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E' tempo di andare...

25 aprile 2011
Alcuescar – Caceres

Oggi è pasquetta, quasi che potremmo fare una gita fuoriporta. Magari a Caceres, in fondo sono solo 42 km.
La giornata mi riserva un preludio, un intermezzo pensieroso e un finale trionfante.
Preludio: Erano circa le 8 quando la vedo comparirmi al fianco. Silenziosa, come sempre. “Ma dove eri finita? Credevo di averti perduta 6 giorni fa a Monesterio! Mi hai fatto stare in pensiero” Non sono riuscito a tenerle il broncio e a trattenermi da manifestare la mia gioia. Sono fatto così dimentico in fretta. L'abbraccio non finiva mai. Caldo,piacevole. una festa. Avevo bisogno di sentire che l'avevo ritrovata. Finalmente la mia ombra era tornata a me. E' bello avere un ombra al proprio fianco, non ci si sente soli. Durante la giornata se non la vedevo davanti o di fianco mi giravo rapido per assicurarmi che fosse appena dietro me. Intanto nel cielo il sole giocava nuovamente con le nuvole arrivate da chi sa dove. Bianche, ovattate, mongolfiere e dirigibili sospesi nell'aria.
Intermezzo pensieroso: Dal lavoro mi è arrivata la comunicazione che il 2 maggio affideranno l'appalto di una gara di cui ho fatto il progetto. Se abbiamo vinto dovrò tornare a casa. Siamo 17 ditte, come hanno potuto in così poco tempo valutare tutti i progetti? Io contavo che non ci fosse una risposta fino a fine maggio. Sono frastornato dalla notizia. Un pugile colpito di sorpresa. Non voglio interrompere il cammino. Certo che è bello vincere. Ho lavorato per quello, passato notti intere a scrivere. In me emozioni contrastanti. “Speriamo di perdere”, “ma sei matto? Sei pagato per questo. Progettare, organizzare e gestire servizi”. Faccio fatica a spostare il pensiero. A non proiettare esiti negativi. Lo so che tanto non posso farci niente se non godermi questi giorni e poi sarà quello che dovrà essere. In fondo son potuto partire e staccare 50 giorni proprio a condizione che, se fosse stato necessario, sarei rientrato. Ma, in cuor mio, non pensavo potesse realmente accadere.
Anche questo forse è il cammino. Pianifichi, ma non sei tu che decidi è il cammino che decide quanto trattenerti con sé. Ieri sera ho aiutato Martino e Renza ad acquistare online il biglietto aereo di ritorno. Martino nei giorni scorsi è scivolato sul terreno fangoso e si è procurato uno strappo muscolare. Cammino finito. Era triste, pur essendo in pensione, potendo quindi ripartire tra un mese o due era molto triste. Lo capisco. Oggi lo capisco bene.
Voglio che le mie energie stiano nel “qui e ora”, giorno per giorno e se arriverò solo fino a Salamanca sarà stata per me un'esperienza bellissima ed indimenticabile.
finale trionfante: Caceres è un paese che riserva la sua bellezza all'interno, come un ostrica. Sono contento di aver percorso questi 42 km terminando qui la tappa di oggi. All'interno della cinta muraria palazzi medioevali, stradine, piazzette, scorci su vicoli. Percorri acciottolati carichi di storia. Una piccola Carcassonne. Ed infine a sera, mentre mi godevo un bicchiere di vino da meditazione, in Plaza Major, ecco lo spettacolo di decine di rondoni stridenti volteggiare nell'aria a salutare il giorno che andava. Peccato dover andare a dormire, ma è tardi la festa è finita e domani si lavora.
Pardon... si cammina.
 
non sono emozioni da leggere e basta;
non sono solo pagine di quotidiano cammino;
sono emozioni da bere,
sorseggiare lentamente,
farsi scivolare addosso ogni goccia
di sentimento.
Ogni cellula assorbe come una spugna,
i piedi vibrano,
le mani stringono un bordone inventato,
leggendo si raddrizzano le spalle
per sistemare uno zaino che davvero senti addosso.
E sorridi in risposta ai sorrisi che incontri.
E ti senti parte di quel cammino
che un altro sta facendo anche per te.
Sto camminando sulla Plata,
Angelo.....ci sono anche io nel tuo cammino.
 
