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E' tempo di andare...

Secondo me chi ha deciso per l'appalto era un pellegrino che voleva finire di leggere il tuo favoloso diario... lasciarlo a metà sarebbe stato un vero peccato!
Diciamo che la "decima" te la dobbiamo noi...


Buen Camino
Gianni
 
Mi dispiace per l'appalto ma anche io dentro di me sentivo che tu ci avresti portato tutti quanti a santiago...grazie angelo scrivi ancora per noi...quanto ci fanno bene le tue parole...grazie davvero.. :abbraccio: denise
 
Caro Angelo,ancora buon Cammino.il mio è bellissimo,un-immersione nella natura ed in tutto cio° che ci regala,a volte mi piace pensare che anche tu sei in Cammino,un abbraccio
 
Prendo la mia decima ringraziando e, come l’allodola, vorrei portarla in alto, come lei fa con il canto, su su, nel cielo limpido di un cielo immenso, un trillo di gioia e di vita.
Vai, Angelo! Sei davvero tutti noi ;)
 
Anche se spesso in silenzio, anch'io passo di qui quotidianamente a ritirare ;)
Grazie davvero Angelo, a te e a tutti gli altri che con i loro racconti ci fanno sentire un po' in cammino.
:Ciao:
lia
 
Auguri
:buon comp:
che il Cammino e l'Apostolo ti accompagnino sempre
Donato
 
Tanti auguri caro Angelo; che il cammino possa fiorire sotto i tuoi piedi e gli uccelli si avvicinino a te con il loro canto beneaugurante. Un abbraccio di buon cammino, Fede.
 

Allegati

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04 Maggio 2011
Salamanca – Cubo de Tierra de Vino

Oggi ho fatto solo tre foto:
1° Paesaggio a 5 km da Salamanca – Infiniti campi patchwork, trapunta tessuta dall'amore dell'uomo per ricoprire la terra. Tonalità diverse di verdi dalle quali riconoscere l'orzo, il grano, l'avena e la colza. Campi arati di fresco con le zolle color testa di moro che asciugano al sole fino a diventar in lontananza quasi bianche. Cielo azzurro, lavagna pulita dalla notte con nuvole ad ali d'angelo che lo attraversano creando disegni infantili. Posata su tutto ciò una strada sterrata bianca che pigramente risale e scende seguendone i lenti pendii.
2° Natura viva - Piccolo cespuglio di fiori color pervinca sul ciglio della strada, unico momento di bellezza in 30 km di statale polverosa e desolata bruciata dal sole. Loro lì, solo per me, invisibili al passaggio di auto e Tir. Noi esistiamo anche perché qualcuno si accorga di noi, della nostra unica bellezza e la raccolga come cosa preziosa. Quei fiori erano lì per me, sbocciati qualche giorno prima per offrirsi al mio passaggio. Sono contento di averli notati, non essere passato oltre senza fermarmi a rendergli onore anche solo con una fotografia.
3° Natura morta – Due paracarri con freccia amarilla. Il camminare del pellegrino anche in una città d'arte è differente dal procedere spensierato del turista. Il pellegrino coglie le conchiglie poste sul pavimento del marciapiede o della plaza major, le frecce disegnate sui cartelli stradali, le scritte sui muri, le insegne dei bar con il menù del pellegrino, le vie o le chiese dedicate al Santo che ti ha chiamato a lasciare la casa, le comodità e andare zaino in spalla con fiducia sulla strada. Ancor di più sono una carezza quando le incontri dopo ore di cammino sperso e senza riferimenti. Certo sai di essere sulla strada giusta ma quale abbraccio è vederle. Senti che qualcuno è passato lì per te, perché tu potessi sentirti a casa, protetto. Qualcuno che crede che quello che stai facendo ha senso. Anche farsi 37 km di strada asfaltata o, sotto il sole, camminandone ai margini schiacciato tra statale e Autostrada. Forse tutto questo non lo sa chi cura il Cammino da Salamanca a qui. Questi km sono quanto di più desolante abbia visto nel mio essere pellegrino in questi anni. Le frecce compaiono quando non ne hai più bisogno perché vedi il paese. Basterebbe un po' di insignificante vernice gialla, la quale però se le dai forma di freccia, diventa capace di guidare, accogliere, scaldare, dare forza e coraggio. Tutto quello che oggi mi è mancato.
 
