dove ci sono i monaci, giustamente, non si può entrare.
Prima di iniziare la discesa verso il monastero faccio un’altra prova. Il ginocchio è un po’ indolenzito ma non sento più il dolore.
Vado giù camminando lentamente, ma normalmente, senza grossi problemi.
Sono molto più sollevata, mi è andata bene anche questa volta.
Dal Monastero bisogna di nuovo salire un po’ per arrivare al rifugio.
Stanno arrivando un po’ di nuvole.
Eccolo. E’ una grande casa della forestale, in un bel posto.
Gran parte della struttura è utilizzata come colonia (forse adesso non si chiamano più colonie, ma il senso è quello) e ci sono dei ragazzini. In un piccolo settore c’è invece il rifugio.
C’è di nuovo la scatoletta con dentro la chiave. Telefono per avere la combinazione e mi risponde Giordano, mi dice che arriveranno anche i 2 ragazzi.
Controllo, ci sono 2 camere.
Ieri sera l’hospitalera mi aveva detto che avrebbe lasciato tutto pronto per la cena, solo da cuocere la pasta e scaldare.
Ha anche lasciato un messaggio con istruzioni dettagliatissime.
Mi diverto un mondo a seguirle per trovare il sugo, le scaloppine coi funghi, le verdure grigliate, il pane, la pasta, la frutta, i fiammiferi…
L’idea che qualcuno abbia cucinato “per me” e mi abbia lasciato le cose mi piace.
Aspetto gli altri prima di mettere su la pasta. Posso farlo mentre si fanno la doccia. Intanto cerco una pentola che vada bene per 3, penso a quanta pasta mettere.
Spero solo che arrivino, inizio ad avere fame.
Finalmente li sento arrivare.
Mi chiedono dov’è l’hospitalera, gli faccio vedere le istruzioni e gli racconto della cena.
Il ragazzo legge, poi va fuori, la ragazza lo segue.
Dopo un attimo rientrano e mi dicono che gli accordi non erano quelli, per cui vanno a cercarsi un’altra sistemazione in paese.
Rimango un po’… stupita, ma non commento più di tanto.
Aggiungono che probabilmente domani non proseguiranno.
Sembrano molto scocciati.
Mi chiedono che intenzioni ho io: beh, penso proprio di rimanere qui e proseguire.
Mi pronosticano una notte insonne a causa dei ragazzini della colonia e pioggia domani. Se ne vanno.
Eh… mi siedo un attimo.
Sento bussare. E chi è adesso?
E’ un signore che ha un rifugio a Rimbocchi e vuole lasciare un volantino.
Lascia anche una torta. Dice che è per gli ospiti, quindi anche per me.
E’ con la sorella e chiacchieriamo un po’.
Peccato che per domani abbia già telefonato a Biforco altrimenti potevo fermarmi da lui.
Quando se ne vanno mi è tornato un po’ di buon umore e finalmente metto su questa pasta.
Mangio bene.
Mi spiace solo che sia stato cucinato per 3 e alla fine mangio solo io.
Mi suona il telefono: è Giordano. Vuole sapere come sta andando, se ho trovato tutto, se ho mangiato. Gli dico che i 2 ragazzi se ne sono andati, ho la sensazione che lo sappia già. Parliamo un po’ del cammino, confermo che fino qui mi è piaciuto molto. Ed è la verità.
Mi ci voleva questa telefonata.
Esco fuori, fa freddo, non fresco, proprio freddo. Dentro si sta bene.
Trovo addirittura una Settimana Enigmistica, è anche nuova. Un po’ di rebus, cornici concentriche e incroci obbligati aiutano ulteriormente.
Non lo so, forse quei 2 ragazzi avevano un motivo più serio del mio per fare il cammino (ma il mio, alla fine qual è?) ma si aspettavano qualcosa di diverso, forse a me va sempre bene tutto, forse sono io che sono un po’ strana, forse… non lo so.
 
