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sul filo di lana

  • Creatore Discussione Creatore Discussione liam
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Si avverte da quel che scrivi che questo cammino ti calza a pennello, a parte la foto di gruppo che è una bella 'eccezione '.!
Anche se cammini in solitudine non manca lo spirito del cammino a fine tappa, il popolo spagnolo sa essere accogliente ..
Continuo a seguirli.

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Ti stai superando, Lia.:applausi::applausi:
I tuoi racconti sono sempre più avvincenti.:):) Bravissima:applausi::applausi:
Ti abbraccio
 
I racconti di Lia mi assorbono, coinvolgono, mi fanno partecipare come fossi lì.
Ecco perchè aspetto sempre la fine per leggere tutto di seguito!
Patrizia
 
05/09 Villaconejos de Trabaque – Salmerón
Ieri sera gli orari non sono stati proprio pellegrini. Stamattina me la prendo con un po’ più di calma.
Mi hanno detto che il bar apre alle 7:30. Posso fare colazione.
Certo posso, ma non è detto che la faccia.
Inizio a cercare le frecce e me ne dimentico. Quando ci ripenso sono fuori dal paese.
Ormai è andata. Niente colacao y tostadas, così imparo.
Vado per campi.
Tranquillamente. Senza pensare.
Sempre con leggeri sali/scendi, sempre con coni che spuntano, sempre con un po’ di rocce.
Un posto che mi piace. Mi fermo e mangio qui le pere che mi hanno regalato ieri sera. Non è una brutta colazione.
Quel che rimane di una casa. Ben poco.
Bivio. Guado o non guado.
Mi hanno detto che il guado ha pochissima acqua, quindi fattibilissimo. Poi mi hanno fatto vedere un messaggio, arrivato qualche giorno fa, di uno che ci è scivolato col sedere dentro.
Vabbé, guado. Tanto quest’anno sono allenata in scivolate, una più una meno.
Eccolo. E’ una lastra di cemento larga 4 o 5 metri con 5/10cm di acqua.
Sembra innocua, ma appena ci metto un piede mi rendo conto che è scivolosissima.
Forse coi sandali? No, non ho voglia di aprire lo zaino.
Passettin passettino arrivo di là e non ci finisco neanche dentro. Chi l’avrebbe detto.
Pausa asciugatura piedi. A causa della temperatura piacevole, della posizione comoda, del rumore dell’acqua, ma soprattutto di una buona dose di pigrizia, si allunga molto più dello stretto necessario.
Ulivi. Chissà se sono quelli di Pepe.
Albendea. Le frecce non fanno entrare nel paese, ma il cartello “Bolleria artesanal” non mi lascia scampo.
Il paese è piccolo e il negozio microscopico, tolgo lo zaino perché ho paura che tutti e 2 non ci stiamo. Ma il profumo…
Una caracol e un sacchetto di rosquillas.
Già oggi è una giornata pigra, tranquilla, di quelle in cui me la prendo ancora più con calma del solito, ma questa stupenda caracol mangiata sulla panchina della piazza aiuta ulteriormente.
Ho la testa talmente tra le nuvole che ci metto un po’ a capire che la signora che ho davanti sta parlando con me. Sento che dice “no entiendes” e se ne sta andando.
No no, scusi… e le spiego da dove sono partita, dove vado, da dove arrivo. Quando vede qualcuno con lo zaino si ferma sempre a parlare, a chiedere se hanno bisogno di qualcosa.
Nelle info della Ruta de la Lana bisognerebbe inserire la presenza di questa “bolleria artesanal”, nel caso qualcuno, distratto, non notasse il cartello.
Mi incammino tra gli uliveti, pescando dal sacchetto delle rosquillas.
Con la testa sempre più tra le nuvole mi ritrovo a Valdeolivas. Paese un po’ più grande, con delle belle case antiche, molte delle quali però mi sembrano abbandonate.
Una piazza con vecchio ulivo al centro. Posso mica privarmi di una bella sosta anche qui.
Saluto la provincia di Cuenca ed entro in quella di Guadalajara.
Cambio anche associazione di riferimento, la nuova mi accoglie con una bella indicazione con croce di Santiago e delle frecce un po’ più piccole, ma belle regolari.
Ancora un po’ di campi, di girasoli, di ulivi e sono a Salmerón.
Anche lui abbastanza grande, anche lui con delle belle case antiche e una chiesa maestosa, ma anche lui con quest’aria di abbandono.
Chiavi da recuperare al Bar Cazador. Ieri sera ho chiesto se per caso non fosse in ferie. Mi è stato assicurato che non è mai in ferie.
Lo cerco per le viuzze intorno alla chiesa ma non lo trovo. In compenso trovo un negozio di alimentari. E’ ancora chiuso, ma aprirà alle 5, almeno così c’è scritto.
Come al solito nessuno in giro a cui chiedere.
Vedo dei muratori che stanno lavorando a una casa un po’ fuori, provo lì.
Il bar è dall’altro lato del paese, la spiegazione è lunga e complicata. Ma ci arrivo. Non ci posso credere, ci arrivo. Ed è anche aperto.
Il proprietario è una persona di poche parole. Ma questo lo so, me l’hanno detto ieri sera.
So anche che è molto geloso della ricetta del suo orujo: “con que lo haces?” “con hierbas” “que hierbas?” “de campo”. No, non ci penso proprio a chiederglielo.
Mi dà le chiavi, mi mette il timbro. Dov’è l’albergue? Non mi risponde. Ma poi esce con me e mi indica la strada.
L’albergue è in un antico palazzo con un portone imponente.
Una piccola biblioteca, delle grosse teste di cartapesta che ti guardano quando scendi le scale e un piccolo albergue pulito e ordinato.
Un po’ di spesa al negozio. La proprietaria mi identifica subito, sapeva che sarei arrivata oggi. Mi chiede se ci sarà qualcuno domani: 5!
Cerca di spaventarmi: la tappa di domani è “rompepiernas”, nessun paese in mezzo e a Viana non ci sono né bar né negozi. Infatti proverò ad arrivare a Trillo. “Oh Madre mia”. Si vedrà domani.
Chissà se al bar mi danno qualcosa da mangiare. “Plato combinado”. Non mi dice altro.
Però, senza dire niente, mi lascia una sacchetto di pere sul tavolo. Mi piace questo tipo.
Il paese si anima un po’. Ci sono addirittura 4 bambini che giocano nella piazza.
Ma soprattutto ci sono tantissimi gatti, neanche messi tanto male.
A dormire. Se ha ragione la signora del negozio, è meglio riposare per bene.