Angelo sei su questo cammino proprio per far vivere anche a noi questi brividi..queste emozioni...qualcuno lassù ti ha incaricato proprio di questo....grazie a tutti e due :abbraccio: ...denise
 
Ho appena finito di leggere i tuoi aggiornamenti...come sempre mi sembra di essere lì, di camminarti a fianco...grazie Angelo...buon cammino...
Claudia
 
GRAZIE ANGELO,
anche oggi il tuo cammino sia soave, piacevole ed entusiasmante proprio come i tuoi racconti.

Donato
 
fino a qui mi hai fatto rivivere passo dopo passo la magica via de la plata
...quasi fossi con te...
 
26 aprile 2011
Caceres – Canaveral

Oggi avevo previsto di andare fino all'Embalse di Alcantara (circa 33 km), il cammino ha deciso diversamente. Lentamente in un continuo saliscendi si arriva su un altopiano dal quale puoi volare intorno a te con lo sguardo fino alla fine dell'orizzonte senza vedere segni dell'uomo. Pascoli e prativi, si susseguono su dolci colline. L'erba ondulata dal vento come onde del mare si rincorre fino a infrangersi ai tuoi piedi. Le rondini stanno sospese nell'aria, le ali immobili, lasciandosi trasportare. Si rinfrescano in una pozza d'acqua. E' piacevole camminare su questo sentiero, ecco in lontananza comparire lembi di lago. Sfrangiato quasi fosse stato stirato, ogni valletta ne voleva un pezzettino. Oggi sto bene. All'albergue di Caceres ho incontrato Mauro di Treviso. Divisa la cena e la stanza, ritrovata una spontanea simpatia abbiamo deciso di partire insieme. E' stata la mia salvezza. Non è facile trovare un buon compagno di strada, con il quale sentirsi libero di essere e fare quello che si sente. Con lui è possibile. Mi racconta di sé alternando l'italiano al veneto e già solo il suono mi mette di buon umore. Procediamo con piacere alla volta del lago di Proserpina. Ogni curva o dosso regala squarci nuovi di questo invaso enorme. Lungo le sue sponde neanche una casa, un imbarcadero, un chiosco per bibite. Ne sono piacevolmente stupito. Da noi l'avremmo già rovinato costruendo di tutto intorno lungo le sue rive. Ville e villette, condomini di seconde case, alberghi e porticcioli per barche e windsurf. Intorno a noi invece solo natura e silenzio. La strada N 630 e la ferrovia ricordano che di qui la mano dell'uomo è passata con pudore. Su una sponda del lago dovrebbe trovarsi l'Hostal ad accoglierci con la sua frescura. Pregusto il piacere di fare un bagno rinfrescante. Fa molto caldo, il sole sembra voler recuperare l'assenza dei giorni scorsi. La mia ombra si nasconde tra le mie gambe. Qui avviene la tragedia. E' chiuso. Manca l'acqua. Sembra una presa in giro ci saranno milioni di metri cubi d'acqua e dai rubinetti niente. Non ospita nemmeno solo per dormire. Sono ormai quasi 8 ore che camminiamo. Sono sconfortato. L'idea di altri 12 km fino a Canaveral sotto il sole arrabbiato mi spaventano. Senza acqua, senza un albero, tutti da percorre lungo l'asfalto. Avere al fianco Mauro contengono un po' il disperdersi delle poche energie rimaste. Non so cosa avrei fatto fossi stato solo. Sento il bisogno di trovare conforto con chi mi sta seguendo con dolcezza dall'Italia passo dopo passo. Invio un sms “siamo passati chiuso. Adesso mi siedo e mi metto a piangere. Per favore se mi vuoi bene vienimi a prendere...” La sua dolce presenza si materializza con la comparsa di un ponte della ferrovia a tre arcate sotto le quali troviamo fresco, ombra e sollievo. Non parliamo molto Mauro ed io, l'umorismo e l'ironia è andata via via scemando lasciando posto al silenzio. Ma è di questo che ho bisogno. Di una presenza silenziosa, di riconcentrarmi, di ritrovare le energie per affrontare i 12 km che rimangono fino al prossimo paese. 3 ore di cammino lungo il nastro di catrame che si scioglie sotto il sole. Mangiamo e beviamo la poca acqua rimasta. Mezzora dopo eccoci di nuovo lentamente percorrere la nazionale che tra sali e scendi ci porterà al paese. Decidiamo di non fare il sentiero e percorrere la strada. Troppo stanchi, l'attenzione è al minimo, prendere una storta o inciampare su un sasso una possibilità da ridurre il più possibile. Sento il bisogno di distrarre la mia attenzione fissa sui paracarri che segnano le distanze e che mi sembrano infiniti. Lascio entrare la musica nelle mie orecchie, la bevo, mi ci lascio trasportare. Forse non sono un buon compagno in questo momento per Mauro, ma solo così riesco a procedere. Ci alterniamo davanti a tirare, a fare il passo, a mantenere l'andatura per non ritrovarci senza accorgercene a camminare fermi sul posto come inutili soldati nel Deserto dei Tartari. Il Paese appare in lontananza, sparisce dietro la curva, riappare alla stessa distanza. Sparisce dietro un dosso, rieccolo e ti sembra più lontano. Un paese in cammino. Bello, ma proprio oggi dovevamo incontrarlo? Per affrontare gli ultimi km ho bisogno di liberare in me energie nuove. Metto su l'Ipod un vecchio album dei Dire Straits. Le gambe vanno da sole, la stanchezza e la musica mi fanno giocare con i bastoncini. Eccomi che suono la chitarra elettrica cantando spensierato. Mario ride. Bella la sua risata. Solare, aperta, sincera. Arriviamo all'Albergue Municipale. Completo! L'Hostal Malaga, anche se descritto nella guida come fatiscente, andrà benissimo questa notte per accogliere le nostre membra. Prima di salire le ripide scale e raggiungere la stanza facciamo un bagno nella birra. Oggi ce la siamo proprio guadagnata. Apriamo la stanza. Accogliente e con il bagno rifatto a nuovo.
La vita è bella....