Carissimo Angelo...non scoraggiarti...ci siamo noi PPS che ti accompagnamo anche solo virtualmente...Ci vedi? Senti tutto il nostro affetto? Forza e coraggio... continua a renderci partecipi di questo tuo cammino! E ancora...buon cammino e... :buon comp:
Un abbraccio Claudia
 
Ciao pelelgrino poeta... sei sul cammino pellegrino e allora il posto giusto per farti gli auguri e lasciarti un augurio qui ... sulle pagine del tuo diario.

:buon comp:



Edo
 
Sai Pellegrino...ogni tanto mi vieni in mente con qualche tuo splendido passaggio letterario circa il percorso che stiamo facendo "assieme"...quello che racconti si riflette egregiamente in quello che sto vedendo,ecco perche' il tratto che citavi dopo salamanca mi rendera' un po' triste (gia' lo so)...compresso tra statale ed autovia,piccolo pellegrino a piedi tra auto che sfrecciano e tir minaccosi,senza il conforto delle frecce che ti indicano che "va tutto bene". A me piace dedicare ogni tappa ad un essere vivente (o vissuto) che in quel preciso momento mi ricorda qualcosa di attinente alla particolare situazione: quella sara' la tappa "dei cani abbandonati in autostrada".Continua a deliziarci con i tuoi pensieri, Angelo:personalmente ti considero una specie di "Virgilio" nel mio viaggio dantesco dentro ad un sogno indescrivibile. Fly
 
05 Maggio 2011
Cubo de Tierra de Vino – Zamora
Come può cambiare così repentinamente un paesaggio? Così con la certezza con cui cambia la provincia. Qui siamo in terra di Zamora. E si vede. Ovunque indicazioni per i pellegrini, monumenti, cartelli, frecce, miliari. Un abbraccio, quasi a scusarsi della sorella poco cordiale di ieri. Una nebbiolina rosa filtra la luce che annuncia il sorgere del sole. Come guardare il paesaggio attraverso un bicchiere di grignolino vaporoso e profumato.
Costeggio un pezzo di ferrovia in disuso. Lungo i binari è cresciuta la ginestra, un lungo treno di fiori gialli fermo sul binario morto. Oggi non cammino sulla terra ma in una galleria di quadri di in plein air. Paesaggi mutevoli si susseguono, campi arati di fresco dai quali sale l'umidità, colline di grano si alternano all'orzo e l'avena. I pittori hanno giocato con i verdi e i marroni fino a trovarne infinite gradazioni cromatiche. Finalmente riprendo in mano la macchina foto, provo a ritrarne ciò che vedo, ma come fare a fermare ciò che sento in me? Ti sembra di camminare su una tela stesa sulla terra. I colori ancora freschi si lasciano andare in profumi che inebriano. Felipe, il simpatico ospitalero dell'albergue lo aveva anticipato “es un camino muy bonito”. Del resto lui è il custode di questo luogo d'arte, oltre ad essere messo comunale, gestore della rete idrica locale e chissà che altri mille incarichi. E' bello oggi camminare nonostante la tappa preveda 34 km. Da un'altura si vede il paesaggio sottostante, una piscina verde acqua nella quale tuffarsi. Oggi, per un lungo tratto, è il giallo cangiante che domina ai bordi del sentiero. Un campo di grano verdissimo mi colpisce. Mi fermo ad osservarlo attentamente. Cosa c'è lì che si stacca da questo sfondo monocromatico? Un papavero. Un semplice piccolo papavero dai petali di carta velina ma di un rosso quasi sfrontato. Unico superstite alla selezione delle semenze. E' lì a rubarsi la scena in questi ettari di verde. La rivincita dei piccoli ma testardi fiori a dispetto dell'opera dell'uomo. Un quadro zen che mi fa meditare mentre cammino. Una farfalla arancione precede i miei passi. Vola qualche metro avanti a me si posa sul terreno, la raggiungo e lei riparte per fermarsi qualche metro più in là. E via via così. Un gioco al quale non so resistere. Allungo il passo e lei con me. Rallento e lei mi aspetta. Ma quanti regali oggi sul mio cammino. E' il mio compleanno e pare che tutti lo sappiano. Zamora è un miraggio all'orizzonte. Appare e scompare. Come la farfalla si lascia raggiungere dallo sguardo per poi allontanarsi nuovamente. In fondo ha ragione lei mancano ancora 3 km di corteggiamento prima di poterla abbracciare. Raggiungo un monumento all'incontro e la pace tra i popoli attraverso il cammino jacobeo. Su 3 grandi lastre di marmo, che circondano un “pozzo delle promesse”, sono scolpite poesie sul cammino.
Attraverso il lungo ponte romano. L'albergue di Zamora è una colonia francese. I due Hospitalero, legionari a difesa del forte . La città un gioiello d'architettura romanica nella quale passeggiare a naso in su e bocca aperta. Nella piazza Major brindo al mio primo mezzo secolo. Alzo il bicchiere di vino al cielo che va tramontando. Rosso su rosso e idealmente vi vedo, attraverso questa liquido porpora tutte le persone che mi hanno inviato gli auguri. Grazie a tutti e ad ognuna/o di voi.