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Il girasole dimenticato

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Panorama

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E panorama pure questo

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Fiume

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Guado scivoloso

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Segnale molto serio

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Ulivi

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Fiero rappresentante dei gatti di Salmerón
 
Bellissime foto, panorami aperti come piace a me !!
Grazie Lia


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06/09 Salmerón – Trillo
C‘è un microonde, ieri mi sono rifornita: la colazione è sistemata.
Solo gatti in giro. Parto.
Breve tratto in mezzo a orti, poi campi.
Si cambia.
Mulattiera a tornanti, ampia e non particolarmente ripida.
Un po’ di salita costante e tranquilla non mi dispiace. Vado su bene.
Dall’alto coni e tronchi di cono sembrano quasi inesistenti.
Breve deviazione per la Ermita de San Matías.
Il guardiano-cinghiale mi fa capire con un grugnito che non è ora di apertura. Poi scappa via.
Ma non vorrei infastidirlo troppo. Tanto dell’ermita non rimane molto, do solo un’occhiata al rudere da fuori.
Sono su. Stradina in piano in mezzo a piccole querce.
Un paio di cerbiatti mi tagliano la strada. Che eleganza e che velocità.
Mi si stampa in faccia il solito sorriso scemo da cammino e vado avanti così. Chiacchierando con i miei soliti compagni di cammino immaginari.
Sbuco in mezzo a campi in parte recintati. Si vedono delle mucche in lontananza.
Bivio per Villaescusa. Si tratta di un paese ormai disabitato. La Ruta de la Lana passerebbe di lì, ma essendo all’interno di una finca non permettono il passaggio.
Mi hanno detto che volendo si può provare, ogni tanto i cancelli sono aperti. Ma possono fare storie e soprattutto se si trova chiuso quello di uscita bisogna cercare di scavalcare o tornare indietro. Lascio perdere e prendo lo sterrato che aggira la finca.
Tutti gli anni organizzano una camminata da Salmerón, dove ognuno porta un fiore da lasciare sulle tombe del cimitero di Villaescusa, che altrimenti non può più essere raggiunto.
Sembra che la discussione con la finca per l’accesso al paese vada ormai avanti da anni.
Inizio a scendere, di nuovo in mezzo a queste piccole querce.
Il cielo si sta un po’ scurendo.
Le mosche, eccole. Quelle piccole, noiose che ti girano intorno e non riesci a mandarle via.
I rami di quercia non funzionano. Troppo poco flessibili e con foglie troppo piccole. Mi colpisco la faccia e loro non se ne vanno.
Passo a sventolare il cappellino, ma anche lui non è il massimo.
Provo a lasciarle stare, tanto sono solo mosche, non pungono. Mi entrano nelle orecchie, nel naso. Adorano infilarsi tra occhiali e occhi. Ne sputacchio una che si è infilata in bocca mentre le insultavo.
Non sono una mucca, come ve lo devo dire?
Fine della discesa.
Per i ciclisti c’è la carretera, per me un sentiero che taglia tra le rocce.
Non è pulitissimo, ma non è niente male. Rocce, terra, erica e cardi.
Vista su Las Tetas de Viana (trattasi di 2 montagnole).
Le nuvole nere si stanno spostando senza aver scaricato niente sulla mia testa.
