09/09 Sigüenza – Atienza
Colazione in ostello. Abbondante e varia.
Bello denso questo succo d’arancia. Oh, è gaspacho. Un po’ di pane e ci sta bene anche lui.
Attraverso Sigüenza, così ho modo di salutarla per bene.
Un collinetta e scendo in mezzo ai campi.
Macchie gialle di girasoli.
Un piccolo stagno. Mi avvicino, plop plop plop, tutte le rane che erano sul bordo si tuffano.
Palazuelos. Piccolo paese circondato da grosse mura.
Entro dalla porta. Nicchia con San Roque, leggo la storia del paese, della peste e della piccola statua.
Chiesa, da cui si gode di un’ottima vista. Capita spesso.
Mi piace questo paesino, ma non vedo segni di vita. Ci abiterà qualcuno?
Esco dall’altra porta.
Campi e leggeri saliscendi. Chiacchiero con i miei interlocutori immaginari di oggi.
Eccole le saline. Sapevo che ne avrei incontrate alcune.
Purtroppo sono all’interno di una finca privata e posso solo guardare le vasche da lontano. Sti cartelli “finca particular” iniziano a darmi un po’ fastidio.
Ci sono delle saline visitabili, ma completamente fuori dal mio percorso. Accontentiamoci di guardare queste di qua. Ma un po’ mi dispiace.
Altro paesino in cui non noto segni di vita. Altri campi. Altre chiacchierate immaginarie. Altre litigate con me, per fortuna quello che c’è intorno mi distrae e perdo un po’ il filo.
Quasi un piccolo colle, la stradina fa una curva e, ops, mi ritrovo in un altro mondo.
Se guardo indietro vedo campi ocra. Se guardo avanti vedo montagne, alberi e rocce.
Pianura e montagna, così, in 2 metri.
Un centinaio di metri, la carretera e un piccolo parcheggio. Due ragazzi stanno preparando lo zaino con corde, caschetto, moschettoni. Lì si coltivano girasoli e qui si arrampica.
Mi sembra tutto molto buffo.
Santamera. Piccolo paese di montagna.
Anche l’aria è molto più montana rispetto a prima. Eppure non sono salita, anzi sono anche un po’ scesa. Niente, questa cosa mi confonde non poco, ma mi diverte anche.
Oggi si pranza su una panca di pietra davanti a una casa.
Leggo che questo paese ha ben 4 abitanti. Non li incontro. Mi passa davanti una famiglia, ma direi che sono gitanti.
Via, è ora di ripartire.
Indicazioni per un canyon. Io devo andare esattamente nella direzione opposta. Uff.
Salitona, a saperlo mangiavo dopo.
Rocce che affiorano, terra rossa e bianca. Vedo il canyon proprio dietro di me.
La salita sembrava più ripida a vedersi che a farsi. Sono su.
Un quasi colle anche qua e mi ritrovo in pianura, tra campi coltivati.
Si scende per andare in montagna, si sale per andare in pianura. Il mio cervello è un po’ confuso, gli hanno scombinato le basi logiche su cui faceva affidamento. Ma così è, fattene una ragione. Prendilo come un allenamento di elasticità mentale.
Sono più scema del solito, ma sta cosa è troppo strana.
Tanto per aizzare ancora un po’ la mia pazzia, nel cielo stanno arrivando quelle nuvole bianche spumose che assumono forme strane. Il cacciatore di nuvole che è in me si scatena.
Mi ritrovo a gesticolare, ridacchiare e indicarmi nuvole. Fa che non mi veda nessuno, se no mi ricoverano. Ma chi potrebbe mai vedermi. Tranne i 2 ragazzi e la famiglia a Santamera oggi non ho incontrato anima viva.
Discesa a Riofrío.
Non penso di incontrare una gran folla neanche qui.
Invece. Riempio la borraccia alla fontana e appare una vecchietta.
Mi decanta le qualità di quest’acqua. Sono tutti molto orgogliosi dell’acqua del proprio paese.