06 Maggio 2011
Zamora – Riego del camino
Un cielo d'Irlanda è quello che il nuovo giorno mi riserva. Un guitto che scherza di prima mattina. Alcune gocce lasciano immaginare la giornata. Una ampia meseta davanti a me. Meno bella di quella di Hontanas perché ampiamente antropizzata. Autovie, strade, case, cantieri, tralicci. Un gioco di luce sulla campagna mi costringe lo stesso a guardare. Di per sé non sarebbe bella, ma questa luce; questa luce ne risalta frammenti come sapevano fare solo Caravaggio e Velaquez con i loro personaggi, o Monet e Cezanne con i paesaggi, e tutto l'insieme assume una bellezza non comune. La bellezza in fondo non è che luce che si posa sulle cose e le trasforma, le anima, le rende visibili. La luce si scompone in colori che si posano sulle cose rendendole ciò che sono. Così è per noi. Se la luce non ci penetra precipitiamo nel buio. “vedo nero..” “sono in un tunnel...”, “sono nero...”... . A volte, come da bambino, ho paura delle ombre proiettate dalle cose che avvengono intorno a me. Ricordo quando da piccolo chiedevo a mia madre di lasciare la porta della stanza socchiusa affinché potesse entrare un po' di luce e con quella poca coprirmi dal freddo della notte. Oggi, che sono grande, non è poi così diverso, se mi lascio attraversare dalla luce dello spirito, della grazia, dell'energia universale, l'anima fiorisce in tutta la sua bellezza e anche quelle zone a me oscure prendono contorni definiti e possibili da accettare. Addomesticando così la paura. L'ombra esiste perché c'è la luce. Una non può fare a meno dell'altra. E la bellezza è un gioco di chiari e di scuri, di vuoti e di pieni, di presenza e di assenza, concavi e convessi. E noi siamo bellezza, perché siamo tutto ciò. Ognuno di noi lo è così nella sua interezza e unicità. Su questo si perdono i miei pensieri mentre percorro i 34 km di cielo plumbeo che mi portano fino a Riego del Camino. A volte può essere utile non avere distrazioni intorno a sé, permette di guardare meglio dentro di sé.
Faccio la doccia e, mentre mi insapono, sento che anche il cielo lava via il sudore da questa giornata di cammino.
 
