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Laredo - Leon

¡Hola!
E al fin son giunta a Mansilla.
Finiti gli esercizi di spagnolo, la lingua ufficiale è tornata l'inglese.
La hospitalera quando ha visto la mia credenziale mi ha detto in italiano: Benvenuta nel casino!
Domani Leon e poi è proprio finita.
Cammino consigliabile, ottimi albergue, bei panorami, belle sorprese strada facendo. Forse solo un po' di asfalto di troppo, ma la perfezione è difficile da trovare ;)
 
:rofl: :rofl:
"Benvenuta nel casino": un tempo iniziava da Sarria e c'era persino chi faceva Burgos-Leòn in autobus per saltare le mesetas,a Mansilla si poteva persino scegliersi il letto... adesso la fiera comincia molto, molto prima!
:ciao:
 
Eh si, Il Cammino Navarro-Francese è proprio diventato un "Camminodromo" (anche se per la prima volta dopo 10 anni ad agosto i numeri sono in diminuzione di oltre mille presenze) ...
Quel Benvenuta nel casino dell'hospitalera dice tutto ...
Comunque vada, goditi la tua giornata di Cammino, il tuo arrivo a Leon che hai lo spirito giusto ...
 
Per ora 4 foto.
Non particolarmente belle, ma per me piacevoli da riguardare.

Questo era sotto l'indicazione dell'albergue di La Fuente. Già.
Il resto era scritto con un diverso colore che il sole si era completamente mangiato. Ma forse è sufficiente così.
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Per il corpo.
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Per la mente.
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Per i triestini
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Volevo scrivere qualche nota un po’ più “informativa” sul cammino Lebaniego/Vadiniense nel caso qualcuno volesse farci un pensierino.
Fare un elenco di tappe, km, albergue mi sembra un po’ inutile. Sono cose che si trovano facilmente sul web, sono più complete di quello che potrei fare io e vengono anche aggiornate.
E allora cosa metto? Accidenti, ci vorrebbe Ermanno ;)

Boh… proviamo.

Il Lebaniego va da San Vincente de la Barquera al Monasterio de Santo Toribio.
Il Vadiniense da Santo Toribio a Mansilla de las Mulas.

Il percorso si stacca dal Norte a Muñorrodero, un paio di km dopo Serdio.
E’ possibile anche abbandonare il Norte a Hortigal, un po’ prima di Serdio. Si tratta del vecchio tracciato ed è tutto su strada asfaltata. E’ più corto.
Adesso il percorso ufficiale è quello da Muñorrodero, quello che ho fatto io. Si segue la Senda Fluvial lungo il rio Nansa, che mi è piaciuta molto.
A Cades i 2 percorsi si riuniscono.

In linea di massima per tutta la prima parte, fino a Horcada de Valcavao (punto più alto, a circa 1800 metri), si sale. Anche se spesso si tratta di sali/scendi. Da Horcada de Valcavao si inizia a perdere quota abbastanza dolcemente e non ci sono più salite significative.

Anche se si passa in mezzo a montagne “serie” e anche belle, il percorso è quasi tutto su piste, mulattiere qualche facile sentiero e anche un po’ di asfalto (personalmente ne avrei preferito un po’ di meno…).
Quindi fattibile da tutti. Si sale, ma assolutamente niente di “difficile”.

Albergue. Quelli dove mi sono fermata io li ho trovati tutti buoni, alcuni ottimi. Un piccolo appunto solo sulla gestione di quello di Potes. Bellissimo sia come struttura che come posizione, ma forse non troppo controllato.
Ci sono dei Municipal, solo per pellegrini, e dei Privati, anche per escursionisti. A Portilla l’albergue, malgrado il nome, è un buon hostal e ha prezzi da buon hostal. A Espinama, Fuente De, Portilla è necessario prenotare in anticipo, in periodi “vacanzieri” anche abbastanza in anticipo. Io a Portilla, chiamando 2 gg prima, per la domenica sera non ho trovato posto. Così mi sono fatta il giorno di pausa a Espinama, dove penso di aver trovato l’ultimo posto libero per il sabato sera.
I Municipali sono sui 5 Euro, i privati sui 15. Portilla 29.

Fino a Potes si possono fare tappe abbastanza su misura perché gli albergue sono parecchi. Non come sul Francese, ma si può giocare abbastanza.
Dopo Potes, se si vuole dormire in albergue, le tappe sono abbastanza obbligate. Altrimenti si possono utilizzare hostal.
Da verificare prima la possibilità di mangiare. In generale c’è almeno un bar e/o un negozio o l’hospitalero prepara cena e colazione (La Fuente). Solo ad Horcadas abbiamo cucinato portando la roba da Riaño perché il bar al momento dà solo da bere, ma la cucina era attrezzatissima.