La cosa che mi colpisce di piu' in questa tappa del tuo cammino, e non piacevolmente, è la reazione dei due ragazzi.
Non so cosa si aspettassero e non so, e neanche tu, quali erano gli accordi che avevano, pero'....usate l'acqua calda del rifugio per farvi la doccia, qualcuno vi ha preparato la cena, qualcun' altra vi sta cuocendo la pasta..ci sono tutte le premesse per una bella serata pellegrina e avete persino una camera per voi.
Pero' ve ne andate senza tanti complimenti.
E pure scocciati.
Ma una vacanziella in alpitour all inclusive non era meglio?
Lì almeno lo spirito pellegrino non è richiesto, tantomeno lo spirito di adattamento.
Anzi, vi mettono pure le collane di fiori al collo quando arrivate e forse vi capita il bungalow col tetto di paglia tutto per voi.
Boh...
Cara lia, mi sa che hai passato una serata migliore cenando da sola, e hai ragione...che bello trovare una cena preparata per noi!



free
 
04/07 Camaldoli - Biforco
I ragazzini della colonia li ho sentiti mentre salivano per andare a dormire, il tutto è durato non più di 10 minuti. Poi silenzio assoluto.
Stanotte ha fatto un piccolo temporale ma adesso è tutto sereno con cielo azzurrissimo.
Mi preparo una abbondante e tranquilla colazione. Me la prendo con calma, tanto non ho nessuno che mi corre dietro.
Provo il ginocchio e non sento niente.
E allora via, si parte!
Scendo di nuovo verso il Monastero.
La guida parla di un ponte, bagni e un sentiero che parte di lì.
Il ponte lo trovo, i bagni accanto ci sono, ma del sentiero non c’è traccia.
Vado avanti e indietro un po’ di volte: niente, questo sentiero non lo vedo proprio.
Non c’è nessuno in giro a cui chiedere e allora interrogo per la seconda volta il gps.
Sembra che il sentiero parta dall’altro lato del paese. Eppure il ponte con i bagni è qui.
Attraverso comunque il paese. Mentre ci sono vado a vedere la chiesa e il chiostro.
All’uscita del paese cosa ci trovo? Un altro ponte con altri bagni. Avevo sbagliato bagni.
Inizio a salire nel bosco. Ogni tanto mi giro indietro perché ci sono degli scorci di Camaldoli tra gli alberi davvero belli.
Uccellini e raggi di sole obliqui tra i rami.
Altra salita che faccio con passo lento e costante.
Alzo gli occhi e vedo il rifugio Cotozzi. Non mi aspettavo di essere già qui.
Mi sorprende, è una casetta in una radura. Mi sembra… non lo so cosa mi sembra, ma ha qualcosa di familiare.
Entro dentro, c’è un camino, delle sedie intagliate nei tronchi, tavolo e panche (peccato che i muri siano coperti di scritte). Arrivassero i 7 nani non mi stupirei neanche tanto.
