• La pubblicità che compare nel forum lo sostiene con una piccola entrata, se usi AdBlock bloccando la visualizzazione delle pubblicità non aiuti il forum. Se vuoi dare una mano disabilitalo quando navighi in queste pagine. Grazie

Data astrale 20176.0

LMAO laughing my ass off ridere a crepapelle :)
Tranquillo non sei tu che stai invecchiando ma io che sono un po’ cretino ;)
 
LMAO laughing my ass off
Questa non la conoscevo! :rofl:
Fa parte di quelle cose intraducibili tipicamente anglosassoni, suppongo ...
Come diceva la mia teacher alzando le spalle: "It's just an expression", anche se a me 'sta cosa di ridere col cul0, mi fa ridere già di per sè ... :rofl:
Grazie Rob: la aggiungo al mio vocabolario e me la rivendo alla prima occasione! :-)

Saremo mica andati OT?! :rolleyes:
 
8 giugno Berducedo-Grandas de Salime

Hai presente il riff di chitarra con cui David Gilmoure apre Wish You Were Here?
Pulito, semplice, lineare, essenziale, spirituale
Ecco io mi sveglio così, la mattina dopo il mio giorno più lungo
L’albergue è ebbro di vita e di energia, ormai dopo una settimana i volti, le persone, le abitudini, sono consolidate, in questo gruppo ampio che si cammina addosso, simultaneamente eppure mai insieme, si rincorre, si lascia e si ritrova

La colazione è con Manfred e Mike, Cristina e Silvia, tutti ancora un po’ assonnati, di poche parole, ma la giornata incalza e, come sempre, alla spicciolata ci si avvia, io per primo perché il ginocchio destro è dolorante e già so che anche oggi sarà una lunga giornata
Prima di partire prendo due bottigliette d’acqua extra che, ovviamente, non mi serviranno, dal momento che è inutile chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati e non ci saranno condizioni particolarmente afose perché anziché verso l’alto si andrà verso il basso e i boschi prenderanno il posto delle radure deserte e sconfinate, concedendo al viandante quell'ombra ieri tanto anelata quanto negata

Mi avvio camminando privo di pensieri, ma proprio privo, vacìo, devoid, leer, lasciando che i miei piedi seguano le frecce portandomi fuori dalla vallecola in cui sta accucciato Berducedo, su per il crinale mentre il sole mi segue arrampicandosi nel cielo d’oriente fino a far capolino dalla cresta dei monti alle mie spalle

Sul falsopiano in discesa verso La Mesa vengo raggiunto dagli altri della Familia prima ancora di uscire dal bosco e percorriamo insieme i successivi pochi chilometri che ci separano da questo borgo frazione di frazione, quattro case in croce, una ermita, un albergue in cui mi sarebbe piaciuto riuscire a dormire ma non era nello schema delle cose e quindi amen, nemmeno un bar
Ora non sono più solo a camminare ma non mi aggrego alla conversazione, geloso come sto diventando della solitudine nella moltitudine, un atteggiamento che ho scoperto mi permette di osservare senza l’ansia di parlare, dire la mia, interloquire per affermare la mia esistenza, e di riflettere, lasciare che nuove connessioni neurali si formino, che idee prendano vita, che i pensieri si concatenino senza che ci sia l’impellenza continua di proferir verbo in ossequio a quel “se non parlo non sono” che sembra essere il mantra dei tempi moderni

In questa mia astensione volontaria dal parlare mi rendo conto che il Cammino insegna, come sempre, quando non te lo aspetti, e realizzo che qui non si parla una lingua, non si parlano tante lingue, ma c'è un idioma fluido, continuo, variabile e mutevole fatto di intrecci che dipendono dai gruppi che si formano e si sciolgono senza soluzione di continuità, miscelando spagnolo, inglese, italiano, francese, tedesco e qualsiasi altra cosa sia in quel momento disponibile
A differenza delle lingue l'idioma del Cammino è inclusivo, non respinge nessuno, permette a tutti di comunicare e non importa se non si comprendono tutte le parole, sono le emozioni, i sentimenti, le sensazioni quelle che vengono trasmesse e tanto e sufficiente per non far sentire la necessità di altra forma espressiva
Accade quindi che una coreana che parli poco spagnolo e niente inglese possa camminare conversando con un tedesco che parla poco inglese e niente spagnolo e visti da lontano nessuno potrebbe immaginare che messe insieme le parole che in comune conoscono non si arriverebbe nemmeno a dieci
Miracoli del Cammino, dove nulla è precluso e tutto può accadere perché il Tutto è il tessuto che unisce persone, luoghi, chilometri, fatiche, partenze e arrivi, in un arazzo di umanità in sintonia e simbiosi con l'essere più profondo della vita