07 Maggio 2011
Riego del Camino – Tàbara

Sento ancora sulla mia pelle il profumo dei fiori. Intenso, dolce, speziato. Mi è entrato dentro saturandone i pori e, adesso che è sera anche per il cammino, lo sento nella stanza intorno a me e il pensiero ritorna al mattino. Cammino sulla statale fino a Grajna, nell'albergue aperto faccio colazione. Da qui partono i due cammini, quello diretto ad Astorga e il Sanabrese. Mi fermo sull'angolo dove un cartello in ferro arrugginito invita a decidere. Sanabrese sia il mio “Cammino”. Il sentiero scelto porta rapidamente a staccarsi dalla Strada per raggiungere dopo alcuni strappi una radura boscosa. Nella notte ha piovuto, camminare è piacevole. Nell'aria galleggiano i profumi del Cisto, del ginestrino, della lavanda, del muschio. Sono giorni che mi immergo in questo dolce sentore di natura. Raggiungo la testa del lungo lago di cui ieri avevo incontrato la coda. Un lungo ponte permette di passare sull'altra sponda. Il cammino sale lungo il pendio tra gli alberi e la ginestra. Nascoste nel sottobosco alcune orchidee selvatiche. Ogni ramo che tocchi spargi intorno profumi. Non è semplice non perdere il cammino, la pista tra l'erba si confonde con quelle lasciate dagli animali alla ricerca del cespuglietto d'erba tra le rocce. Continuo a salire, il sole appare tra le nuvole e gioca con l'acqua che si increspa argentea per il vento. I piedi ritrovano una posizione che conoscono. Quella di salita, quella lenta di fatica. Quella delle mie camminate in montagna alla ricerca di quel silenzio che sa parlare solo a chi è capace di ascoltare. Il punto di fine di questo salire non è un colle o una punta, oltre il quale c'è solo il cielo da guardare con il proprio sogno di volare. Sbuco su una ampia radura boscosa, l'erba alta nasconde il sentiero. Vaga lo sguardo alla ricerca di tracce, indicazioni. Poco distante un albero attira l'attenzione. Lo raggiungo per capire. Appeso ad un ramo due scarponi ancora in buone condizioni. Chissà quale pellegrina li ha lasciati lì e perché? Chiunque tu sia mi piace pensare che ti sia liberata di un peso e questo non sia per te un gesto di rinuncia e di abbandono. Santiago non è più così lontana.
La pista di terra rossa riprende a scendere tra gli alberi. Ampie radure si aprono lasciando vedere ampi squarci di cielo azzurro che va ricoprendosi di nuvole. Sul sentiero le pozzanghere testimoniano la recente pioggia. Orme di chi è passato ieri e nei giorni scorsi si mescolano a quelle di oggi. Scarponi con le suole dai diversi disegni. Orme di un cane accompagnano quelle di piedi nudi. Mi fermo a guardarle. Sono sicuramente di una ragazza. Ad un certo punto deve aver deciso di togliersi gli scarponi e sentire la terra sotto di sé. Sentire il proprio piede sprofondare nel fango,lavarsi nella pozzanghera, asciugarsi nell'erba. Sentire quello che sente il suo cane. Forse non vista si è sentita libera di gioire di questa infanzianità. Mi piacerebbe incontrarla, darle un volto, un nome, un ricordo da portare in me al prezzo di un sorriso e di un “buon cammino”. Non è passata di qui tante ore fa. Le sue impronte sono ancora fresche.
Tabara è all'orizzonte. Una torre ne indica la presenza. Un vecchio silos in muratura alto 30 metri che risalta sulle case basse. La meta dei 34 km si oggi. Arrivo all'Albergue, un po' fuori mano mentre dietro di me termina il temporale lanciando in cielo un bel arcobaleno che va verso Santiago. Peccato non poterlo percorrere...

08 Maggio 2011
Tàbara – Calzada de Tera

Il sole sorge prima ultimamente permettendo di partire già con l'albeggiare. La direzione è la valle che si apre laggiù ai piedi della costa sormontata di pale eoliche. Anche qui stanno costruendo l'autovia e il le corsie necrologio di questi piccoli paesi che vivono del passaggio di chi vi si ferma per un ristoro. Tra qualche anno il cammino dovrà attraversare le corsie asfaltate, i cavalcavia, gli svincoli. Si sale nuovamente tra dolci rilievi boscosi, siamo intorno agli 800 mt. Piste sterrate corrono in questa boscaglia. Riconosco l'erica e la ginestra bianca. Licheni e muschio su tutti gli alberi e gli arbusti. Il paesaggio oggi appare grigioverde, come il cielo, dal quale si stacca nettamente la sterrata rossa d'argilla. Alcune lepri sorprese attraversano il mio andare silenzioso.
Attraverso piccoli paesi dalle caratteristiche “Bodegas” che mi ricordano le case degli hobbit. Dai camini che spuntano dalla terra nuvole di fumo. Oggi è domenica a nell'antica Chiesa di Santa Marta potrebbe esserci la messa. Invece all'esterno sul lato sud, circondata dalle tombe del piccolo cimitero, incontro la più antica statua in pietra di Santiago Pellegrino risalente all'XI secolo. Bella e semplice nello stesso tempo, sul suo viso la testimonianza della fatica e della fiducia. Nella mano destra tiene il bordone, la sinistra levata in gesto di saluto. La bisaccia a tracolla su cui appare la conchiglia. Sono tre domeniche di fila che ho la fortuna di incontrare Sant'Jago Pellegrino. Ad Acuescar, nella chiesa di Fuenterroble de Salvatierra e qui. Un segno del Cammino. Il cielo si sta nuovamente rannuvolando, è ora di proseguire ai 24 km già fatti se ne aggiungono altri 12 km fino a
Calzada de Tera. La guida riporta 6 posti letto, forse oggi si dorme in terra...
 