Di qui in avanti la guida è molto precisa a descrivere il percorso perché dice che il sentiero è in parte coperto dalle felci e erba. Forse è stato pulito recentemente perché non ho nessun problema a seguirlo e i segni bianco-rossi del cai e le frecce verdi sono presenti e visibili quando servono.
Un tratto più o meno in piano e poi discesa verso Badia Prataglia.
A metà discesa incrocio un folto gruppo di ragazzini che sale. Un accompagnatore mi chiede qualche informazione sul tratto che ho appena percorso e mi racconta che sono un gruppo parrocchiale che sta facendo 3 giorni di cammino su questi sentieri.
Sto quasi per arrivare a Badia Prataglia quando i miei piedi decidono che vogliono stare un po’ all’aria. Arriverei volentieri fino al paese, ma devo tenermeli buoni, faccio una pausa qui e li libero un po’. Tutto sommato non hanno molte esigenze e non si lamentano quasi mai, li posso anche accontentare.
Attraverso il paese. C’è una bella chiesa, lateralmente c’è anche una porticina aperta che porta in una piccola cripta.
Inizio a salire dal lato opposto del paese.
Sono di nuovo nel bosco, anche se un po’ meno imponente di quello di Camaldoli.
Stanno tagliando degli alberi da qualche parte e il rumore copre quelli del bosco.
Arrivata in cima mi fermo in una radura a mangiare qualcosa.
Scopro che mi sono persa una chiamata di Marina. C’è anche un sms, erano da queste parti a fare una passeggiata, non ci siamo incrociati. Peccato, avrei volentieri scambiato 2 parole e condiviso un po’ di passi.
Discesa a Frassineta.
C’è una piccola cappella e una chiesa. Semplici e belle entrambe, almeno da fuori.
Fino a Rimbocchi è su stradina. Prima sale un po’, poi scende. Ricominciano le ginestre.
Ci sono segnali di altri cammini che attraversano questa zona.
Non mi fermo a Rimbocchi, ormai sono quasi arrivata.
Per arrivare a Biforco è quasi tutto asfalto, anche perché mi perdo una scorciatoia e mi faccio i tornanti. Ma in una ventina di minuti sono su.
Adesso mi tocca cercare questo “circolino”. Ieri quando al telefono mi hanno detto che le chiavi le devo recuperare al “circolino”, non osando chiedere cosa fosse, ho chiesto dov’era: proprio di fianco alla chiesa.
Finalmente capisco: è un piccolo Circolo Arci, che fa anche da bar e negozio.
La signora Fiorella mi accompagna al rifugio che è proprio lì di fianco.
Torno al “circolino” per comprare l’occorrente per un piatto di pasta e qualche altra cosa per cena e mi fermo un po’ con le signore che stanno giocando a carte.
E’ un paesino proprio piccolo e mi dà l’impressione che la vita trascorra con molta calma, con questo “circolino” al centro di tutto.
Dopo cena me ne sto ancora un po’ sotto gli alberi della piazzetta, con le stesse signore del pomeriggio.
Poi a dormire.
 