Panorami belli. Montagne, boschi, l’Embalse de Riaño, il tratto lungo il Nansa e poi lungo l’Esla.
Nel mio giorno di pausa mi sono fatta un giretto anche verso sentieri un po’ più “pietrosi”.
Particolare l’arrivo a Santo Toribio.
Ma anche il Monasterio de Gradefes, dove abbiamo assistito ai Vespri cantati veramente suggestivi.
La chiesa di La Fuente.
Il Monasterio de San Miguel de Escalada, che mi è piaciuto molto.
I piccoli paesi, alcuni proprio belli, che man mano cambiano salendo e poi scendendo.

Non molti pellegrini. Sono stata da sola fino a Espinama, dove grazie al giorno di pausa, sono stata raggiunta da uno spagnolo con cui sono poi arrivata fino a Mansilla.
Tutti si aspettano più gente l’anno prossimo perché sarà Año Jubilar Lebaniego.

Segnato abbastanza bene. Anche se per un po’ di distrazione ho perso qualche bivio e sono ricorsa alle tracce gps per capire se potevo recuperare o dovevo tornare indietro.
A volte un po’ laboriosa l’uscita dai paesi.
Però mi sono pentita di non avere con me una carta della zona. Avrei voluto fare un sentiero alternativo dopo Lebeña che mi avevano detto essere molto bello, ma non ho trovato l’inizio e quando me ne sono resa conto ormai ero troppo avanti. Ancora mi rode un po’ sta cosa…

Cose negative, direi proprio poco. Per un fattore personale, come ho già detto, un po’ di asfalto di troppo, soprattutto l’arrivo a Riaño, c’è un panorama bellissimo che però non ti puoi godere fino in fondo perché devi fare attenzione a questi grossi camion che ti passano a qualche centimetro.
Poi una mattinata di nuvole di zanzare dopo Cistierna. Camminavo agitando una frasca davanti alla faccia (tecnica copiata dai locali) e senza potersi fermare neanche per fare una foto per non essere aggrediti.

Ma secondo me vale la pena.

Questo è quello che mi è venuto fuori. Se qualcuno ha qualche curiosità, sono qua…

Intanto penso se/come raccontare qualcosa di più e mettere qualche foto (che mi diverte e mi fa sentire ancora un po’ in cammino :rolleyes:)
 
Ultima modifica:
Anche stavolta ti sei divertita nel camminare e nel raccontare.
Grazie Lia per le tue considerazioni.
Interessante il metodo "frasca", suggerisco agli scrittori (falso ciclista & co.) di riportarlo nelle guide sebbene in Spagna io ne abbia trovati pochi posti come quello. ;)
 
Grazie liam anche io avevo fatto un pensierino al cammino lebaniego e alla ruta vadininse. Ora con la tua recensione ho un motivo in più per prenderla in considerazione. Da quello che sò questo tracciato lo percorrono meno di 200 pellegrini/anno. Per chi è in cerca di solitudine e vuole vivere lo spirito pellegrino forse è l ideale.

Saro.
 
Grazie Lia, ho copiato le tue info nel forum dedicato alle info.

Edo
 
Lia, fatti venire fuori qualcos'altro, por favor... mica tanto per il cammino, ma solo per immaginarti con la tua aria di quella che cisonoanchesenonsembra, che fai le salite a qualche centimetro da terra, e che agiti la frasca ( sistema da me adottato nel 2006 sull'Aragonés prima di Ruesta, ma erano moscerini e in bocca risultavano amari).
Nell'intanto, grazie. :si:


free
 
Grazie Lia, che bei racconti..spero di sentirli dal vivo e di veder fotoooo

Inviato dal mio ME302KL utilizzando Tapatalk
 
27/08 Laredo – Santoña

E si parte.
Cammino puzzle. Se tutto va bene tocco 4 cammini diversi in 2 settimane.
Forse le ricerche pre-partenza avrebbero potuto essere un po’ più accurate, soprattutto su Lebaniego e Vadiniense. Ma ormai è tardi. Spero di avere tutte le informazioni vitali, il resto lo scoprirò.
Bus per Bergamo. 7 euro, diretto, una figata.
Volo a Santander.
L’aeroporto è piccolo piccolo.
Qualche nuvola, un po’ di foschia. Un’aria tiepida e umida, da mare.
Vago un po’ avanti e indietro sul marciapiede in attesa del bus. Perché non son capace a stare seduta tranquilla?
Sono a Laredo.
Vado verso la spiaggia.
Oggi micro tappa, tanto per arrivare a piedi al primo albergue.
So che devo seguire il mare finché non arrivo alla punta. E così faccio.
Tengo i sandali e cammino sulla spiaggia. Verso la riva la sabbia è abbastanza dura, non è faticoso.
Calma, calma! Mi rendo conto che sono partita come un treno. Laredo l’ho attraversata senza neanche vederla. Dovevo iniziare a camminare. Adesso però posso godermi i passi con calma.
C’è un po’ di vento.
Se non mi giro verso sinistra, dove ci sono dei condomini non particolarmente belli, il paesaggio mi piace.
Non c’è molta gente. O forse la spiaggia è talmente grande che la gente si disperde. Man mano che vado avanti diminuisce ulteriormente.
Chissà dove ferma la barca per Santoña. Esco dalla spiaggia e giro un po’ a caso finché non vedo una freccia gialla. E’ la prima. La seguo e mi riporta sulla spiaggia esattamente dov’ero prima.
Arriva anche la barca.
Pochi minuti e sono sull’altra sponda.
Su consiglio di Donato (perfetta guida a distanza per questo primo tratto di cammino) stasera dormo alla Bilbaina, albergue in centro.
Vari ragazzi tedeschi e 2 francesi. Devo decidermi a fare qualcosa per il mio francese.
Mentre l’hospitalero mi sta registrando arrivano 4 ragazze con tanto di trolley al seguito. Hanno prenotato su Booking, vorrebbero lenzuola, asciugamani. Non so come va a finire.
Provo a telefonare a casa. Non ci riesco. Mi dice che non sono registrata sulla rete. Che accidenti vuol dire? Spengo, riaccendo, cerco le reti manualmente, provo con tutte: nulla, vedo tutte le tacchette ma non mi lascia telefonare. Anni fa già un’altra scheda, di punto in bianco, si era rifiutata di funzionare all’estero, anche se il comportamento era stato diverso. All’albergue c’è il wifi, tramite giri strani riesco a far avvisare mia madre che sono ancora viva.
Non ci voleva. A Santander dovrò cercare di risolvere questa cosa.
Mangio qualcosa, sardine ovviamente, e 2 passi sul lungomare.
C’è una fortezza, vado a vederla da vicino.
Una statua dalle proporzioni strane, salgo le scale per andare a vederla.
Una indicazione per il Faro del Caballo. Sta diventando buio, non è il caso, torno indietro.
Vicino all’ufficio del turismo c’è una cartina interessante. Approssimo cerchi con quadrati. Faccio un po’ di conti. Vediamo domani mattina, adesso a dormire.


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panorama dalla spiaggia di Laredo

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spiaggia di Laredo

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chiazze di sole aspettando la barca

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statua della Madonna sopra Santoña

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Santoña serale vista dalla statua
 