Anche le mosche se ne sono andate.
Ma cosa voglio di più!
Scendo sulla carretera all’ingresso di Viana. Piccolo paese con una bella chiesa.
C’è un albergue, ma nessun negozio/bar.
Il posto mi piace, ma dopo aver titubato un po’, decido di proseguire fino a Trillo.
Gli eventuali ciclisti si riprendono la loro carretera. Io il mio bel sentiero che sale.
Non sono molto lontana dalla cima de Las Tetas de Viana. Quando le frecce indicano una deviazione alla mia destra la voglia di continuare diritto c’è. Poi mi do qualche saggio consiglio e lascio perdere. Ma non so se ho fatto bene.
Cos’è quella roba? I 2 camini della centrale nucleare di Trillo, anche se lontani, sono enormi.
A parte loro, vista notevole da qui.
Oltre a Trillo laggiù, vedo anche una cosa che poi scoprirò essere il Real Balneario Carlo III, adesso albergo e terme.
Zona di passeggiate. Sentieri puliti e segnati. Incontro 2 ragazzi che stanno facendo manutenzione e risistemano un paletto caduto.
Inizio a scendere.
Ecco Trillo.
Aria di fiesta.
L’albergue è vicino alla Plaza de Toros, non entro nel centro del paese.
Tutta la via è transennata ai lati. Encierro in vista. Trovo un cartello e scopro che sarà domani, per fortuna.
Albergue, telefono. Tra mezzora vengono ad aprirmi.
Aspetto sulla riva del rio Tajo che passa proprio qui sotto.
Ma sarà quello che poi arriva ad Toledo? Provo a seguirlo sulla mappa del tel, lo perdo un po’ di volte, ma direi che potrebbe essere lui.
Intanto è passata mezzora e arriva un signore con chiavi.
Altro albergue pulito ed ordinato.
Mi spiega che sono capitata nei giorni della fiesta della Virgen del Campo e stanotte tra musica, canti, mortaretti e ubriachi non dormirò molto. Per domani mi consiglia di uscire prima delle 9, altrimenti rischio di rimanere “encerrada” anch’io.
Be’ sì, per le 9 spero di essere già partita. Anche perché sulla tappa di domani ho varie possibilità e le idee non molto chiare.
Devo anche mandare un messaggio all’associazione di Guadalajara perché ho un po’ di dubbi sulle possibilità di dormire. Meglio farlo subito.
Qui è abbastanza tranquillo, ma nel centro del paese c’è un casino notevole. Palco con musica, banda, mortaretti, peñas in costume (quelli mascherati da prosciutti ho fatto un po’ fatica a capire cosa fossero) e soprattutto birra e vino volontà. C’è già chi vomita negli angoli, non so cosa capiterà più tardi.
Nella chiesa c’è la statua della Virgen del Campo già pronta per la processione di domenica.
Oltre al Tajo c’è anche il rio Cifuentes, vado a vedere le sue piccole cascate che attraversano il paese.
Il problema è che è tutto chiuso, proprio tutto.
Stanno iniziando a preparare da mangiare all'aperto vicino al fiume, sarebbe interessante la cosa. Mi dicono che si inizierà a mangiare verso le 10:30 11. Non reggo.
Prendo un mega bocadillo con tortilla e un sacchetto di biscotti per domani mattina nei banchetti. Però posso assaggiarne qualcuno anche adesso, però basta se no per domani mattina non ne hai più.
Ancora un giro e poi a dormire.
Qui non c’è nessuno. Si sente un po’ di rumore ma solo se faccio attenzione. Ci sarà casino domani, quando arrivano i tori.
Forse la situazione non è così brutta come me l’avevano dipinta.