Grazie di questo tuo racconto, che mi regala la sensazione di camminare al tuo fianco. Scusa volevo dire dietro , visto il tuo passo...
2 osservazioni: la notte viene da chiedersi sei non sei volata via , tanto silenziosa sei! e passo alla seconda.
Quei due sono insopportabili. O non hanno capito niente.
MT
 
Liam....non ho letto il tuo diario di cammino....magari me lo racconti live al raduno....ah si, avevo voglia di salutarti. Ciao
 
05/07 Biforco - Caprese Michelangelo
Mi preparo una bella colazione e vado.
Biforco è ancora addormentato.
Scendo di nuovo fino alle porte di Rimbocchi, questa volta uso la scorciatoia, e inizio a salire sull’altro versante della valle.
Un gruppetto di scout, che ha bivaccato lungo il ruscello, si sta preparando il caffè su un fornellino.
La salita in alcuni punti è bella ripida, per cui la prendo con calma, per fortuna ci sono gli alberi e poi è ancora fresco.
Ogni tanto si vede Biforco, sempre più in basso, dall’altro lato della valle.
Un tratto di sterrato e poi cambia il tipo di bosco. Sono di nuovo in mezzo ad alberi molto più grandi (faggi?), il sottobosco è pulito, solo muschio o poco più.
Mi ostino a fare qualche foto, lo so che le foto nel bosco mi vengono malissimo, ma è troppo bello per non provarci.
C’è un pezzo di sentiero fangoso a causa di un piccolo ruscello. Esco un poco dal sentiero per non infangarmi troppo e mi ritrovo vicino a una piccola pozza d’acqua bellissima. Sto un po’ lì a guardarla con aria stupita.
Ritorno sul sentiero e, non so come, mi ritrovo di nuovo prima del tratto fangoso. Provo ad aggirarlo dall’altro lato e questa volta lo supero.
Attraverso il bosco.
Ne esco vicino a una alta parete di roccia. Guardo in alto e lassù la roccia termina con un muro e delle finestrelle. E’ La Verna. Ancora una volta sono qui a guardare per aria a bocca aperta.
Salgo su. Suonano le 11. Quando entro sotto l’arco sta iniziando la Messa. Il piazzale è deserto, solo la croce e il vuoto sotto. Che sensazione particolare.
Adesso scrivo un breve elenco asettico di cosa ho fatto a La Verna. Continuando con il giochino della confederazione delle anime, diciamo che è l’unico compromesso che tutte insieme sono riuscite a trovare per sbloccare il racconto.
- entro in chiesa e ci sto fino alla fine della Messa
- esco e accendo una candelina della cappella. Per poco non faccio un disastro perché non avendolo mai fatto non ho idea che per accendere ci sono dei “bastoncini” appositi
- scendo a vedere il Sasso Spicco
- rimango parecchio sul piazzale, appoggiata al muretto a guardare giù
- vado
Scendo giù piano piano.
Quando arrivo a Chiusi della Verna mi rendo conto che sono più delle 2.
Devo arrivare ancora a Caprese.
La guida dice che si può anche fare la strada, un po’ più corta e senza troppo dislivello.
Sarebbe una scelta saggia. Ma io saggia non sono e voglio vedere l’Eremo delle Caselle.
Chi se ne frega dell’ora, prendo il sentiero e inizio a salire.