27 aprile 2011
Canaveral – Gallisteo

Albeggia mentre incominciamo a salire una ripida pista che porta al bosco di pini. Sulla sinistra l'Ermita di San Cristobal e una fontana. Una anziana pellegrina sistema le sue cose su un carrellino tipo quello usato da mia madre quando andava al mercato del quartiere. Con lei due piccoli cani. Ha un bel viso, abbronzato da molti giorni di cammino alle spalle, incorniciato da lunghi capelli grigi lasciati fluire sulla schiena. Mi chiedo come farà a risalire questo ripido pendio. Lei sembra serena, saluta sorridendo. Questo suo stato d'animo placa il mio istinto di andarla ad aiutare, di prendermi cura anche di chi non lo chiede, neanche silenziosamente. So che questo tipo di aiuto nasconde in sé una svalutazione dell'altro, delle sue capacità, della sua libertà di chiedere o meno. Sono un Salvatore di professione, i peggiori compagni di strada. Quasi in cima mi volto, eccola lì procedere lentamente sasso dopo sasso, il carrellino saltellante e i suoi cagnetti a giocarle intorno. Sorrido e la ringrazio in cuor mio di avermi regalato questa lezione di dignità e rispetto dell'altro.
Nel bosco di pini si sta bene, il sole vi filtra con delicatezza, l'aria è fresca della notte. Il sentiero pianeggiante porta a boschi di sugheri e querce. Siepi di grandi e profumati fiori bianchi costeggiano il sentiero. A terra petali ceduti alla pioggia dei giorni scorsi sui quali si posano i piedi come se rendessero onore al nostro cammino. Nell'aria un profumo intenso, buono, avvolgente e pieno. Chiudo gli occhi e sento in me penetrare il profumo divino, l'assorbo come una spugna, ne sono parte. Se Dio ha un profumo è questo, ne sono sicuro. Man mano il bosco cede la scena ai pascoli che attraversiamo aprendo e chiudendo alle nostre spalle i cancelli. Il piacevole vento sembra rimasto tra le chiome degli alberi. Rimane solo il sole che man mano sale sul cielo. Il paese a guardare la guida non è più così lontano 7,5 km. Mi ritrovo a camminare nei prati. Abbiamo perso il sentiero. Qualche buontempone deve aver girato la freccia su un cartello di lamiera portandoci qui. Gli ultimi km sotto il sole sono oltremodo faticosi. Ma eccoci infine all'Albergue municipale. Ancora qualche letto libero che di lì a poco verranno occupati da chi prenota per altri costringendo i pellegrini che via via arrivano ad andare all'Hostal. Anche questo è un modo di interpretare il cammino. Non è il mio. Il resto è solo riposo e sonno che mi porta via lontano.
La donna con i cani è arrivata anche lei qui. 29 km con il carrellino. Mauro là incontrata in piazza, serena, i cani stanchi. Dormirà accanto all'antico ponte romano. Non è facile trovare ospitalità se hai cani al seguito. Ora tutto è a posto. Siamo tutti giunti a casa. La giornata è veramente conclusa, il sole può declinare.
 