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Per di qua

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Panorama con foschia mattutina

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Quel che resta della Ermita de San Matías

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Tra le querce

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Freccia su roccia

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Tetas de Viana (ormai vicine)

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Panorama con centrale

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Cascatelle del Cifuentes a Trillo
 
Ultima modifica:
07/09 Trillo – Mandayona
Non so ancora bene cosa farò, ma una delle possibilità prevede una tappa abbastanza lunga. Sveglia una mezzoretta prima del solito.
Nel sacchetto non sono rimasti molti biscotti, li integro con un po’ di frutta secca. Colazione molto rapida.
Fuori non è ancora completamente chiaro. Un spicchio di luna.
In giro c’è gente, si sente musica, qualcuno è accampato lungo il fiume.
Seguo il corso del Cifuentes, qualche albero, un po’ di nebbiolina, umidità. Poco per volta il sole inizia a scaldare e a cambiare i colori. Partenza molto rilassante.
Attraverso Gárgoles, prima de Abajo e poi de Arriba. Paesi piccoli ma molto ben tenuti. Chissà, forse la centrale ha portato un po’ di soldi in questa zona.
Ermita de San Blas. Perfettamente quadrata. Mi piace, mi dà una sensazione di stabilità.
Mi hanno risposto dall’associazione di Guadalajara (non mi avevano risposto ieri perché occupati con la preparazione della fiesta di Guadalajara. Periodo di fiesta). Le notizie sono buone. Confermata la acogida di Mirabueno, con il numero di telefono del sindaco, o un hostal 3 km più avanti. Vedrò quando sono lì.
Vie perpendicolari tra di loro. Casette abbastanza nuove, tutte uguali, tutte con giardinetto, grossi alberi, recinzione. Ma tutte chiuse. Strano e anche un po’ inquietante questo posto appena fuori Cifuentes.
Sono sulla bella piazza di Cifuentes.
Bar dove fare una bella colazione con vista.
Un forno dove comprare pane fresco.
Una signora che mi accompagna al supermercato.
Tra fiesta e paesi senza niente, quando trovo un supermercato è meglio che ne approfitti per rimpinguare le scorte.
Non ci fosse stata la possibilità di dormire più avanti, avrei dovuto fermarmi qui e domani diventava complicato se volevo passare per Sigüenza. Molto meglio così.
Ma è il caso che mi muova, di strada ne ho ancora parecchia.
Un trattore che lavora in un campo. Terreno ondulato, anche se ho la sensazione di salire un po’. Nient’altro. Va bene così. Va benissimo così.
Moranchel. Questo buffo paese il cono di terra ce l’ha all’interno.
Ha anche delle apprezzate panchine sotto gli alberi. Perfette per la mia pausa pranzo.
Da una finestra arrivano chiacchiere e un profumino che fa sembrare il mio pane e formaggio davvero misero.
Il sole adesso si fa sentire, ma un po’ d’aria rende la temperatura sopportabile.
Continuo a salire leggermente, senza farci caso.
Continuo a stare in pace con me. Cosa che mi capita davvero di rado.
Ecco, nei miei cammini con la c minuscola ogni tanto non litigo con me. Ogni tanto tutte le mie anime sono tranquille. Forse le peggiori si annoiano a morte e si addormentano, ma chissenefrega. Cammino sonnifero. Arrivo solo fino qui, ma mi va più che bene.
Las Inviernas. Poche case.
Dalla strada si sente suonare un clacson. Arriva il furgoncino supermercato. Proprio oggi che ho appena fatto la spesa.
In un attimo la piazzetta si anima. Un po’ di saluti, domande, sorrisi allo strano essere con zaino.
Massì, mi compro un platano.
Ancora un po’ di salita e arrivo in pianura. Mi fa ridere questa cosa e mi piace qui. Ma oggi va così, mi piace tutto.
Andiamo, attraversiamo questa pianura alta.
Qualche resto di casa, qualche gruppetto di piccole querce.
Un rumore. Un rumore che conosco, che non riesco ad identificare, che mi sembra strano qui.
Sembra, sembra un treno.
E’ un treno, adesso lo vedo.
Sono in mezzo al nulla e mi sta passando davanti un treno a tutta velocità.
Strana sensazione.
E’ l’Ave. La attraverso su un cavalcavia.
Tutto nuovo, tutto verniciato di fresco, tutto perfetto, tutto blu.
Qui. Dove i colori sono tutti tenui.
Non mi dà fastidio. Mi stupisce, molto. Ma non mi dà fastidio.
Un campo di lavanda. Avevo già visto dei cespugli in giro, ma questo è proprio un campo coltivato. Forse ci stanno provando.
Mirabueno. Ehi, ci sono.
Al contrario dei paesini incontrati oggi, mi sembra un po’ triste. Ma forse è solo perché sono arrivate un po’ di nuvole a coprire il sole.
Nessuno in giro. Una grossa chiesa con l’aria un po’ trasandata.
Panchina. Anche lei ha visto giorni migliori. Provo a telefonare al sindaco per avere le chiavi dell’acogida.
Il telefono non prende.
Mi guardo in giro nessuno a cui chiedere. Qui non ci sono bar/negozi.
Senti, 3km e sono a Mandayona. Dove c’è un hostal e anche qualcosa da mangiare. Oggi ne ho già fatti parecchi di km, posso farne altri 3.
Mirabueno si chiama così perché è al limite della pianura, adesso si scende. Che strana questa cosa, il mio cervello non ha ancora accettato completamente l’idea delle pianure che stanno in alto.
Una facile mulattiera.
Vado giù abbastanza veloce perché le nuvole stanno aumentando e si stanno scurendo.
Ci sono.
E fiesta!
Anche qui.
Attimo di panico, non è che l’hostal è chiuso? No è aperto.
Il proprietario ha insegnato per anni spagnolo agli stranieri.
Non ti lanciare in frasi con tempi verbali strani.
Rumore di vento. Temporale in arrivo? No, almeno per ora. Mi lascia andare a mangiare. Una enorme e molto varia insalata. Ogni tanto una alternativa al plato combinato e ai pasti fai da te ci sta bene.
Il cammino non sono i km ecc ecc ecc. Ma nel mio cammino ci può stare la soddisfazione per essere ancora in grado di fare tappe di più di 40km senza grossi problemi. E stasera sono soddisfatta, anche per questo.