E’ un versante senza alberi, fa abbastanza caldo ed è abbastanza ripido, ma con calma si fa.
In alcuni tratti il sentiero è un po’ invaso dall’erba e non facilissimo da seguire.
Sono in un punto dove ho un dubbio, ma vedo poco più avanti un segno verde su una pietra. Mi viene fuori un “Grazie Giordano!”. Questa frase mi si “attacca”, per tutta la tappa, ogni segno verde avrà il suo “Grazie Giordano!”.
Arrivo su un cucuzzolo con il boschetto che si vedeva da lontano. Non si entra, lo si aggira.
Sentiero tra erba e fiorellini, ben segnato, i “Grazie Giordano” si susseguono.
Ultimo tratto di salita su strada forestale.
Iniziano a vedersi i cartelli con indicazioni per Caprese e tempi. Ma… non capisco, mi sembra che i tempi siano molto variabili, un po’ diminuiscono poi aumentano di nuovo. Boh… forse faccio confusione io, non li guardo più.
Arrivo all’Eremo delle Caselle.
La Verna non la vedo perché ci sono gli alberi (l’ho però vista più volte salendo), ma il posto è bello lo stesso.
Mi siedo un po’ su degli scalini e realizzo che in questa strana giornata mi sono dimenticata di una cosa: non mangio niente dalla colazione di stamattina. Rimedio con quello che ho nello zaino.
Discesa su strada forestale.
Un bivio con diversi paletti con indicazioni. Per Caprese ce ne sono ben 3, messi da “enti” diversi, indicano tutti e 3 la stessa direzione, lo stesso numero di sentiero, ma i tempi sono 1:45 2:00 2:20. Lo trovo abbastanza buffo e fotografo i 3 cartelli. Forse anche prima non ero io che facevo confusione con i tempi, è che Caprese si sposta.
Iniziano alcune villette e la strada diventa asfaltata.
Sono un po’ stanca e patisco un po’ camminare su asfalto in mezzo alle case.
Vedo un vaso di petunie e non so da quale sgabuzzino del mio cervello mi esce un “Petunia, bidi bodi bu”.
Forse camminando i miei pochi neuroni si mescolano e vanno a finire in posti strani.
Questa frase risale alle infinite gare con i modellini di macchine che facevamo quando avevo 10/11 anni e non so se mi è mai tornata in mente da allora.
Comunque diventa il mio mantra, cammino al ritmo di Pe-tu-nia-bidi-bodi-bu”, ma non salto neanche un “Grazie Giordano” ad ogni segno verde e nel frattempo metto insieme tutta una serie di ricordi legati alle gare con le macchinine.
Tutto ciò mi porta a 2 considerazioni: la mente può lavorare a livelli differenti, io sono pazza.
Malgrado questo, o forse grazie a questo, arrivo a Caprese.
Ho in mano il telefonino per chiamare la signora Adria per farmi aprire il rifugio, quando una signora mi chiama: “Sei la pellegrina?” “Sì” (non so bene cosa sono, ma non penso sia importante adesso).
E’ la signora Adria, niente telefonata!
Mi spiega dove andare, fuori dal paese, dall’altro lato. Mi raggiungerà in macchina per aprirmi.
E’ un ostello nuovo e abbastanza grande, ma anche qui ci sono solo io.
Pizza e passeggiatina serale fino al castello e casa natale di Michelangelo.
Mentre torno al rifugio cerco di mettere un po’ di ordine alle varie sensazioni di questa giornata.
 