Grazie Angelo,

ma se tu riesci a scrivere così dopo ore di cammino,
quando sei riposato e fresco ... cosa riesci a scrivere?

Buon cammino pellegrino.



Edo
 
Angelo mi costringi a fare la battuta: Tu non scrivi da pellegrino. Non aggiungo altro, non vorrei che ti desse fastidio correggere i miei strafalcioni.
 
E' tempo di andare...

che dire felice che tu sia partito e che riesci a trasmettere a noi pellegrini rimasti a casa le tue emozioni
 
28 aprile 2011
Gallisteo – Oliva de Plasencia

E' sera quando tiro a secco le reti delle emozioni. Cosa è rimasto di questa giornata tra le maglie della mia anima? Cosa ho da raccontare a me stesso? E' ancora buio quando mi volto a salutare Gallisteo. Le lampare illuminano un paese che cola lungo la collina, quasi che nella notte, attraverso la porta del Re, sia scivolato fuori dalle mura medioevali che lo trattengono. Un prolasso di case bianche che sembra volermi seguire. Uscire dai paesi non è mai facile, cerchi una freccia, un indicazione che ti prenda per mano e ti guidi passo passo lungo il cammino e te la devi invece cavare da solo. Procedo per tentativi ed errori, apprendo come un bimbo ad orientarmi nello spazio che mi circonda. Trovo infine il sentiero che mi porta a pascoli familiari e familiari querce. Stagni in cui gracidano rane accompagnano i passi leggeri. Sono sereno, il mondo intorno a me è sereno. Lo si sente nell'aria fresca e leggera, nei colori allegri e morbidi. I miei passi una carezza a questa campagna che mi si concede senza riserve. Una cicogna si alza in volo dal prato, penseresti che, così grossa, non ce la possa fare . Lentamente sbatte le ampie ali a pochi metri dal suolo, le zampe carrelli d'atterraggio in attesa di essere ad altezza di sicurezza per poterle ritratte. Gesti perfetti,lenti, economia di energie ed eccola infine nell'aria perdere peso in cambio di bellezza. Rimani a guardarla meravigliato ed un po' invidioso. Come deve essere bello semplicemente stare sospesi e fiduciosi che la grazia ti possa rendere leggero come aria. Sul sentiero impresse molte orme di scarpone, segni della fatica e dell'amore per il cammino di pellegrini e pellegrine che nei giorni scorsi mi hanno preceduto. Han camminato qui sotto la pioggia, nel fango lasciando un segno di speranza, di fiducia nel domani, che da senso anche al mio procedere di oggi accarezzato dal sole. Così come giorni fa, anch'io nella stanchezza del mio procedere verso Almendralejo lasciavo tracce a chi mi stava seguendo e magari oggi ha un pensiero di ri-conoscimento per la mia fatica di quei giorni. All'Albergue mancano ancora 7 km di asfalto che, dopo aver percorso già 28 km, prosciugano le energie. Nella Finca ho perso una bottiglia di acqua appesa fuori dallo zaino. Ci contavo per percorrere gli ultimi km, un dono lasciato per chi assetato più di me, trovandola, avrà un pensiero di ringraziamento. Monica è un'hospitalera di gentilezza antica come il suo Albergue della metà '800. Ho prenotato ieri. Mi chiama per nome, è molti giorni che non lo sento pronunciare e mi si allaga il cuore. La abbraccio, per oggi questa è la mia casa, lei la mia famiglia. Quanto ricca anche oggi la mia rete. Sono un pescatore fortunato, ho trovato un mare ricco di emozioni...

