15/09 Mecerreyes - Burgos
Colazione in albergue con quello che ci hanno procurato ieri.
La bustina di Colacao che mi aveva dato la ragazza del bar quando aveva scoperto che non bevo caffè mi sparisce da sotto il naso e finisce velocemente nel latte di qualcun altro.
Fa niente, bevo latte bianco.
Ehm, insomma, faccio finta che la cosa non mi dia fastidio, ma già mi pregustavo il mio Colacao. A dire la verità la cosa un po’ mi scoccia.
Saluto l’olandese, che è l’ultimo a partire, raccomandandogli ancora una volta di spegnere tutte le luci.
Campi ondulati e sole radente.
Ogni tanto vedo in lontananza 3 dei 4 di ieri sera.
Vedere qualcuno davanti. E’ la prima volta.
Mi sto avvicinando un po’ toppo. Rallento. Non ho voglia di raggiungerli.
Mi viene in aiuto la mia distrazione. Non li vedo più e non vedo neanche più frecce.
Chiedo al telefonino, mi conferma che ho sbagliato. Mi aiuta anche a trovare una alternativa per evitare di tornare indietro.
Una piacevole discesa con una bella vista e sono a Hontoria.
Dovrebbe esserci un bar. Il Colacao mancato. Quasi quasi.
Devio verso la piazza, secondo me è lì.
Infatti.
Ci sono i 3, che sono diventati di nuovo 4, seduti a un tavolino fuori.
Mi dicono che ho sbagliato, il cammino non passa di qui, devo andare dritto prima della piazza.
Lo so.
Me lo dicono solo perché pensano che abbia sbagliato.
Però.
Decido che forse non hanno voglia che mi fermi con loro.
Ringrazio, torno indietro e prendo la strada giusta.
Niente, questo Colacao non me lo vogliono proprio far bere.
Ancora tra i campi.
Una stradina che si attorciglia un po’ su se stessa. Ma è l’unica che c’è, quindi meglio seguirla senza farsi domande.
Vedo Revillaruz e il suo castello.
La Via Verde.
Se seguo le frecce entro nel paese.
La Via Verde mi porta direttamente a Burgos.
Prendo la decisione meno da me: Via Verde.
Metto via il cervello, metto via l’attenzione e parto.
Non ho più niente da fare se non seguire questa ferrovia senza più binari.
Scopro che fa parte del tragitto Santander-Mediterraneo, anche se non ancora tutto sistemato.
Qualche ciclista, qualcuno che corre.
Non attraversa i paesi, passa di fianco.
Aree con panchine e fontanelle vicino alle vecchie stazioni.
Mi fermo un po’. Mi mangio tutti gli avanzi da zaino. Anche la barretta di emergenza.
Tratti più aperti e tratti più incassati tra le colline. La ferrovia deve andare più in piano possibile.
Aspetto la galleria. C’è una galleria di più di 600m non illuminata.
Eccola, vedo l’ingresso, passa sotto una collina.
Vedo anche l’uscita, non possono essere 600m, chissà cosa ho letto.
Però continuo a camminare e l’uscita continua a essere più piccola dell’entrata.
Forse sì, forse sono proprio 600m.
Mi diverto a cercare di capire quando i 2 buchi di luce avranno la stessa dimensione.
Accidenti, non mi vedo i piedi. Ci fosse un buco qui davanti ci finirei dentro. Oltre la maglietta, che è chiara e intravedo, il resto è tutto nero. Non capisco neanche a che distanza sono dalle pareti.
Beh, sì, togliendo gli occhiali da sole la situazione un po’ migliora. Ma mica poi tanto.
Incrocio un ciclista, lo sento più che vederlo. Mi sposto a destra fin contro la parete, so mica se lui mi vede. In bici dev’essere ancora più strano.
Potrei prendere il telefonino e fare un po’ di luce. Ma perché?
Sono fuori.
Ultima sorpresa di questo cammino. Adesso c’è proprio solo più da arrivare.
Via Verde e ciclabile fin dentro Burgos. Apprezzo molto.
Mi faccio aiutare dal telefonino perché voglio entrare dall’arco.
Ci riesco.
Sono a Burgos.
E già, sono a Burgos. Dopo 8 anni.
Mi ricordo dov’è l’albergue, ci arrivo senza aiuti.
Mi mettono un timbro. Mi danno un numero.
Nessuno si accorge che non arrivo dal Francese.
Puzza di disinfettante.
Gli altri 3 occupanti del mio cubetto stanno dormendo.
Vado a vedere la cattedrale.
Niente, come 8 anni fa. Mi piace tantissimo da fuori, ma dentro, malgrado oggettivamente mi renda conto che è bella, non mi fa l’effetto che mi fanno quella di Leon o di Toledo, Avila, ma anche Cuenca, Siguenza e Covarrubias. E’ così.
Una passeggiata lungo questo viale che mi piace tantissimo.
Una gelateria italiana, proviamo. Non male, sicuramente il miglior gelato mangiato in Spagna.
Una panchina lungo il fiume, mi organizzo la giornata di domani a Madrid.
Una pseudoCena un pezzo qua, un pezzo là.
Torno in albergue.
Sotto continuo a sentire questa puzza di disinfettante.
Nel mio cubetto dormono di nuovo o ancora tutti.
Mi arrampico su.
Fine.
Poi ci sarà una giornata a Madrid con l’ultima tappa della Vuelta che taglia la città in 2. Con il Barrio de las Letras. Con chocolate y churros. Con un barattolo di Colacao da portare a casa.
Poi ci sarà il ritorno con tutto quello che questo ritorno sta portando.
Poi, poi non ne ho proprio idea.
Campi la mattina
Qualcuno davanti a me
Marroni
Freccia
Via Verde
Burgos
Cattedrale. Da fuori mi parla.
E anche dal dentro che però è anche fuori