...in un volo son lì, ad osservare quegli scarponi appesi...e seguire le tracce nude a terra.
Dove sarà ora? chi è?
domande forse senza risposta, ma chissà perchè portano un dolce sospiro di vento che unisce idealmente quella pellegrina con gli altri che camminano ora e che cammineranno anche domani...

grazie dei vostri racconti, ora possiamo intrecciare il cammino di Fly e il tuo
bellissimo

un abbraccio di buon cammino!

Fede
 
09 Maggio 2011
Calzada de Tera – Mombuey

I 6 letti erano grandi, senza l'inquilino al piano di sopra. Alla sera ci contiamo, 4 francesi e 2 italiani. Mauro ed io. Sono giorni che ci incrociamo, sorridiamo, condividiamo suggerimenti ed impressioni. Uno spontaneo senso di intimità e familiarità ci avvolge. Ogni mattina ci salutiamo come se fosse il giorno del commiato e la sera siamo felici di ritrovarci e di esserci sbagliati. Mi piace camminare in solitudine, provare quel senso di unicità ma mi accorgo che mi dà gioia ritrovare gli altri lungo il cammino. Una sosta all'ombra di un albero, un caffè americano al tavolino di un bar, un menù del pellegrino con macedonia di lingue per il desiderio di far incontrare le proprie ed altrui sensazioni e pensieri, un “buonanotte”, “goodnigth”, “bonnenuit”...
Stamattina parto senza colazione. In paese non ci sono bar o negozi. Dovrò attendere 16 km prima di bere un caffè. La pista segue un canale che porta nella campagna. Non sai come e ti ritrovi in una boscaglia che scende verso il fiume. Il sottobosco è fitto e ostruisce il cammino. Farsi largo significa spargere nell'aria i profumi trattenuti dai rami. Bolle di sapone che scoppiano al sole e ti inondano di essenze. Le rocce sono ricoperte di muschio, gli alberi lasciano intravedere il lungo fiume dove l'acqua scorre placida formando un lungo specchio nel quale si riflette l'altra sponda. Non acqua ma bosco che scorre. “Meraviglioso” è l'unica parola che riesco a pronunciare. E' già ora di risalire e sbucare sulla strada soprastante che porta alla diga sul rio Tera. Quello che era placido fiume qui è gigante dormiente. Il lago è grande, il cammino procede attraversando l'intero sbarramento. Sulla sinistra l'acqua quasi a filo e sulla destra un salto nel vuoto di più di cento metri. E tu lì procedi, equilibrista con un immaginario bilanciere per resistere alla tentazione di scegliere di quale piacere godere; acqua o aria? Pesce o uccello?
Il sentiero procede oltre risalendo la sponda e aprendo nuove visuali di bellezza. Ho fame sono 10 km che sento il bisogno di una tostada e un caffè. Dovrò attendere ancora un'ora e mezza. I tetti che vedo arrivare sono quelli di Villar de Farfon ma è inutile che speri in qualcosa è uno spruzzo di case in pietra quasi disabitate. Ne percorro le stradine deserte che presto portano oltre il paese. Ed è qui, nell'ultima casa che si manifesta oggi il cammino. Da un portone aperto vedo uscire Mauro e Fabrizio di Parigi allegri. “Che pasa?”. Oltrepassare il portone e trovarsi avvolti dalla calda ospitalità di Craig è un attimo che non sai definire. Nel portico una tavola imbandita con caffè, latte e biscotti intorno a cui saltella un cane giocherellone. Mi sembra un miracolo. Sono talmente felice che soddisfare la mia fame non è più così importante devo abbracciare quest'uomo che rimane sorpreso della mia enfasi e dei miei ringraziamenti. Craig Wallace è sudafricano, un missionario evangelista. E' stato 30 in Zambia ai confini con il Congo. Da 5 anni vive qui e sta, da solo, ristrutturando questa casa in pietra per farne un albergue per pellegrini. Lo sguardo scorre intorno mentre sorseggio il caffè. Il sottotetto in fascine, le pareti color terra su cui sono disposte poche cose della vita quotidiana. Il pavimento è in terra battuta. Una libreria in legno grezzo contiene bibbie e testi sacri. Marie Pierre è seduta accanto a me. Una bellissima donna francese a cui non so esattamente dare un'età. Molto elegante nelle sue linee slanciate che non risentono della fatica del cammino. Capelli bianchi corti. Potrebbe avere tra i 65 e i 70 anni. Mi chiede se sono credente, se sono cattolico. Temo sempre questa domanda a cui non so mai sinceramente rispondere. Rimango per qualche istante in silenzio prima di provare ad esprimerle i miei sentimenti. Lei è cattolica praticante e lo afferma con una certezza che non lascia dubbi. Ne è felice. Ed io? Come vorrei a volte avere questa certezza, dare un senso compiuto al mio viaggio nel mondo. Capire, accettare, sperare, affidarmi a qualcuno di supremo. Essere bimbo preso per mano ed accompagnato sicuro dall'altra parte di questa strada che chiamiamo vita. Ed invece sono costantemente attraversato da domande, dal bisogno di continua ricerca, da una voce indistinta che mi chiama con dolcezza dall'altro lato della strada ma sono qui solo ad attraversarla e a volte ho paura. Non riesco a dare un nome a questa entità di cui mi sento circondato, a definirlo, a distinguerlo in me. Amo le nuvole, starei ore a guardarle nella loro continua mutevolezza. Ho vivo in me il ricordo della chiesa della mia infanzia. Sopra l'altare l'affresco di nuvole in un cielo azzurro dal quale ti guardava Dio. Il suo viso serio, paterno, autorevole nella sua barba bianca. Un raggio di luce scendeva sul santo patrono che lo guardava estasiato dal basso. Io collezionista di nuvole, con lo sguardo sempre rivolto al cielo, come mi piacerebbe essere colpito definitivamente da quella luce. Come spiegare a Marie Pierre questi miei pensieri. Si sta bene qui ma è ora di andare. Saluto Craig la cui presenza per tutto il tempo è rimasta silenziosa e discreta. Mi stringe la mano sulla porta trattenendola. “Dio è in te, Angelo, nel tuo corpo, nel tuo spirito”. Forse la versione occidentale di “Namaste” parola indiana usata per salutarti; “saluto la parte divina che è in te”. Non servono altre parole oggi. In quella lunga stretta di mano è racchiuso il mio cammino di oggi.
 