29 aprile 2011
Oliva de Plasencia – Aldeanueva del Camino

Ieri sera l'abbraccio di commiato con Monica è stato pieno, protratto, definitivo.
Ha lasciato la colazione pronta per i pellegrini, un semplice di gesto d'amore; una mamma che abbottona il colletto della camicia al proprio figlio, gli sistema i capelli appena prima di uscire e gli mette la merenda nella cartella, una carezza da aprire a scuola, quando nell'intervallo, in fondo hai fame anche di coccole.
Sono le 5,30 quando chiudo dietro di me la porta. i pellegrini dormono ancora. Nella notte ha piovuto. La luce frontale guida i passi e mi inoltro lungo una strada sterrata che mi porterà all'Arco de Caparra. Non la solita recinzione a delimitare la finca ma una infinita staccionata bianca stile inglese. Nel buio percepisco la presenza delle mucche che mi guardano passare sorprese senza smettere di ruminare. Vorrei arrivare ad accogliere l'alba alle rovine romane. Percepirne la magia, intravederle nella nebbia che sale dalla terra umida. Eccola qui in tutta la sua maestosa bellezza la Calzada Romana anticipata nelle settimane scorse dai miliari abbandonati nei campi. L'Arco, simbolo di questo pezzo di cammino, conforto e guida del mio andare accoglie tra le sue pietre la mia gioia. La luce del sole filtra tra le nuvole e ne indora le pareti. Intorno il silenzio che sa di storia millenaria. 400 km per arrivare fino qui e sfiorare queste colonne. Vi rimango a lungo. Proseguire è una nuova immersione nella natura ante-storia. Ruscelli da attraversare, laghetti ricoperti di fiorellini bianchi nei quali si abbeverano i bovini, vitellini che corrono come puledri felici. La campagna un tintometro a cui non sai dare nomi delle infinite tonalità di colore. I sugheri centenari dalle forme umane paiono muoversi lentamente come il bosco di Frodo l'hobbit. Continuo a fotografare, inutile tentativo di fermare in immagini le emozioni che provo. Quando inizia a piovere Aldeanueva del Camino è ormai a pochi chilometri. Scrivo queste righe in un bar chiassoso mentre fuori piove a dirotto. Tu che leggi, prova a guardarmi oggi dopo 15 giorni di cammino, socchiudi gli occhi e metti a fuoco il mio viso, in questo istante, non vedi forse in me la bellezza?
 
Come non si può cogliere la bellezza....impossibile!!!!
Oramai quando apro il forum il mio primo pensiero va a te e quando ti leggo sento che la mia sete viene appagata....GRAZIE e un forte :abbraccio:
 
La vediamo tutti la tua bellezza caro pellegrino, che con le tue parole ci fai vivere in diretta il tuo Cammino!
Un abbraccio...
 
Grazie.
Pregherò perché il tuo destino si srotoli come speri e perché il cammino ti sia sempre amico.
Momo :Ciao:
 
che gioia leggerti!
come ritrovare un amico caro non visto da tempo
la Bellezza è in Te

un abbraccio!
buon cammino, sempre

Fede
 
Si Angelo,
e aggiungo che...