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Ermita de San Blas

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Ieri ero laggiù: Las Tetas de Viana

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Ondulazioni

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Moranchel con bitorzolo

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Salendo leggermente

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Quasi in pianura

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Vista dalla pianura

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Attraversando la pianura alta
 
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Lia sei una meraviglia !!!
Forse per te i km non sono un problema,
40 km x me sarebbero troppini !!!
Capisco che questo è il tuo cammino ma mi raccomando prendi nota anche per farne meno !!!
Ti seguo anche dal raduno PPS


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08/09 Mandayona – Sigüenza
Stanotte ha fatto temporale, ma adesso è sereno.
Questo hostal non è proprio economicissimo, ma la colazione è davvero interessante.
Direzione Sigüenza. Allungo di una tappa, ma i giorni dovrebbero bastarmi. Mi incuriosisce sia il percorso che la meta.
Campi e alberi. L’erba ai lati della strada è ancora ricoperta dalle goccioline di pioggia.
L’arietta è bella frizzante.
Salgo ad Aragosa. Paesino con poche case in pietra che mi sa di montagna. Forse è l’aria, forse l’odore di legna bruciata.
Incontro solo 2 gatti neri, mamma e figlio con il pelo ancora da gattino.
Un campo racchiuso tra pareti di roccia.
Panorami diversi rispetto ai giorni scorsi. Li imparo poco per volta.
In mezzo agli alberi, sul bordo di un ruscello. Ecco il Barranco del Rio Dulce.
Le pareti di roccia si avvicinano tra loro e diventano alte e verticali. Sono in una gola.
Guardo su e li vedo. Gli avvoltoi, los buitres.
Sono almeno una decina, appollaiati su in alto. Si vedono bene.
Mi fermo a guardarli.
Vedo qualcosa che cade dall’alto, di fianco alla roccia. Una pietra? No, dai, una cacca di avvoltoio.
Così mi sembra, anche dalla posizione dell’avvoltoio da cui è partita, e quello decido che è.
Certo che se ti arriva in testa da quell’altezza. Splash.
Più avanti ce ne sono altri. C’è anche gruppetto di persone che li sta fotografando con delle macchine un po’ più serie della mia.
Così fermi e così vicini non li avevo mai visti.
Le pareti di roccia si distanziano di nuovo un po’, ma rimangono belle alte e verticali. Certo che questo rio Dulce, che sembra solo un ruscello, ha scavato parecchio. Ha fatto proprio un gran bel lavoro.
Per essere in pieno film western manca solo la testa piumata di un indiano, con arco e frecce, che spunta da dietro una roccia.
Questo posto è fenomenale.
Incrocio altre persone. Il posto attira e poi oggi è domenica? Faccio un po’ di conti, no sabato. Sempre un po’ festa.
Esco dal barranco.
La Cabrera, altre case in pietra. Qui si arriva con la macchina, ecco perché incrociavo persone.
Un piccolo ponte, adesso ho campi sulla destra, alberi e poi il Rio Dulce sulla sinistra.
Inizio a vedere i ruderi di un castello su un cucuzzolo.