Mi lascio La Mesa alle spalle lungo la carretera che taglia obliquamente il versante occidentale della valle, il silenzio mi accompagna rotto soltanto dal mio ansimare su questa bella salita e poi dal “thump … thump … thump” delle pale eoliche
Sono le prime che incontro in questo viaggio e sembrano quasi scandire il battito del cuore del mondo, se pensi anche solo per un istante che girano perché c’è vento e il vento c’è sempre, anche se mai negli stessi luoghi, nello stesso momento, nello stesso modo, e il vento gira e vaga seguendo le masse d’aria che si muovono e percorrono miliardi di chilometri intorno al globo mosse dal sole e dalla notte, frenate dai monti, bagnate dal mare, da tutti i mari, e quindi l’aria che in questo momento percuote quelle pale chissà da dove è partita, ma io la sento e la respiro qui e poi ce ne sarà un’altra, diversa, uguale perché mi terrà in vita anch’essa

Dalla cima del crinale si percepisce il nulla della profonda depressione al cui fondo c’è l’Embalse de Salime, che ancora non si vede ma si può immaginare osservando il vuoto che mi separa dal versante opposto, come se la terra fosse sprofondata a marcare una ruga che non può e non deve passare inosservata
Prima dell’inizio della discesa c’è Buspol, un presepe disabitato in cima ai monti dove il tempo non lascia traccia, perché tutto è fatto di pietra, le case, i muri, le straducole, come se invece che costruito fosse semplicemente emerso dalla roccia su cui poggia, e su cui sole, pioggia, neve e vento non hanno presa se non con tempi talmente lunghi dall’essere impossibili da percepire per l’uomo comune, dove mi fermo ad assaporare uno dei tanti momenti di estasi disconnesso dal reale che sono parte di questo Cammino, di ogni Cammino, e che permettono di risintonizzare tutti i relais in fase con l’onda lunga della vita

Mi aspettano diversi chilometri guardando in basso, ma le prime centinaia di metri le percorro insieme a Manfred e Mike, che mi hanno raggiunto mentre mi concedevo la soddisfazione di scattare qualche foto a questo luogo e ai panorami di cui qui si abbonda senza mai essere sazi
Procediamo in fila indiana lungo un’idea di tracciato più che un sentiero, che si snoda e si allunga lungo il fianco del rilievo percorrendolo da un capo all’altro, in questa parte ancora sommitale e non aggravata dalla pendenza, quasi a obbligare chi lo percorre a guardare le cose da lati diversi, prima verso nord, poi verso sud, gli stessi panorami, diverse le illuminazioni, le sensazioni, sarebbe assurdo perdersi in questi pensieri così minuti, se non fosse vero
La vegetazione è bassa, di montagna, muschi, licheni e cespugli, una vista spoglia direbbe qualcuno, essenziale e adatta(ta) direbbe qualcun altro, tant’è penso io e in questo sta la sua bellezza

L’idea di tracciato termina su una sterrata sassosa che pare un’autostrada tanto è larga e piatta ed evidentemente realizzata immaginando un traffico di viandanti significativamente più consistente dell’attuale, intimamente sperando che non sia invece un prodromo dell’ennesimo nastro di asfalto per portare gli eterni turisti da salotto fino alla cima del monte
Una sterrata larga, ma ben più pendente del sentiero e il mio ginocchio mi fa rallentare sensibilmente per cui invito i miei compagni di viaggio ad andare avanti, sia perché non voglio che si attardino per stare con me, sia perché da qui si intravede l’Embalse e sento che le centinaia di metri verticali che me ne separano saranno il contraltare della salita di ieri

