10 Maggio 2011
Mombuey – Puebla de Sanabria
E ti verrebbe voglia di scrivere e disegnare con i gessetti su questi tetti. I coppi in argilla rossa hanno lasciato il posto alla lavagna. Neri, regolari, piccoli rettangoli tondi nel punto dove la pioggia deve declinare; un che di Bretagna o Normandia eppure siamo in Spagna, o meglio in Sanabria, ai confini con il Portogallo. Scrivo queste righe nel giardino dell'albergue Casa luz a Puebla di Sanabria. Sono tutti a dormire. Domani ci aspetta il Padornelo, il colle più alto del Camino de la Plata, 1350 mt. Qualcosa di simile al O'cebreiro. almeno così dicono. Che tappa strana quella di oggi, salire sulla Sierra, tra boschi di castagni e pantani con l'acqua che spunta da tutte le parti. Posi un piede e crei una pozza, posi l'altro e sprofondi fino ad infangarti le calze. E fiori, tanti fiori da annusare, sfiorare, fotografare. Mi sembra di camminare avendo per mano Demetra, oggi mi piacerebbe darle corpo e averla qui con me. Fabrizio di Parigi mi raggiunge e chiede se di lavoro faccio il botanico. Mi vede sempre fermo perso dietro una siepe o a ridosso di un muretto in pietra a guardare l'iperico o la malva, una varietà arancione di papaveri o le rose che stanno fiorendo, un orto amorevolmente curato o i ranuncoli che spuntano dall'acqua. Che bello sarebbe essere un botanico, saper dare nome e famiglia ad ogni cosa. Purtroppo non lo sono. Ma forse è meglio così. Guardare le stelle senza sapere esattamente la loro origine e posizione, le nuvole senza catalogarle e distinguerle, i fiori senza sapere il loro nome nobile. Vederle, stelle, nuvole, piante, per quello che sono in grado di provocare in me; meraviglia. Gli ultimi 8 km ho faticato, sudato il caldo iniziava a farsi sentire e forse anche la stanchezza. Con oggi sono 26 giorni che cammino ininterrottamente. 750 km percorsi. Dalla torre più alta del castello ho guardato l'orizzonte dal quale provengo e mi è venuto un brivido al pensiero di aver percorso tutto questo spazio a piedi. Ad ovest le montagne che dividono questa regione dalla Galizia. Sul tavolo la Credenziale aperta ancora 10 rettangoli vuoti per i “sello” quante emozioni in questo momento mi investono. Ogni timbro una giornata, un incontro, un pensiero, una fatica, eppure confesso che mi dispiace vederla riempirsi d'inchiostro. Ma il “Cammino” è anche questo, dare un senso a ciò che si sta facendo, una direzione, una meta. Altrimenti è vagabondare, nomadismo, spostarsi da un luogo ad un altro. E a me piacerebbe arrivare a varcare il Portale della Gloria e, dalla sua arcata, guardarmi indietro e dirmi che valeva la pena, infine, arrivare.
11 Maggio 2011
Puebla de Sanabria – Lubian
Quanta acqua intorno oggi. Ruscelli, piccole cascate, pantani, ampolle, laghetti, perché no, anche fango nel quale immergi gli scarponi cercando di non scivolare. In tutta quest'acqua il bosco saturo di verdi intensi e profumi. Lasciare Puebla all'albeggiare lungo la strada statale porta a pensare ad una giornata noiosa e stancante. Farà caldo e salire il colle sotto il sole un po' mi preoccupa. Ed invece un'oretta di cammino e ti ritrovi nell'acqua che nutre un bosco rigoglioso. Qui inizia il Parco naturale della Sanabria. Faggi e castagni proteggono dal sole che inizia a scaldare. Il terreno è morbido e cede al passo. La luce che filtra tra le fronde mi è familiare. Conosco questo mondo. Con meno acqua ma gli stessi alberi, lo stesso sottobosco. Mi sento a casa. Il mio cammino sbuca in una radura dove, dimenticata, dorme una chiesetta dedicata a Santiago Pellegrino. Vi rimango a lungo mentre altri pellegrini passano oltre. Il Padornelo pare spaventare e in loro il desiderio di farlo prima che il caldo aumenti. La salita al passo è in gran parte tra gli alberi, ovunque intorno corsi d'acqua che rendono l'ambiente molto umido e la sensazione di calore intensa nonostante il sole venga filtrato dal fitto bosco. Le cascatelle danno refrigerio ai polsi, vi pongo sotto la testa ed è come rinascere. Acqua viva che ridà vita al mio spirito prima che al corpo stanco. Il bosco lentamente si apre e il cielo azzurro lo riempie. Il colle una delusione per come me lo aspettavo. Non un cartello, una targa ad indicare che da lì si può solo scendere. Peccato, procedo sotto il sole e poco più avanti qualcosa ingombra la strada sterrata. Pietre sparse a formare una scritta. “Animo Angelo”. Qualche centinaio di metri più a valle Fabrizio, Alan e Marie Pierre si sbracciano verso di me. I bastoncini all'aria a disegnare ampi sorrisi. E' opera loro. Hanno sostato qui, raccolto pietre nel terreno intorno e composto questo regalo per me. Rialzo lo sguardo sono sempre più lontani ma non abbastanza per non urlare loro “Mercì amici, Je t'ame Fabrizio, Je t'ame Alan, Je t'ame Marie Pierre” e mi pare che il vento per un momento me li riporti qui ed io li possa così cingere in un abbraccio fraterno. Ma di questo non son così sicuro, forse è solo la proiezione di un mio desiderio. Intanto loro spariscono dietro la curva, chissà se li vedrò ancora? Gli 8 km che portano al paese sono una passeggiata intorno a casa. Tra castagni rigogliosi, felci, case in pietra, amore dell'uomo per questi posti. Il suono dell'acqua che scorre scivolando tra le pietre mi accompagna leggero all'albergue di questo minuscolo paese. Come acqua sono scivolati oggi i 30 km di cammino.