Il paese di Pelegrina, con la L come in italiano.
Le frecce mi farebbero proseguire senza entrare, ma un paese con un nome così non può essere saltato. Salgo su.
Anche qui mi accolgono dei gatti. Le persone sono tutte sedute ai tavoli del bar/ristorante.
Una chiesa che mi piace. Un centro di informazione sulla zona, purtroppo chiuso.
Voglio pranzare al castello. Ci metto un po’ a capire come arrivarci, ma alla fine sono su.
Ho le scorte che mi ero procurata per la cena di ieri, nel caso mi fossi fermata a Mirabueno. Imbandisco la tavola delle grandi occasioni. Il mio pranzo con vista e vento nel castello di Pelegrina è servito.
Si sta benissimo qui. Ci vuole del bello e del buono per convincermi a scendere.
Risalgo sull’altro versante.
Mi supera un ragazzo in bici. Stupidamente lo seguo e ci ritroviamo tutti e 2 davanti a un cancello chiuso. La deviazione era un po’ prima.
Il ragazzo abbandona, sentiero non da bici. Va anche lui a Sigüenza, ma per la strada.
La parte in salita non è lunga, se avesse avuto la pazienza di spingere un po’ poteva passare di qua.
Ottima vista.
Qui passano: la Ruta de la Lana, la Ruta del Cid e la Ruta del Quijote. I paletti di legno sono parecchi e i 3 simboli si alternano.
Piccole querce, erica, un po’ di cardi, qualche ciuffo di lavanda.
Un paio di cervi mi attraversano la strada. Quando saltano sono uguali a quelli dei cartelli stradali.
Quello dev’essere il castello di Sigüenza. Visto dall’alto è proprio bello.
Punto dritto al castello, tra lastre di pietra e strisce di terra rossa.
E’ stato trasformato in un Parador. Dormirò qui un’altra volta, vado a cercare l’ostello.
Non sarà il Parador, ma è nel centro storico, all’interno di una antica casa. Molto bello, accogliente e ben tenuto.
Siamo in 5. Un trio d’archi che la sera suona nella piazza e il ciclista già incontrato.
Finisce che ho una stanza tutta per me.
I gestori sono molto gentili. Mi consigliano di andare immediatamente a vedere la cattedrale prima che chiuda. Poi se ho voglia mi possono dire cos’altro vale la pena di vedere e raccontare qualcosa di Sigüenza.
Vado. Io, la macchina foto no. Forse è meglio così, guardo e basta.
La cattedrale da fuori non mi dice molto.
Entro e sorpresa, non me l’aspettavo così. Sì, mi piace, nella mia ignoranza mi piace.
Cerco la statua del Doncel de Sigüenza che legge il libro.
Giro un po’ a caso per Sigüenza, cittadina medievale proprio bella.
Anche la cucina dell’ostello è bella e decido di sfruttarla.
Gestore con cartina. Mi racconta tutta la storia della città, dalla reconquista ai bombardamenti degli aerei tedeschi durante la guerra civile. Passando per il Cardinal Mendoza, l’antica università, il commercio e le botteghe, le saline. Malgrado la terra sia rocciosa e quindi non particolarmente fertile, avere il sale nel centro della Spagna è stata la fortuna di Sigüenza.
A lui piace raccontare e a me piace ascoltare.
La cartina è ormai tutta una X con le cose che dovrei vedere. Ma tra un po’ è buio, mi faccio ancora un giro per dare un’occhiata ai posti che mi hanno incuriosito di più.
Sì, percorso e meta sono stati all’altezza delle aspettative.