Grazie Angelo
i tuoi racconti sono sempre uno stimolo per riflettere.
Buen Camino
 
Caro Angelo

questo tuo diario è semplicemente meraviglioso ...
il cammino regala ciò di cui si ha bisogno a piene mani e nulla trattiene
e a noi rimasti a casa regala brividi di commozione...


Rina
 
10 Maggio 2011
Mombuey – Puebla de Sanabria

E ti verrebbe voglia di scrivere e disegnare con i gessetti su questi tetti. I coppi in argilla rossa hanno lasciato il posto alla lavagna. Neri, regolari, piccoli rettangoli tondi nel punto dove la pioggia deve declinare; un che di Bretagna o Normandia eppure siamo in Spagna, o meglio in Sanabria, ai confini con il Portogallo. Scrivo queste righe nel giardino dell'albergue Casa luz a Puebla di Sanabria. Sono tutti a dormire. Domani ci aspetta il Padornelo, il colle più alto del Camino de la Plata, 1350 mt. Qualcosa di simile al O'cebreiro. almeno così dicono. Che tappa strana quella di oggi, salire sulla Sierra, tra boschi di castagni e pantani con l'acqua che spunta da tutte le parti. Posi un piede e crei una pozza, posi l'altro e sprofondi fino ad infangarti le calze. E fiori, tanti fiori da annusare, sfiorare, fotografare. Mi sembra di camminare avendo per mano Demetra, oggi mi piacerebbe darle corpo e averla qui con me. Fabrizio di Parigi mi raggiunge e chiede se di lavoro faccio il botanico. Mi vede sempre fermo perso dietro una siepe o a ridosso di un muretto in pietra a guardare l'iperico o la malva, una varietà arancione di papaveri o le rose che stanno fiorendo, un orto amorevolmente curato o i ranuncoli che spuntano dall'acqua. Che bello sarebbe essere un botanico, saper dare nome e famiglia ad ogni cosa. Purtroppo non lo sono. Ma forse è meglio così. Guardare le stelle senza sapere esattamente la loro origine e posizione, le nuvole senza catalogarle e distinguerle, i fiori senza sapere il loro nome nobile. Vederle, stelle, nuvole, piante, per quello che sono in grado di provocare in me; meraviglia. Gli ultimi 8 km ho faticato, sudato il caldo iniziava a farsi sentire e forse anche la stanchezza. Con oggi sono 26 giorni che cammino ininterrottamente. 750 km percorsi. Dalla torre più alta del castello ho guardato l'orizzonte dal quale provengo e mi è venuto un brivido al pensiero di aver percorso tutto questo spazio a piedi. Ad ovest le montagne che dividono questa regione dalla Galizia. Sul tavolo la Credenziale aperta ancora 10 rettangoli vuoti per i “sello” quante emozioni in questo momento mi investono. Ogni timbro una giornata, un incontro, un pensiero, una fatica, eppure confesso che mi dispiace vederla riempirsi d'inchiostro. Ma il “Cammino” è anche questo, dare un senso a ciò che si sta facendo, una direzione, una meta. Altrimenti è vagabondare, nomadismo, spostarsi da un luogo ad un altro. E a me piacerebbe arrivare a varcare il Portale della Gloria e, dalla sua arcata, guardarmi indietro e dirmi che valeva la pena, infine, arrivare.