È come andare a ritroso nel tempo, quasi una sorta di regressione psicanalitica junghiana, questa camminata in discesa sospesa nel tempo ma non nello spazio, lunga al punto da dimenticare quando è iniziata tanto sprofondo nei miei pensieri pur mantenendo l’attenzione al mondo circostante, nuovamente la percezione di avere il cervello nettamente distinto in due parti una all’oggi, l’altra che naviga all’indietro riportandomi ad istanti della mia vita non dimenticati ma sepolti e, guarda caso, tenuti insieme da scale
scese a rompicollo alla fine della terza media, promosso con ottimo, la soddisfazione di sapere di aver fatto il mio dovere e di aver reso orgogliosi mamma e papà, che solo un tredicenne può avere, a gonfiarmi il petto e le vene, immaginandomi la nuova vita, da grande, e tutto quello che sarei riuscito a realizzare
quel del liceo percorse mestamente al termine del primo anno, rimandato, due materie, la vergogna, il dolore, la tristezza, la rabbia verso me stesso e verso tutti, la presa di coscienza che il mondo dei grandi non è fatto per chi è ancora bambino, che gli altri non sono tutti buoni, che tradiscono, sono egoisti, opportunisti, indifferenti
le medesime cinque anni dopo, il giorno dei quadri della maturità, promosso con la sufficienza, io non più io, nella media, sogni di gloria infranti, ancora tanta rabbia, senso di liberazione, aria nuova, pulita, assenza di incenso ad impiastrare i respiri
titubante su quelle della facoltà il primo giorno di università, ora si che sono grande, autonomo, scelgo, decido, ci metto la faccia, l’aula magna di Geologia, antica come le ossa di dinosauro conservate al museo, polverosa, austera, densa di sapere a cui anelo abbeverarmi
percorse sempre al trotto in caserma, in divisa, nella top ten alla consegna dei diplomi di fine corso AUC, orgoglioso di esserci riuscito, da solo, le mie forze, la mia caparbietà, il divertimento, la curiosità, la responsabilità
sofferte quelle metalliche delle aule di ingegneria, moderni prefabbricati dove il numero di corpi ottunde i sensi e disarma la mente, su cui arrancavo perché “che lavoro è fare il geologo, mica ci si mangia”, odiate ogni oltre immaginazione, percorse all'infinito, bocciature a raffica, senso di disgregazione, di incapacità, di inutilità
di nuovo quelle di Geologia, sempre uguali a se stesse anche dopo anni, immutabili come il tempo, il giorno della Laurea e poi quello della discussione del Dottorato “lei è un arrogante, parla come se conoscesse soltanto lei gli argomenti di cui discute, ma è un valido lavoro e le conferiamo il titolo”, e vaffanculo, sono arrogante perché so quello di cui parlo, altrimenti ho imparato a mie spese che è meglio stare zitti
del Campidoglio gradoni fatti di storia discesi a passo lento il giorno del matrimonio, Roma imbiancata dalla neve come a voler regalare uno scorcio quasi irripetibile, le reminiscenze dell’antico splendore ammantate d’ermellino imperiale
del tribunale civile, scalini di marmo scivolati più che scesi , il giorno del divorzio, rampe austere, algide, vecchie, non antiche, prive di umanità, mura grondanti dolori e rabbie stratificate negli anni, senso di liberazione, di nuovo, finalmente
mobili quelle della metro, questa volta salite e non discese, come ad emergere dalla Burella per tornare a riveder le stelle, anzi più propriamente un sole, quello che mi illumina, mi scalda, mi accompagna ormai da tanti anni, l’unico per il quale mi immolerei e che wish you were here perché questo Cammino è magico, struggente, crudele, impietoso, implacabile, generoso ma soprattutto indispensabile e voglio che tu ne sia parte

(segue)​
 
Ultima modifica:
(seguito)