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Campo tra rocce

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Verso il Barranco del Rio Dulce

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Los buitres (uno in posizione di lancio)

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Sotto la parete di roccia

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Idem

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Dove sono gli indiani?

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Ingresso al castello di Pelegrina

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Castello di Sigüenza
 
Ultima modifica:
Un po’ d’aria, una panchina all’ombra, ottimo panorama.
Uno di quei momenti in cui mi sembra di svanire poco per volta fino a diventare invisibile
.........

Vado per campi.
Tranquillamente. Senza pensare.
..........

Mi si stampa in faccia il solito sorriso scemo da cammino e vado avanti così.
...........


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3 tappe, sono a Trillo a leggerti , mi hai fatto compagnia oggi

il resto ti sorseggio piano piano piano :)

SEI TANTA ROBA !!!
 
09/09 Sigüenza – Atienza
Colazione in ostello. Abbondante e varia.
Bello denso questo succo d’arancia. Oh, è gaspacho. Un po’ di pane e ci sta bene anche lui.
Attraverso Sigüenza, così ho modo di salutarla per bene.
Un collinetta e scendo in mezzo ai campi.
Macchie gialle di girasoli.
Un piccolo stagno. Mi avvicino, plop plop plop, tutte le rane che erano sul bordo si tuffano.
Palazuelos. Piccolo paese circondato da grosse mura.
Entro dalla porta. Nicchia con San Roque, leggo la storia del paese, della peste e della piccola statua.
Chiesa, da cui si gode di un’ottima vista. Capita spesso.
Mi piace questo paesino, ma non vedo segni di vita. Ci abiterà qualcuno?
Esco dall’altra porta.
Campi e leggeri saliscendi. Chiacchiero con i miei interlocutori immaginari di oggi.
Eccole le saline. Sapevo che ne avrei incontrate alcune.
Purtroppo sono all’interno di una finca privata e posso solo guardare le vasche da lontano. Sti cartelli “finca particular” iniziano a darmi un po’ fastidio.
Ci sono delle saline visitabili, ma completamente fuori dal mio percorso. Accontentiamoci di guardare queste di qua. Ma un po’ mi dispiace.
Altro paesino in cui non noto segni di vita. Altri campi. Altre chiacchierate immaginarie. Altre litigate con me, per fortuna quello che c’è intorno mi distrae e perdo un po’ il filo.
Quasi un piccolo colle, la stradina fa una curva e, ops, mi ritrovo in un altro mondo.
Se guardo indietro vedo campi ocra. Se guardo avanti vedo montagne, alberi e rocce.
Pianura e montagna, così, in 2 metri.
Un centinaio di metri, la carretera e un piccolo parcheggio. Due ragazzi stanno preparando lo zaino con corde, caschetto, moschettoni. Lì si coltivano girasoli e qui si arrampica.
Mi sembra tutto molto buffo.
Santamera. Piccolo paese di montagna.
Anche l’aria è molto più montana rispetto a prima. Eppure non sono salita, anzi sono anche un po’ scesa. Niente, questa cosa mi confonde non poco, ma mi diverte anche.
Oggi si pranza su una panca di pietra davanti a una casa.
Leggo che questo paese ha ben 4 abitanti. Non li incontro. Mi passa davanti una famiglia, ma direi che sono gitanti.
Via, è ora di ripartire.
Indicazioni per un canyon. Io devo andare esattamente nella direzione opposta. Uff.
Salitona, a saperlo mangiavo dopo.
Rocce che affiorano, terra rossa e bianca. Vedo il canyon proprio dietro di me.
La salita sembrava più ripida a vedersi che a farsi. Sono su.
Un quasi colle anche qua e mi ritrovo in pianura, tra campi coltivati.
Si scende per andare in montagna, si sale per andare in pianura. Il mio cervello è un po’ confuso, gli hanno scombinato le basi logiche su cui faceva affidamento. Ma così è, fattene una ragione. Prendilo come un allenamento di elasticità mentale.
Sono più scema del solito, ma sta cosa è troppo strana.
Tanto per aizzare ancora un po’ la mia pazzia, nel cielo stanno arrivando quelle nuvole bianche spumose che assumono forme strane. Il cacciatore di nuvole che è in me si scatena.
Mi ritrovo a gesticolare, ridacchiare e indicarmi nuvole. Fa che non mi veda nessuno, se no mi ricoverano. Ma chi potrebbe mai vedermi. Tranne i 2 ragazzi e la famiglia a Santamera oggi non ho incontrato anima viva.