11 Maggio 2011
Puebla de Sanabria – Lubian

Quanta acqua intorno oggi. Ruscelli, piccole cascate, pantani, ampolle, laghetti, perché no, anche fango nel quale immergi gli scarponi cercando di non scivolare. In tutta quest'acqua il bosco saturo di verdi intensi e profumi. Lasciare Puebla all'albeggiare lungo la strada statale porta a pensare ad una giornata noiosa e stancante. Farà caldo e salire il colle sotto il sole un po' mi preoccupa. Ed invece un'oretta di cammino e ti ritrovi nell'acqua che nutre un bosco rigoglioso. Qui inizia il Parco naturale della Sanabria. Faggi e castagni proteggono dal sole che inizia a scaldare. Il terreno è morbido e cede al passo. La luce che filtra tra le fronde mi è familiare. Conosco questo mondo. Con meno acqua ma gli stessi alberi, lo stesso sottobosco. Mi sento a casa. Il mio cammino sbuca in una radura dove, dimenticata, dorme una chiesetta dedicata a Santiago Pellegrino. Vi rimango a lungo mentre altri pellegrini passano oltre. Il Padornelo pare spaventare e in loro il desiderio di farlo prima che il caldo aumenti. La salita al passo è in gran parte tra gli alberi, ovunque intorno corsi d'acqua che rendono l'ambiente molto umido e la sensazione di calore intensa nonostante il sole venga filtrato dal fitto bosco. Le cascatelle danno refrigerio ai polsi, vi pongo sotto la testa ed è come rinascere. Acqua viva che ridà vita al mio spirito prima che al corpo stanco. Il bosco lentamente si apre e il cielo azzurro lo riempie. Il colle una delusione per come me lo aspettavo. Non un cartello, una targa ad indicare che da lì si può solo scendere. Peccato, procedo sotto il sole e poco più avanti qualcosa ingombra la strada sterrata. Pietre sparse a formare una scritta. “Animo Angelo”. Qualche centinaio di metri più a valle Fabrizio, Alan e Marie Pierre si sbracciano verso di me. I bastoncini all'aria a disegnare ampi sorrisi. E' opera loro. Hanno sostato qui, raccolto pietre nel terreno intorno e composto questo regalo per me. Rialzo lo sguardo sono sempre più lontani ma non abbastanza per non urlare loro “Mercì amici, Je t'ame Fabrizio, Je t'ame Alan, Je t'ame Marie Pierre” e mi pare che il vento per un momento me li riporti qui ed io li possa così cingere in un abbraccio fraterno. Ma di questo non son così sicuro, forse è solo la proiezione di un mio desiderio. Intanto loro spariscono dietro la curva, chissà se li vedrò ancora? Gli 8 km che portano al paese sono una passeggiata intorno a casa. Tra castagni rigogliosi, felci, case in pietra, amore dell'uomo per questi posti. Il suono dell'acqua che scorre scivolando tra le pietre mi accompagna leggero all'albergue di questo minuscolo paese. Come acqua sono scivolati oggi i 30 km di cammino.
 
angeloscano ha scritto:
..................E a me piacerebbe arrivare a varcare il Portale della Gloria e, dalla sua arcata, guardarmi indietro e dirmi che valeva la pena, infine, arrivare.

sono sicuro che sarà così,
e intanto Buen Camino.
L'Apostolo è lì che ti aspetta per l'incontro.
 

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