"La bellezza salverà il mondo".
F. Dostoevskij
 
30 aprile 2011
Aldeanueva del Camino – Calzada de Bejar

Apri la porta di legno scuro, e ti accoglie subito lo schioppettare del camino. Il tepore di un tetto in legno appoggiato a pareti bianche. Solo entrando ti accorgi della differenza tra la tua umidità e il suo calore. Termina presto oggi il cammino. 22 km in un paesaggio che rapidamente cambia e ti sorprende portandoti i pensieri a casa. Non so dire quale inquietudine ha suscitato in me l'albergue di ieri. Ero a disagio, la giornata di pioggia quasi continua, forse la malinconia che non si è fatta ingannare neanche dal mio passare il pomeriggio al bar a scrivere e leggere. Stanotte ho dormito poco e male. E male e poco, ho fatto dormire Mauro che mi sentiva girare nel letto.
Stamattina partire sotto la pioggia è stata comunque una liberazione e via via che lasciavo dietro di me queste emozioni altre le sostituivano rendendo quello di oggi un giorno nuovo.
Mi era già capitato nel precedente cammino di non stare bene in alcuni Albergue e non necessariamente era dovuto alla loro condizione. Non la loro pulizia o trascuratezza, la mia storia personale mi ha aiutato ad adattarmi alla vita senza l'illusione che sia essa ad adattarsi a me. Ho imparato negli anni l'arte del cambiamento che parte da me e, cambiandomi, modifica le condizioni intorno a me. Non sempre è possibile costruire la mia propria realtà esterna, è sempre possibile però costruirmi la mia personale realtà interna. Proteggere alcune emozioni, nutrirle, lasciar fluire le altre riconoscendole come parti di me che magari non amo ma che mi appartengono. Il giardino della mia anima è ricoperto di innumerevoli varietà di fiori e piante. E anche quello che io chiamo erbaccia ha un nome scientifico in latino e un posto preciso nel regno vegetale.
Percepivo in quel luogo un'energia negativa di chi mi aveva preceduto e ne aveva impregnato stanze e letti. O forse era una mia proiezione. Ho lasciato la finestra aperta tutta la notte nonostante facesse freddo per permettere all'aria fresca di ripulire la stanza, portando via di lì anche le mie emozioni affinché altri non le percepissero oggi.
Ha piovuto per quasi tutti i 10 km di asfalto che salivano a Banos de Montemayor. Così lavato ne ho attraversato le case ed era quasi come passeggiare tra le mura dei paesi di montagna che conosco quando, smessa la pioggia, vai a raccolta di profumi intensi e sapresti indovinare da quale albero proviene il ceppo che brucia nella stufa di ogni casa. Ulivo o castagno? Faggio o rovere? Pino o larice?
Dal paese si esce attraverso un bella salita lastricata che guarda sulla valle sottostante lasciata stamattina. Non più sugheri e querce ma acacie in fiore, felci, carpini, frassini e castagni. I frassini mi piacciono molto. Fino al secolo scorso i montanari ne tagliavano i rami frondosi in estate quando le foglie erano ricche di clorofilla per farne fascine da seccare, foraggio invernale per le capre. Così ripuliti i rami venivano dati ai conigli che si cibavano della corteccia, ed infine usati per accendere il camino. Un ciclo che non sprecava niente. Ha smesso di piovere è piacevole camminare oggi. Mi piace questo bosco alpino. Mi soffermo a guardare le foglie dei castagni, non sono ancora state intaccate dalla malattia che ha colpito il castagno del mio giardino. Ne sono felice. Si scende fino al ponte romano ricoperto di boscaglia. Mi perdo a guardare i primi fiordalisi. E' dal precedente cammino che non ne vedevo più. Da lì a poco risalendo il sentiero raggiungo Calzada de Bejar. Poche case nel bosco in cui vivono 40 abitanti. Richiudo alle mie spalle la porta in legno scuro lasciamo che questo bel calore rivesta tutti noi pellegrini giunti oggi fin qui.