Discesa a Riofrío.
Non penso di incontrare una gran folla neanche qui.
Invece. Riempio la borraccia alla fontana e appare una vecchietta.
Mi decanta le qualità di quest’acqua. Sono tutti molto orgogliosi dell’acqua del proprio paese.
Mi ha visto dalla finestra e ha sperato mi fermassi alla fontana, così riusciva a raggiungermi. Non devono passare molte persone di qui, ha una gran voglia di chiacchierare.
Però quelle nuvole. Le piacerebbe chiacchierare ancora un po’, ma c’è il temporale che arriva. Se vado veloce forse arrivo a Atienza prima di prendere la pioggia. Però devo partire subito e non fermarmi. Vai, vai, la ermita, il cimitero e poi a destra, mi raccomando a destra. Vai, che così forse non prendi il temporale.
Trasmette un po’ di agitazione anche a me.
Le nuvole non mi sembrano così minacciose, ma se lo dice lei che è del posto.
Ermita, cimitero, destra.
Piccole querce e tanta erica.
C’è il sole, le nuvole sono laggiù, sembrano ancora meno minacciose di prima.
Con calma, godiamoci anche quest’ultimo tratto. Se proprio sto temporale dovesse arrivare me lo prenderò.
Sono un po’ in alto, vedo due coni davanti a me. Su uno c’è qualcosa, dev’essere il castello di Atienza. Qui le montagnole amano andare in coppia.
La direzione c’è. I due coni aiutano le frecce a guidarmi.
Atienza, su un versante del cono con castello.
Ben 2 bar aperti nella piazza.
Provo a chiedere le chiavi in uno, ovviamente mi mandano nell’altro.
Qui mi va meglio, la ragazza telefona al sindaco. Tra un po’ arriva.
Mi prendo qualcosa da bere e mi riempie di tapas. Se questo alcade non arriva presto, qui ci faccio cena.
Arriva. Andiamo verso l’albergue.
Riceve un’altra telefonata dal bar: sono arrivati altri 3.
Problema: ci sono solo 2 letti. Il sindaco glielo spiega ma sembra che non abbiano problemi a dormire per terra, dicono che sapevano che c’ero anch’io.
Chi sono? Ne avevo 5 dietro e 4 davanti, 3 non li so collocare.
Torniamo a recuperarli.
Spiegato il mistero: erano i 5, hanno litigato e sono rimasti in 3.
Hanno recuperato un giorno perché non sono passati da Sigüenza, ci andranno domani in taxi e poi di lì a casa in treno.
Io e la femminuccia ci becchiamo i letti, i 2 maschietti si aggiustano con un po’ di coperte sul pavimento.
La cosa buffa è che non abbiamo un letto ciascuno, ma abbiamo una camera ciascuno.
Vorrei salire al castello. Si aggrega uno dei 3, andiamo.
E’ un po’ diroccato, ma seguendo dei ragazzini riusciamo a salire fino sulla torre. La vista ripaga il briciolo d’incoscienza.
Scendiamo a vedere una chiesa che abbiamo visto dall’alto e che naturalmente facciamo un po’ di fatica a ritrovare quando siamo in mezzo alle case.
Ci raccontiamo un po’ di cammini fatti e da fare, che stranamente hanno tutti la caratteristica di essere poco frequentati.
Recuperiamo gli altri 2 e andiamo a mangiare.
Vivono a Barcellona, ma sono catalani non catalani perché originari di diverse parti della Spagna. Soprattutto non sono indipendentisti, ci tengono molto a farmelo sapere. Scopro anche questa strana Tabarnia, che non capisco bene quanto sia un gioco, quanto qualcosa di serio.
E’ una serata divertente.
E’ divertente anche scoprire come alcune cose di questo pezzo di cammino fatto a 1 giorno di distanza le giudichiamo e interpretiamo in maniera un po’ diversa. Mi sa che io sono molto più accomodante.
Per la prima volta condivido un albergue con qualcuno.

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Rocce in campo

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Quello che si riesce a vedere delle saline

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Strane forme

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Terra e nuvole

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Tra l’erica

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Inizio a vedere il castello di Atienza

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Castello di Atienza da vicino

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Panorama dalla torre del castello
 
Questo cammino mi piace tantissimo!!
Già mi piaceva prima, adesso che Liam lo racconta così bene caldo o non caldo spero per anno prossimo !!!/

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