Mi ha visto dalla finestra e ha sperato mi fermassi alla fontana, così riusciva a raggiungermi. Non devono passare molte persone di qui, ha una gran voglia di chiacchierare.
Però quelle nuvole. Le piacerebbe chiacchierare ancora un po’, ma c’è il temporale che arriva. Se vado veloce forse arrivo a Atienza prima di prendere la pioggia. Però devo partire subito e non fermarmi. Vai, vai, la ermita, il cimitero e poi a destra, mi raccomando a destra. Vai, che così forse non prendi il temporale.
Trasmette un po’ di agitazione anche a me.
Le nuvole non mi sembrano così minacciose, ma se lo dice lei che è del posto.
Ermita, cimitero, destra.
Piccole querce e tanta erica.
C’è il sole, le nuvole sono laggiù, sembrano ancora meno minacciose di prima.
Con calma, godiamoci anche quest’ultimo tratto. Se proprio sto temporale dovesse arrivare me lo prenderò.
Sono un po’ in alto, vedo due coni davanti a me. Su uno c’è qualcosa, dev’essere il castello di Atienza. Qui le montagnole amano andare in coppia.
La direzione c’è. I due coni aiutano le frecce a guidarmi.
Atienza, su un versante del cono con castello.
Ben 2 bar aperti nella piazza.
Provo a chiedere le chiavi in uno, ovviamente mi mandano nell’altro.
Qui mi va meglio, la ragazza telefona al sindaco. Tra un po’ arriva.
Mi prendo qualcosa da bere e mi riempie di tapas. Se questo alcade non arriva presto, qui ci faccio cena.
Arriva. Andiamo verso l’albergue.
Riceve un’altra telefonata dal bar: sono arrivati altri 3.
Problema: ci sono solo 2 letti. Il sindaco glielo spiega ma sembra che non abbiano problemi a dormire per terra, dicono che sapevano che c’ero anch’io.
Chi sono? Ne avevo 5 dietro e 4 davanti, 3 non li so collocare.
Torniamo a recuperarli.
Spiegato il mistero: erano i 5, hanno litigato e sono rimasti in 3.
Hanno recuperato un giorno perché non sono passati da Sigüenza, ci andranno domani in taxi e poi di lì a casa in treno.
Io e la femminuccia ci becchiamo i letti, i 2 maschietti si aggiustano con un po’ di coperte sul pavimento.
La cosa buffa è che non abbiamo un letto ciascuno, ma abbiamo una camera ciascuno.
Vorrei salire al castello. Si aggrega uno dei 3, andiamo.
E’ un po’ diroccato, ma seguendo dei ragazzini riusciamo a salire fino sulla torre. La vista ripaga il briciolo d’incoscienza.
Scendiamo a vedere una chiesa che abbiamo visto dall’alto e che naturalmente facciamo un po’ di fatica a ritrovare quando siamo in mezzo alle case.
Ci raccontiamo un po’ di cammini fatti e da fare, che stranamente hanno tutti la caratteristica di essere poco frequentati.
Recuperiamo gli altri 2 e andiamo a mangiare.
Vivono a Barcellona, ma sono catalani non catalani perché originari di diverse parti della Spagna. Soprattutto non sono indipendentisti, ci tengono molto a farmelo sapere. Scopro anche questa strana Tabarnia, che non capisco bene quanto sia un gioco, quanto qualcosa di serio.
E’ una serata divertente.
E’ divertente anche scoprire come alcune cose di questo pezzo di cammino fatto a 1 giorno di distanza le giudichiamo e interpretiamo in maniera un po’ diversa. Mi sa che io sono molto più accomodante.
Per la prima volta condivido un albergue con qualcuno.
Rocce in campo
Quello che si riesce a vedere delle saline
Strane forme
Terra e nuvole
Tra l’erica
Inizio a vedere il castello di Atienza
Castello di Atienza da vicino
Panorama dalla torre del castello