01 Maggio 2011
Calzada de Bejar – Fuenterroble de Salvatierra

“a ti, peregrino Angelo
de immortalidad,
que estas ya
en camino.
Quel el amor y
la paz de dios
te acompanen
siempre.
Y que docil a
su voc, pases
por la tierra
sembrando
el bien.
Amen”
Il silenzio si posa nella navata penetrandomi. Ho ricevuto la “Benedizione del Pellegrino” in questa chiesa bellissima nella sua semplicità. In stile romanico, tre semplici navate in granito. Essenziale. Luminosa. Pietra, legno e umile fede. Oggi sono arrivato all'Albergue parrocchiale pochi minuti prima della messa domenicale. Pepe di Mursia, l'hospitalero, mi accompagna e, nell'attesa, mi racconta delle sculture lignee poste dietro l'altare. Un cristo risorto sospeso nell'aria in tutta la sua Divinità. Ai suoi piedi nove figure umane a grandezza naturale in legno di pino. Rappresentano i personaggi più significativi della fede di questa gente. Riconosco Sant'Jago Pellegrino. Bello nella sue semplici linee. Sguardo aperto e lontano quasi avesse felice visione di quello che nei secoli sarebbe successo in queste terre. Milioni di persone che si fanno popolo in cammino, ritorno a casa dalla diaspora che ci ha spinto ai quattro punti cardinali lasciandoci così più soli e infelici. Non mi aspettavo tutto questo. Un bel regalo di compleanno che il “Cammino” mi dona, ed io non ero pronto. Le parole di ringraziamento rimangono, spezzate, nella gola. Gli occhi lucidi parlano una lingua che vorrei conoscere di più e che amo. Il linguaggio dell'amore fraterno e universale.
Padre Blas durante la messa ha un sorriso autorevole, forte, rassicurante. Il suo amore per il “Cammino” lo respiri nelle pareti dell'Albergue, nell'accoglienza delle persone che vi fanno volontariato, nel profumo di lilla che riempie il giardino.
Una perla in un piccolissimo paese che si è fatto conchiglia d'accoglienza. Siamo a mille metri, un altipiano che porta a Salamanca. Il cammino oggi è stato piacevole tra nuvole burlone che giocavano con il poncho. Mettilo. Toglilo. Mettino, no toglilo. La campagna racconta della fatica di chi la suda per cavarci pascoli o terreni da coltivare. Muretti a secco costruiti con piccole pietre raccolte nel campo rendendolo così buono da cavarci prato o patate. Nello stesso tempo segnare fazzoletti di terra e il proprio destino, qui così diverso dalle grandi finca attraversate nei giorni scorsi.
Con l'imbrunire tornano alla mente i pensieri che ero riuscito ad allontanare in questi giorni. Domani pomeriggio saprò se oggi è stato il primo momento di commiato dal “Cammino” che terminerà così a Salamanca o un momento che porterò per giorni nel cuore fino a Santiago.
Cerco conforto seduto tra i banchi della Chiesa vuota di persone e piena di luce del tramonto e spiritualità. Alzo gli occhi, per un istante, mi sembra che Sant'jago mi stia sorridendo con un cenno d'invito. Forse un gioco del sole sul suo volto ma gli restituisco il sorriso. Ho capito cosa mi sta chiedendo. Mi alzo, lo raggiungo, vado alle sue spalle e lo abbraccio lungamente.
Qualunque sia il mio destino, sono arrivato a lui e ne valeva la pena.
 
