03/07 Corniolo - Camaldoli
Ieri ho comprato un pezzettone di torta. Mi preparo il te, mangio torta e un po’ di frutta.
Saluto il rifugio e parto.
Ci sono un po’ di nuvole, ma se ne vanno presto.
Un po’ di asfalto in discesa e poi inizio a salire su stradine.
Entro nel Parco delle Foreste Casentinesi.
Qualche frazione e poi sentiero su per i boschi.
I cinghiali si sentono, ma non riesco a vederli.
Ogni tanto si incontra qualche casa. Alcune ancora abbastanza in buono stato, altre solo più ruderi. Quello che mi stupisce è che sono case grandi. Più grandi di quelle che si incontrano qui nei boschi o in montagna.
Mi viene da pensare come potesse essere la vita in questi boschi .
Alzo gli occhi e mi trovo davanti una coppia che scende. Sono le prime persone che incontro su un sentiero da quando sono partita da Dovadola.
Campigna. E’ quasi turistica, ci sono i “villeggianti”.
Breve sosta sui gradini della chiesa.
Il sentiero continua a salire per il bosco, incrociando un paio di volte la strada.
Sono al Passo della Calla, confine tra Romagna e Toscana. Solo una strada, mi aspettavo qualcosa di più.
Prendo il sentiero GEA 00 e il qualcosa di più arriva, eccome se arriva.
E’ un lungo tratto sulla cresta. Sentiero ampio. Non si vede molto il panorama perché ci sono grossi alberi. Pietre ricoperte di muschio. Radici dalle strane forme.
Mi piacciono questi boschi, più di quanto pensassi. Bello camminarci dentro. Non saprei spiegare perché, ma mi danno calma, sicurezza.
Un primo punto dove si vede il panorama. C’è anche un maggiociondolo fiorito. L’ho riconosciuto!
Poi Poggio Scali. Salgo in cima.
E’ sereno, anche se non limpidissimo. Si vedono valli su valli da tutti i lati. Mi siedo su una pietra e ci sto un bel po’. A guardare.
Come sempre, quando arrivo in un punto in alto non vorrei più scendere.
Ancora un tratto in cresta e poi inizia la discesa verso l’Eremo di Camaldoli. Ancora nel bosco.
C’è un albero caduto sul sentiero, bisogna passare di lato. Mi scivola leggermente un piede, lo blocco con l’altra gamba e sento una fitta al ginocchio. Continuo a camminare aspettando che passi. La fitta passa, ma se piego un po’ di più il ginocchio mi fa un male strano, che non conosco. No, deve passare, voglio continuare.
Vado giù con una strana andatura a ginocchio quasi rigido. Se non lo piego troppo non so se il male è passato o no e per ora preferisco non saperlo.
Arrivo un po’ a fatica in vista dell’Eremo e faccio una prova piegatura, il dolore è ancora lì, ma mi sembra un po’ meno forte di prima.
Sono in piano, è più facile camminare col ginocchio quasi rigido e continuo così.
Arrivo all’Eremo, sta iniziando una visita all’interno. Mi accodo.
Non so se è perché sono un po’ preoccupata per il ginocchio e per cosa, ma la visita non mi dice molto.
C’è una ragazza che ci racconta qualcosa. Ci fa vedere una chiesa che mi sembra troppo sontuosa e troppo ricca per il posto in cui è. Poi una cella ricostruita. Nella zona dove ci sono i monaci, giustamente, non si può entrare.
Prima di iniziare la discesa verso il monastero faccio un’altra prova. Il ginocchio è un po’ indolenzito ma non sento più il dolore.
Vado giù camminando lentamente, ma normalmente, senza grossi problemi.
Sono molto più sollevata, mi è andata bene anche questa volta.
Dal Monastero bisogna di nuovo salire un po’ per arrivare al rifugio.
Stanno arrivando un po’ di nuvole.
Eccolo. E’ una grande casa della forestale, in un bel posto.
Gran parte della struttura è utilizzata come colonia (forse adesso non si chiamano più colonie, ma il senso è quello) e ci sono dei ragazzini. In un piccolo settore c’è invece il rifugio.
C’è di nuovo la scatoletta con dentro la chiave. Telefono per avere la combinazione e mi risponde Giordano, mi dice che arriveranno anche i 2 ragazzi.
Controllo, ci sono 2 camere.
Ieri sera l’hospitalera mi aveva detto che avrebbe lasciato tutto pronto per la cena, solo da cuocere la pasta e scaldare.
Ha anche lasciato un messaggio con istruzioni dettagliatissime.
Mi diverto un mondo a seguirle per trovare il sugo, le scaloppine coi funghi, le verdure grigliate, il pane, la pasta, la frutta, i fiammiferi…
L’idea che qualcuno abbia cucinato “per me” e mi abbia lasciato le cose mi piace.
Aspetto gli altri prima di mettere su la pasta. Posso farlo mentre si fanno la doccia. Intanto cerco una pentola che vada bene per 3, penso a quanta pasta mettere.
Spero solo che arrivino, inizio ad avere fame.
Finalmente li sento arrivare.
Mi chiedono dov’è l’hospitalera, gli faccio vedere le istruzioni e gli racconto della cena.
Il ragazzo legge, poi va fuori, la ragazza lo segue.
Dopo un attimo rientrano e mi dicono che gli accordi non erano quelli, per cui vanno a cercarsi un’altra sistemazione in paese.
Rimango un po’… stupita, ma non commento più di tanto.
Aggiungono che probabilmente domani non proseguiranno.
Sembrano molto scocciati.
Mi chiedono che intenzioni ho io: beh, penso proprio di rimanere qui e proseguire.
Mi pronosticano una notte insonne a causa dei ragazzini della colonia e pioggia domani. Se ne vanno.
Eh… mi siedo un attimo.
Sento bussare. E chi è adesso?
E’ un signore che ha un rifugio a Rimbocchi e vuole lasciare un volantino.
Lascia anche una torta. Dice che è per gli ospiti, quindi anche per me.
E’ con la sorella e chiacchieriamo un po’.
Peccato che per domani abbia già telefonato a Biforco altrimenti potevo fermarmi da lui.
Quando se ne vanno mi è tornato un po’ di buon umore e finalmente metto su questa pasta.
Mangio bene.
Mi spiace solo che sia stato cucinato per 3 e alla fine mangio solo io.
Mi suona il telefono: è Giordano. Vuole sapere come sta andando, se ho trovato tutto, se ho mangiato. Gli dico che i 2 ragazzi se ne sono andati, ho la sensazione che lo sappia già. Parliamo un po’ del cammino, confermo che fino qui mi è piaciuto molto. Ed è la verità.
Mi ci voleva questa telefonata.
Esco fuori, fa freddo, non fresco, proprio freddo. Dentro si sta bene.
Trovo addirittura una Settimana Enigmistica, è anche nuova. Un po’ di rebus, cornici concentriche e incroci obbligati aiutano ulteriormente.
Non lo so, forse quei 2 ragazzi avevano un motivo più serio del mio per fare il cammino (ma il mio, alla fine qual è?) ma si aspettavano qualcosa di diverso, forse a me va sempre bene tutto, forse sono io che sono un po’ strana, forse… non lo so.