06/07 Caprese Michelangelo - San Sepolcro
Bel risveglio con vista su cielo azzurro dalla finestra.
Colazione dove ho mangiato la pizza ieri. Devo aver attivato per sbaglio il meccanismo dell’invisibilità, sto lì in piedi un bel po’ prima che accorgano di me. Ma non è così grave.
Si inizia a scendere su asfalto.
Poi leggera salita su stradine.
Una frazione con un grosso cespuglio di ortensie. Guardale qua! Le saluto.
Non sono blu, sono più tendenti al rosa. Meno ferro in questo terreno. Sarà poi vero che il colore delle ortensie cambia a seconda della quantità di ferro del terreno?
Nel punto più alto c’è una torretta per avvistamento incendi.
C’è un cancelletto, ma è aperto, non c’è scritto da nessuna parte che non si può salire. Una piccola sosta lì sopra ci sta proprio bene.
Inizia la discesa, tranquilla anche lei.
Un po’ di campi coltivati, casali ristrutturati, cipressi. Sotto si vede il lago del Tevere.
Arrivo al ponte e passo di là. Asfalto.
Non scendo in riva al lago perché penso di poterlo fare più avanti. Ma la strada inizia a salire e non c’è più possibilità. Peccato.
Sulla strada fa abbastanza caldo, ma tranne una piazzola non particolarmente invitante non vedo posti interessanti per fermarmi e allora continuo.
Secondo la guida bisognerebbe scendere su un sentiero verso Palazzone, ma arrivata al bivio le frecce sono cancellate, un cartello con attenti al cane e un altro con scritto NO PELLEGRINI. Ok, ok, proseguo per la strada.
La deviazione nuova è un po’ più avanti, su un sentiero un po’ sconnesso lungo una recinzione.
Arrivata giù, forse a causa della nuova deviazione o forse perché non faccio attenzione, mi perdo qualche segno e invece di prendere la lunga, dritta, polverosa stradina che passa tra i campi, finisco in riva al Tevere.
Consiglio a tutti di sbagliare. Forse il percorso che faccio è leggermente più lungo, perché invece di essere diritto segue le anse del fiume, ma lo trovo molto piacevole.
Mi fermo un paio di volte a mettere i piedi a mollo nell’acqua fresca. Metto anche la borraccia a mollo, grande idea!
Ecco il Tevere poco più che ruscello.
Nella seconda sosta, complice il rumore dell’acqua e l’ombra dei salici mi addormento anche un po’.
L’ultimo tratto devo comunque farlo su questa strada bianca. Non si può dire che ci sia traffico, ma le poche macchine e moto che passano non rallentano per niente e alzano nuvole di polvere bianca.
La stradina finisce sulla statale, per fortuna è un tratto breve, perché non sono più abituata al rumore, alla puzza, alla velocità.
Entro in San Sepolcro. Trovo subito la Foresteria Santa Maria dei Servi.
Suono ma non risponde nessuno. Vedo che è aperto e provo ad entrare. Molto bello, ma non c’è nessuno. Dietro una porta si sente parlare e suonare. Sto un po’ lì e poi provo ad entrare. Stanno facendo un corso e parlano inglese. Una signora mi accompagna fuori per spiegarmi che loro non sanno niente dell’ostello e sono lì solo per il corso, non sa proprio come aiutarmi, ringrazio e mi scuso.
Decido di farmi un giro e tornare più tardi.
Ci sarebbe una soluzione banale: provare a telefonare, ma la scarto subito.
Sulla piazza vedo 2 ragazze con zaino e scarponcini, le seguo.
Vanno anche loro all’ostello. Racconto il mio tentativo e riproviamo insieme.
Suoniamo, entriamo, evitiamo di andare dove c’è la musica, ma cerchiamo di parlare ad alta voce sperando ci senta qualcuno. Saliamo anche su per le scale fino alle camere, il posto è bellissimo, ma non c’è anima viva.
Torniamo giù, ci sediamo e aspettiamo.
Sono tedesche, sono partite da Firenze e vorrebbero arrivare a Roma, ma una delle 2 si è fatta male ad un ginocchio, quindi non sono sicure di riuscire a farla tutta a piedi.
Hanno una guida in tedesco di questo percorso da Firenze a Roma. Non lo conoscevo, mi dicono che in Germania è abbastanza conosciuto.
Dopo un bel po’ finalmente scende una signora. La prima cosa che ci dice è “Perché non avete suonato?”, beh l’abbiamo fatto, ma non dovevamo suonare alla Foresteria, ma a lei, che abita al piano di sopra. Saperlo…
Comunque è molto gentile e il posto è bellissimo.
Ci dice che ci sono altre 4 persone e hanno già concordato la colazione alle 7:30. Avrei preferito un po’ prima, ma va bene così.
Sono con le 2 ragazze in una grande stanza da 3 che dà su un giardino. Ci sono saloni, corridoi, ci guardiamo un po’ stupite.
Faccio un giro per San Sepolcro, mangio e poi chiacchiero un po’ nel giardino con le 2 ragazze tedesche.
Arrivano anche le altre persone, sono 2 mamme con 2 figlie adolescenti che stanno seguendo il percorso “Di qui passò Francesco”.
Una delle mamme ha un problema alla caviglia, per cui stanno cercando di organizzarsi per fare qualche tratto in bus o taxi.
Non ho problemi a stare da sola, ma ogni tanto incontrare qualcuno la sera è davvero piacevole!
 