02 Maggio 2011
Fuenterroble de Salvatierra – San Pedro de Rosados

La nebbia immerge in sé ancora la notte che qui pare non voler andar via. Non è facile trovare indicazioni per imboccare il sentiero. Una freccia sull'asfalto piega lungo una pista in terra battuta. L'erba bagnata rende soffice il passo. Procedo tra due finche cintate da muretti e filo spinato. Fa freddo, lo sguardo si volge spesso a destra quasi a voler prendere per mano il sorgere del sole e goderne il tepore. Dalla campagna si alzano vapori di umidità nei quali intravedo le sagome delle mucche. La luce del sole all'improvviso arriva e cambia repentina il paesaggio. Le gocce di pioggia che ricoprono i pascoli scintillano in un paesaggio innevato, come se all'improvviso fosse giunta la neve a ricoprire tutto fin dove si perde lo sguardo. Mi vengono i brividi, ma non di freddo. Le ragnatele ovunque brillano come diamanti. Che bello il saluto dell'aurora al mondo. Come è possibile restarne insensibili? Come non farsi bagnare da questa luce?
Presto inizia la salita all'Alto nel profumo di timo serpillo e il sentiero che serpeggia tra i lecci fino a raggiungere la costa più alta. Il vento leggero gioca con le pale eoliche producendo il suono del mare. Mi riposo sotto la croce, ho percorso 14 km, metà della tappa di oggi. Chiudo gli occhi e la risacca del mare mi riporta al Parco Forestale del Berrocal. Quanti giorni sono passati? Era il terzo giorno di cammino, più di due settimane fa. Quanta strada fatta, quanti passi, pioggia, sorrisi, fatica, letti, chilometri. Adesso sono qui, volgo lo sguardo a sud, a quell'orizzonte dal quale provengo e mi sembra incredibile aver attraversato tutto questo spazio solo con i piedi e il cuore.
A nord l'orizzonte si perde su una linea sottile d'azzurro cielo e d'attesa, mi invita ad andare. La valle sottostante è una tavola imbandita di bellezza e colori.
“...di qui messere si domina la valle,
ciò che si vede è.
Ma se il tuo occhio è stanco
andiamo a rimirare da più in basso.
Lascia lente le briglia del tuo ippogrifo,
o Astolfo.
E planeremo in un galoppo alato,
entro il cratere ove gorgoglia il tempo...” mi torna alla mente da chissà dove una canzone del Banco.
Scendo in un ripido sentiero che mi posa sulla strada per San Pedro de Rosados. Lo sguardo aggrappato a cumuli nembiformi che galleggiano nel cielo azzurro. Oggi non si cammina, si vola.
L'Albergue “Il miliario” è quanto di più accogliente si possa desiderare. Concità, l'hospitera alla quale vorremmo lasciare in custodia le nostre fatiche con la certezza di averne in cambio coccole e un buon caffé italiano.

Poco fa ho ricevuto la telefonata dall'ufficio. Abbiamo perso la gara. Un vortice di emozioni si impossessa di me. Questo vuol dire che posso continuare il cammino ma non riesco ad esserne felice. Mi sento in colpa. E con questa emozione che chiudo gli occhi e, stanco, mi addormento.

03 Maggio 2011
San Pedro de Rosados – Salamanca

E' quasi mezzanotte, seduto in Plaza Major scrivo le sensazioni della giornata. Ovunque un via vai di turisti e giovani. Saluto alcuni pellegrini che terminano qui il “Cammino” che sensazione tornare a casa senza aver varcato la soglia del portale della Gloria. Per loro un assegno di felicità post-datato da incassare l'anno prossimo. Sono fortunato a poterlo concludere e devo ricordarmelo, proseguire questo cammino idealmente anche per loro che tornano in Germania, Olanda, Francia, Finlandia. Per Martino e Renza che lo hanno interrotto ad Acuescar per motivi di salute.
La città è calda, accogliente, una giovane ragazza di più di duemila anni. La pelle dei suoi palazzi ambrata, liscia e morbida. Una città che sa di miele e di vino blanco. All'imbrunire tutti i palazzi paiono d'oro e mi immergo in questo eldorado arricchendomi di bellezza.
Oggi mi sono concesso un albergo vero. Un regalo di cui avevo bisogno.
Ho visto i miei figli con skype, quante cose vorrei dir loro e non trovan parole. Mi manca la sensazione della loro pelle sotto la mia mano che li accarezza nel sonno, sentire il loro respiro che sa di sogni lontani, l'animosità chiassosa della colazione al mattino prima di andare a scuola. Sono contento di sentire questa mancanza, anche il vuoto è pieno, e la loro mancanza una presenza forte.
Domani si riparte. Nuovi pellegrini si aggiungeranno, altri ne perderò perché rimangono due giorni in questa città buona a lenir dolori e sofferenze. Ho davanti a me metà del cammino e ancora molte emozioni da vivere. Grazie a chi in questo cammino mi ha preso per mano con il suo affetto, la sua costante presenza e mi ha portato fino a qui. E' a loro che dedico quanto ho raccolto. Contadino felice di dare la mia “decima” ad ognuno...
 
La poesia delle parole, alla fine di una giornata vissuta in quest'altro mondo, pervade di armonia il mio essere.
 

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