28/08 Santoña – Güemes

C’è chi si sveglia alle 5.
No, voglio partire con il chiaro.
Anche perché l’idea di ieri sera mi sembra fattibile. Per il giro intorno al Monte Santoña danno 4 ore, posso approssimarlo a un quadrato, un’ora per lato. Il cammino ufficiale farebbe il lato interno, facendo i 3 lati esterni allungherei di 2 ore.
Ci provo. Colpa del cartello Faro del Caballo di ieri sera.
Ritorno alla statua.
Inizio su una mulattiera. Attraverso resti di fortificazioni da cui c’è una bella vista sul mare, anche se c’è ancora un po’ di foschia.
Un sentiero che entra nel bosco. Un tratto molto bello sotto una roccia a picco.
Sento dei rumori. Due quadrupedi che non riesco a identificare. Mi sembrano più agili di cinghiali, ma sono sotto di me e riesco a vedere solo due schiene molto scure.
Il sentiero inizia ad inerpicarsi ripido nel bosco. Molto ripido. C’è una corda per aiutarsi, con il fondo di terra e foglie non si riesce a fare presa.
Un tratto senza corda. Mi sembra che sulla sinistra ci siano un po’ più di pietre e mi sposto.
Vado su bene per una ventina di metri poi le rocce finiscono. Ancora un po’ avanti aiutandomi con gli alberi e poi sono aggrappata a un tronco senza riuscire più a muovermi.
Un tentativo a 4 zampe non funziona. Mi riaggrappo al mio albero. Anche tornare indietro non è così banale.
Dove accidenti mi sono andata a cacciare?
Dall’altro lato intanto è ricominciata la corda, è a 3 4 metri da me, ma si scivola, non riesco ad arrivarci.
Non posso passare le mie ferie abbracciata a quest’albero, devo trovare una soluzione.
Provo il metodo Cooleman (cul e man). Mi siedo e aiutata da mani, piedi, fondo dello zaino e sedere inizio una scivolata controllata cercando di spostami anche verso la corda. Ci arrivo. La afferro, promettendole che non la abbandonerò mai più, e grazie a lei procedo.
Il tratto ripido è breve, il sentiero spiana e… sbuca su una mulattiera molto simile a quella su cui avevo iniziato. Mi sa che ho fatto una variante non voluta. Chissà dove ho sbagliato però. Vabbè è andata bene così.
Il percorso è bello. Un po’ nel bosco, un po’ fuori, a picco sul mare.
Arrivo al bitorzolo di roccia che vedevo ieri dalla spiaggia di Laredo. C’è il sole ancora basso che sbuca da sotto le nuvole. Mi piace proprio questo posto.
Si inizia a scendere verso il faro. Mi aspettavo di meglio, anche la vista era meglio prima. Ma il percorso valeva la fatica.
Una stradina e si iniziano a vedere le spiagge dall’altro lato del capo.
In basso un enorme edificio recintato da alte mura. Deve essere il carcere.
Ritrovo il cammino ufficiale, sono in netto anticipo rispetto alle mie previsioni. Le approssimazioni cerchio quadrato avevano qualche difetto.
Cammino a fianco della spiaggia con una serie di scuole di surf.
Un piccolo promontorio, non è alto ma faccio un po’ fatica per il fondo sabbioso. Da sopra bella vista.
Due parole con uno spagnolo e poi con altri 3 con cui arrivo fino a Noja.
Uscendo da Noja una signora mi indica la direzione senza che debba chiederla.
Una piccola frazione con un bivio, non vedo frecce, chiedo: mi indicano quale strada prendere.
Però qualche dubbio mi viene. Continuo a non vedere frecce. Tiro fuori in cellulare su cui ho scaricato le tracce. Tutto ok.
Per più di un’ora cammino senza vedere una freccia, chiedendo ogni tanto al GPS dove devo girare.
Sono stradine in mezzo ai campi, quasi tutte sterrate. E’ piacevole.
In un prato sta grufolando Salsiccia! Identico. O è lui che ha deciso di fare il cammino o è suo fratello gemello. Lo saluto, ma non mi dà molta confidenza.
Arrivo alla statale e magicamente ricompaiono le frecce.
Non capisco. La sensazione è che non abbia fatto il percorso ufficiale. Però è buffo che avessi le tracce di un percorso su cui ero finita per caso. Mah… forse era tutto architettato da Salsiccia.
Pausa merenda su una panca di un paesino dove stanno giocando a qualcosa che mi sembra un misto tra bocce e bowling.
Sono a Güemes.
C’è parecchia gente. Prima di cena c’è un coro che canta e c’è chi è venuto solo per la serata.
Ascoltare il coro è suggestivo. Ma la sala è pienissima, mi ritrovo in piedi e in posizione precaria.
Per cena non ci stiamo tutti dentro. Io finisco in una tavolata all’esterno, sotto una tettoia. E ha iniziato anche a piovere. Però ritrovo i 2 francesi di ieri sera, qualche parola in inglese da parte loro, qualche parola in francese mia e tanti gesti.
Prima di andare a dormire ci ritroviamo nell’hermita ad ascoltare la spiegazione dei disegni sulle pareti. Siamo solo pochi. Qui trovo il Padre Ernesto di cui avevo sentito tanto parlare. E mi piace.
Beh come primo giorno è stato bello pieno, non mi posso proprio lamentare.


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vista dai fortini napoleonici

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quasi sulla punta

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bosco sulla scogliera

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faro nuovo

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spiaggia vista dall’alto

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probabilmente camminando non sul percorso ufficiale


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il gemello di Salsiccia

Un paio di note a margine.
1) Sono stata molto in dubbio se raccontare la mia variante “Faro del Caballo”, soprattutto la storia della corda. Finora nessuno lo sapeva e forse sarebbe stato meglio continuare a tenerla sotto silenzio.
2) L’edificio del carcere mi aveva colpito e tornata a casa sono andata a cercare qualcosa sulla sua storia. Tra le altre cose ho letto che i 700 gradini per arrivare al Faro del Caballo erano stati costruiti dai detenuti. Quali 700 gradini? E allora ho cercato anche qualcosa su questo Faro. E ho coperto che io non ci sono arrivata. Il faro che ho visto è quello nuovo. Dalle foto il Faro del Caballo è in un posto stupendo. Non ho infilato la deviazione giusta per arrivarci. Non so quando, non so come, ma a quel faro mi piacerebbe arrivarci. Forse da Irun, visto che tutti mi han detto che quel tratto di cammino è molto bello.
 
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