Ciao, Lia. Mi sembra di vederti in cammino...ed immagino di essere con te, anzi di arrancare dietro di te ':-) :bacibaci:
 
07/07 San Sepolcro - Città di Castello
Piacevole colazione tutte insieme nel salone dove ieri c’era il corso di musica.
Paghiamo (sono davvero 15 Euro, dopo aver visto il posto, mi era venuto qualche dubbio), timbro, saluti e si parte.
Seguiamo 3 diversi percorsi, forse ci rivedremo tra qualche giorno.
Tra una cosa e l’altra sono più delle 8:30.
La chiesa è aperta, entro a vederla. Ieri non ero riuscita, prima c’era un matrimonio, poi era chiusa.
Per prendere la strada per Montecasale seguo le istruzioni che mi ha dato la signora dell’ostello. Ma forse non le ho capite proprio bene, perché mi ritrovo su un piccolo cucuzzolo con una cappella e devo scendere dall’altro lato per arrivare sulla strada.
Però la cappella non è male e c’è anche un simpatico cane che viene a salutarmi.
Per salire vorrei fare il sentiero ma non lo trovo, seguo le frecce e vado su lungo la strada. Passano poche macchine, si può fare.
Arrivo a Montecasale. Non avevo assolutamente capito che fosse un eremo, pensavo fosse il nome di un paese.
Entro dentro. La piccola chiesa è deserta e molto suggestiva, pietra e legno.
Mi fermo un poco, faccio un giro nel chiostro e nel cortile. Un mucchio di fiori di vari colori e un orto molto curato con due cagnoni che dormono beatamente.
Una coppia di tedeschi che sta parlando con un frate, mi avvicino e mi chiede se voglio fare anch’io un giro dell’Eremo. Vado con loro.
Ci fa vedere la cappella, il coro, le celle e ci racconta dell’Eremo.
Mi dà l’impressione che voglia in qualche modo trasmetterci lo spirito del luogo e che parli di tutto con molto affetto. Mi piace.
Questo Montecasale è stato davvero una bella sorpresa.
Inizio a salire sul sentiero, lentamente. Fotografo fiori, farfalle, insetti, mi guardo intorno, mi fermo.
Sto chiedendo a una farfalla di posarsi un attimo su un fiore perché vorrei fotografarla quando alzo gli occhi e vedo 3 persone davanti a me che stanno scendendo dal sentiero. Ormai sono così abituata a non incontrare nessuno che parlo tranquillamente a voce alta. Forse dovei spiegare che stavo parlando con una farfalla, ma ho la sensazione che peggiorerei la situazione. Mi limito a salutare.
Arrivata in cima non ho nessuna voglia di scendere. Salgo ancora un pezzettino, fin dove si può.
La discesa è tra mucchi di ginestre e qualche rudere. Faccio ragionamenti strani, mi racconto storie che mi invento sul momento. Oggi è così… e la cosa più strana è che mi piace anche.
Mi superano 2 persone a cavallo e arrivo a 5, che folla oggi, si vede che è domenica.
Sono a Celalba e torno un po’ alla realtà.
Accendo il telefono per vedere che ore sono e scopro che mi sono persa un’altra chiamata di Marina.
Riparto e la richiamo.
Mi chiede dove sono, come sta andando, le racconto un po’, mi dice che adesso avrò pianura tra campi di tabacco fino a Città di Castello. Non è proprio una grande notizia, sta iniziando a fare caldo. Però mi dice anche che nel prossimo paese c’è un bar e questo mi piace di più.
Non c’è molta ombra, penso al gelato che mi mangerò e vado avanti.
Vedo una chiesa, il bar deve essere lì, vado in quella direzione. Niente che possa somigliare a un bar. C’è un signore che prende il fresco su una panca, chiedo, mi risponde stupito: “Ma no, per il bar devi andare in centro”.
Non mi è proprio chiaro quale sia il centro, ma arrivo dove ci sono più case e finalmente lo vedo.
Una persona mi chiede se sto cercando un bar, rispondo “Sì, è lì!” senza neanche guardarla.
Sento dire: “Non mi hai riconosciuto?” “Adesso sì”. E’ Fabrizio!
Andiamo a recuperare Marina che è appostata al secondo bar.
La sorpresa è riuscita alla perfezione!
Il gelato lo prendo con loro. Racconto un po’ del tratto fino qui, mi dicono qualcosa del successivo.
Alla prima offerta di un passaggio fino a Città di Castello dico no, devo arrivare a piedi. Ma ho ancora voglia di stare un po’ con loro e al secondo tentativo accetto senza rimorsi.
Così salgo sul mitico camper.
Vengono con me fino al rifugio.
E’ un’unica stanza a pian terreno divisa da un arco, con letti a castello e un piccolo bagno appena rifatto.
Ma la cosa più divertente è l’illuminazione. Sono state riciclate delle luci di Natale, che con l’arco ricordano la grotta di Betlemme. Ma tutto ha un’aria… direi “tenera”.
Stiamo ancora un po’ a chiacchierare, poi Marina e Fabrizio vanno.
Gran bella sorpresa. Grazie!
Faccio un giro per il paese. Bella la piazza con il doppio orologio (uno per le ore e uno per i minuti), quella della chiesa con la torre, ma soprattutto il campanile tondo. Peccato sia già chiuso, altrimenti stanca o non stanca ci sarei salita.
Mangio nel ristorante convenzionato (e consigliato), mi faccio ancora un giro, poi mi ritiro nella mia grotta personale.
 
Che bello Lia...sembra proprio... "di essere lì".
Hai "la penna felice", congratulations! :ok:

Fly
 
flyover ha scritto:
Che bello Lia...sembra proprio... "di essere lì".
Hai "la penna felice", congratulations! :ok:

Fly

Sottoscrivo e quoto al 100

Edo
 
08/07 Città di Castello - Pietralunga
Questo rifugio mi piace molto, ma ha un piccolo inconveniente: l’unico lavandino è molto piccolo e non c’è modo di infilare la mia borraccia sotto il rubinetto. Neanche in orizzontale, neanche in parte, niente. Cerco un bicchiere o un qualsiasi contenitore per travasare, non ne trovo. Provo a usare il suo tappo, sì, funziona, ma significa passarci tutta la mattina. Non resta che la doccia, la borraccia finalmente è piena d’acqua e io le faccio compagnia. Ma tanto fuori c’è il sole.
Ieri gli hospitaleros mi hanno lasciato una cartina con le indicazioni per riprendere il sentiero, devo attraversare il centro e faccio una piccola deviazione per passare sotto il campanile tondo e salutarlo (ma si può andare a salutare un campanile? Mah…).
Inizio a salire, si vede Città di Castello sotto, con il “mio” campanile che svetta.
Salgo su una stradina con un po’ di alberi, ginestre, fiori, farfalle e cicale a non finire. Fanno un rumore forte, costante e allegro.
Mucchi di legna perfettamente accatastati e legati che aspettano di essere portati giù, spero che il giorno non sia proprio oggi, preferisco le cicale al rumore dei trattori.
Arrivo a Candeggio (mi piacciono i nomi di questi paesi: Rimbocchi, Biforco, Candeggio, mi sanno di “casalingo”). Una chiesa, un paio di case e un rifugio che mi sembra chiuso.
Ma forse devono arrivare ad aprirlo, almeno lo spero, perché poco dopo incontro una delle coppie mamma/figlia che ho conosciuto a San Sepolcro e si fermano qui.
Non riconosco neanche loro (eh, mica solo Fabrizio, mi sa che devo cambiare occhiali. Potrebbe anche essere utile guardare le persone quando le saluto).
Ieri alla fine non sono riuscite al arrivare a Citerna e sono tornate a San Sepolcro, oggi hanno deciso di arrivare qui, un po’ a piedi un po’ in taxi.
Le saluto e continuo, sono su asfalto ma non passa nessuno. Il sole picchia parecchio, ma c’è un po’ d’aria, si va ancora abbastanza bene.
Pieve de’ Saddi, ho letto che c’è una fontana, vado a recuperare l’acqua.
Arriva una signora, è la mamma dei gestori dell’ostello, che sono in ferie. E’ gentilissima. Mi fa entrare in una cucina freschissima, dove mi offre della frutta. Mi racconta la storia della frazione, ormai disabitata. Mi porta a vedere la torre, la chiesa, la cripta. Fino a qualche anno fa erano solo ruderi, infatti nella chiesa è rimasto affrescato solo un piccolo pezzo sotto una colonna perché non c’era più il tetto e la pioggia ha lavato via tutto. Hanno aperto l’ostello da poco, ristrutturando la canonica, e sperano che inizi a fermarsi un po’ di gente. Il posto è davvero bello. Ormai ho già telefonato a Pietralunga, ma mi piacerebbe rimanere qui.
Continuo a scendere un po’ su asfalto e un po’ su sterrato.
Mi fermo a vedere un grosso coleottero che sta lentamente attraversando la strada e che tira su testa e antenne quando mi avvicino.
Gigli arancioni molto belli.
Arrivo al fondo di una piccola valle dove c’è una umidità e un calore notevole. Per fortuna risalendo dall’altro versante la situazione migliora.
Vedo Pietralunga di fronte a me, più o meno alla mia altezza. C’è ancora da scendere e risalire una volta, ma ormai ci sono.
Bella Pietralunga, mi piace.
Trovo la chiesa e la canonica, provo a suonare, ma sento delle voci prevenire dalla chiesa, sta iniziando la Messa, Don Salvatore sarà lì. Entro anch’io.
Quando è finita esco per tornare davanti alla canonica, ma una signora mi vede e mi porta in sacrestia: “Vieni vieni, che così fai prima”.
Ci sono anche Heike e Luka, mamma e figlia tedesche, Don Salvatore mi usa un po’ come interprete.
Per domani ci consiglia di fare la strada, più corta e senza salita. Però è tutto asfalto, non so, vedrò domani.
Anche Heike e Luka sono partite da Firenze e vanno a Roma. Hanno la stessa guida delle 2 ragazze che ho incontrato a San Sepolcro, avevano ragione a dire che questo percorso è famoso in Germania.
Vado a mangiare una pizza con loro.
L’anno scorso hanno fatto il Cammino del Nord. Luka, malgrado i suoi 13 anni, si porta uno zaino bello pesante, hanno anche la tenda.
Sono molto simpatiche e passo una piacevole serata. Le prendo un po’ in giro perché prendono la pizza con le patatine fritte: cosa molto tedesca!
 

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