28/08 Santoña – Güemes
C’è chi si sveglia alle 5.
No, voglio partire con il chiaro.
Anche perché l’idea di ieri sera mi sembra fattibile. Per il giro intorno al Monte Santoña danno 4 ore, posso approssimarlo a un quadrato, un’ora per lato. Il cammino ufficiale farebbe il lato interno, facendo i 3 lati esterni allungherei di 2 ore.
Ci provo. Colpa del cartello Faro del Caballo di ieri sera.
Ritorno alla statua.
Inizio su una mulattiera. Attraverso resti di fortificazioni da cui c’è una bella vista sul mare, anche se c’è ancora un po’ di foschia.
Un sentiero che entra nel bosco. Un tratto molto bello sotto una roccia a picco.
Sento dei rumori. Due quadrupedi che non riesco a identificare. Mi sembrano più agili di cinghiali, ma sono sotto di me e riesco a vedere solo due schiene molto scure.
Il sentiero inizia ad inerpicarsi ripido nel bosco. Molto ripido. C’è una corda per aiutarsi, con il fondo di terra e foglie non si riesce a fare presa.
Un tratto senza corda. Mi sembra che sulla sinistra ci siano un po’ più di pietre e mi sposto.
Vado su bene per una ventina di metri poi le rocce finiscono. Ancora un po’ avanti aiutandomi con gli alberi e poi sono aggrappata a un tronco senza riuscire più a muovermi.
Un tentativo a 4 zampe non funziona. Mi riaggrappo al mio albero. Anche tornare indietro non è così banale.
Dove accidenti mi sono andata a cacciare?
Dall’altro lato intanto è ricominciata la corda, è a 3 4 metri da me, ma si scivola, non riesco ad arrivarci.
Non posso passare le mie ferie abbracciata a quest’albero, devo trovare una soluzione.
Provo il metodo Cooleman (cul e man). Mi siedo e aiutata da mani, piedi, fondo dello zaino e sedere inizio una scivolata controllata cercando di spostami anche verso la corda. Ci arrivo. La afferro, promettendole che non la abbandonerò mai più, e grazie a lei procedo.
Il tratto ripido è breve, il sentiero spiana e… sbuca su una mulattiera molto simile a quella su cui avevo iniziato. Mi sa che ho fatto una variante non voluta. Chissà dove ho sbagliato però. Vabbè è andata bene così.
Il percorso è bello. Un po’ nel bosco, un po’ fuori, a picco sul mare.
Arrivo al bitorzolo di roccia che vedevo ieri dalla spiaggia di Laredo. C’è il sole ancora basso che sbuca da sotto le nuvole. Mi piace proprio questo posto.
Si inizia a scendere verso il faro. Mi aspettavo di meglio, anche la vista era meglio prima. Ma il percorso valeva la fatica.
Una stradina e si iniziano a vedere le spiagge dall’altro lato del capo.
In basso un enorme edificio recintato da alte mura. Deve essere il carcere.
Ritrovo il cammino ufficiale, sono in netto anticipo rispetto alle mie previsioni. Le approssimazioni cerchio quadrato avevano qualche difetto.
Cammino a fianco della spiaggia con una serie di scuole di surf.
Un piccolo promontorio, non è alto ma faccio un po’ fatica per il fondo sabbioso. Da sopra bella vista.
Due parole con uno spagnolo e poi con altri 3 con cui arrivo fino a Noja.
Uscendo da Noja una signora mi indica la direzione senza che debba chiederla.
Una piccola frazione con un bivio, non vedo frecce, chiedo: mi indicano quale strada prendere.
Però qualche dubbio mi viene. Continuo a non vedere frecce. Tiro fuori in cellulare su cui ho scaricato le tracce. Tutto ok.
Per più di un’ora cammino senza vedere una freccia, chiedendo ogni tanto al GPS dove devo girare.
Sono stradine in mezzo ai campi, quasi tutte sterrate. E’ piacevole.
In un prato sta grufolando Salsiccia! Identico. O è lui che ha deciso di fare il cammino o è suo fratello gemello. Lo saluto, ma non mi dà molta confidenza.
Arrivo alla statale e magicamente ricompaiono le frecce.
Non capisco. La sensazione è che non abbia fatto il percorso ufficiale. Però è buffo che avessi le tracce di un percorso su cui ero finita per caso. Mah… forse era tutto architettato da Salsiccia.
Pausa merenda su una panca di un paesino dove stanno giocando a qualcosa che mi sembra un misto tra bocce e bowling.
Sono a Güemes.
C’è parecchia gente. Prima di cena c’è un coro che canta e c’è chi è venuto solo per la serata.
Ascoltare il coro è suggestivo. Ma la sala è pienissima, mi ritrovo in piedi e in posizione precaria.
Per cena non ci stiamo tutti dentro. Io finisco in una tavolata all’esterno, sotto una tettoia. E ha iniziato anche a piovere. Però ritrovo i 2 francesi di ieri sera, qualche parola in inglese da parte loro, qualche parola in francese mia e tanti gesti.
Prima di andare a dormire ci ritroviamo nell’hermita ad ascoltare la spiegazione dei disegni sulle pareti. Siamo solo pochi. Qui trovo il Padre Ernesto di cui avevo sentito tanto parlare. E mi piace.
Beh come primo giorno è stato bello pieno, non mi posso proprio lamentare.
vista dai fortini napoleonici
quasi sulla punta
bosco sulla scogliera
faro nuovo
spiaggia vista dall’alto
probabilmente camminando non sul percorso ufficiale
il gemello di Salsiccia
Un paio di note a margine.
1) Sono stata molto in dubbio se raccontare la mia variante “Faro del Caballo”, soprattutto la storia della corda. Finora nessuno lo sapeva e forse sarebbe stato meglio continuare a tenerla sotto silenzio.
2) L’edificio del carcere mi aveva colpito e tornata a casa sono andata a cercare qualcosa sulla sua storia. Tra le altre cose ho letto che i 700 gradini per arrivare al Faro del Caballo erano stati costruiti dai detenuti. Quali 700 gradini? E allora ho cercato anche qualcosa su questo Faro. E ho coperto che io non ci sono arrivata. Il faro che ho visto è quello nuovo. Dalle foto il Faro del Caballo è in un posto stupendo. Non ho infilato la deviazione giusta per arrivarci. Non so quando, non so come, ma a quel faro mi piacerebbe arrivarci. Forse da Irun, visto che tutti mi han detto che quel tratto di cammino è molto bello.