Il bosco è sorto nel frattempo affianco e sopra di me, schermando la via dai raggi del sole, ed è un bosco strano, bellissimo nella crudezza dei colori che raccontano di vita e morte, quelli che soltanto un incendio di proporzioni titaniche può lasciare dietro di se, il nero della fuliggine e l’odore della cenere dei rami accartocciati, il marrone dei tronchi in animazione sospesa incerti se sopravvivere o mollare, il verde delle cime, superstiti, scampate all'ecatombe, altezzosamente svettanti lassù a raccogliere aria, luce e calore da trasformare in vita da spedire quaggiù, il tutto per quinte successive in orizzontale e in verticale creando un impossibile labirinto tridimensionale di forme e colori, una metafora della vita, della mia vita, di questo Cammino

La sterrata si trasforma in un viottolo nell’ultima parte, il bosco post-apocalittico lascia il posto al suo passato e al suo futuro, verde, frondoso e rigoglioso, denso di resina che intride l’aria di molecole balsamiche e finalmente arrivo sulla carretera
L’asfalto sotto le suole sembra quasi un insulto dopo tante ore e tanti chilometri passati tra erba, sassi, radici, e foglie, ma l’andare in orizzontale, almeno per un tratto, compensa l’irritazione, seguo la strada attento a non farmi arrotare da camion e auto che procedono a velocità inversamente proporzionale alla frequenza di passaggio e giungo alla diga
Specchio d’acqua immoto color petrolio virato all'acciaio alla mia sinistra, abisso di oltre 120 metri alla mia destra, il sottile nastro di cemento sotto i miei piedi a separare due mondi, come quelli che il 9 settembre 1963 furono uniti in un colpo dall'onda di morte innescata dalle umane avidità a cui va il mio pensiero ogni volta che mi trovo sul coronamento di un’opera come questa

Mi affretto a passare e proseguo la strada sull'altro lato, con un passo che, nonostante non abbia mangiato nulla dalla colazione, sembra alleggerito, complice il ginocchio che in salita soffre meno e decide di prendersi una pausa dal tormentarmi, e arrivo fino al ristorante Las Grandas
Cristina e Silvia, con Manfred e Mike erano arrivati da un bel pezzo e mentre mi disfo dello zaino si stanno preparando per ripartire, facciamo una bella foto di gruppo con il lago e la diga a far da scena e ci accordiamo per sentirci più tardi quando arriverò in paese
Nel frattempo mi concedo una bella pausa con sumo de naranja natural, una bella insalata, due caffè, passeggiata sulla terrazza a piedi nudi, e un paio di sigarette mentre controllo i post del forum e faccio un colpo di telefono ad Alfie

È ormai primo pomeriggio inoltrato quando riprendo a camminare, rifocillato, ringiovanito, rallegrato, la carretera verso Grandas è in leggera salita, il ginocchio non duole e ormai le mie gambe vanno praticamente da sole, la metà psicotica del mio cervello è in catalessi stroncata da tutti i pensieri che l’hanno attraversata e su cui ha dovuto mollare la presa in questi ultimi due giorni, e io mi godo la camminata come ancora non mi era capitato di fare
I miei occhi non si stancano di saltare da una vista ad uno sguardo, vorrei fossimo nel 2150 così che avrei potuto farmi impiantare una telecamera connessa al nervo ottico per non perdere neanche un fotogramma di tutto questo, ma devo accontentarmi di scattare una foto ogni tanto altrimenti finisce che arrivo con il buio

L’ingresso in paese è preceduto da una tratto in un bosco incantato, con le felci che sembrano liquide tanto morbidamente ammantano la base dei tronchi degli alberi con i loro rami quasi eterei, mi fermo un attimo perché la foto me la strappano con la voce suadente del mormorio delle foglie accarezzate dal vento e nel frattempo vengo raggiunto da un pellegrino di età indefinibile, che stimo ad occhio e croce tra i 65 e i 70, e che mi chiede aiuto per prendere la borraccia dalla parte posteriore del suo zaino che non vorrebbe togliersi nuovamente, ora che è quasi arrivato
Beve mi ringrazia e riprende il suo cammino perché è partito ieri da Oviedo e stasera farà tappa all’albergue di Castro … ok, ho capito, un altro mondo è possibile ….

Grandas è diverso dagli ultimi paesi, più grande, strutturato, un paio di banche, una bella piazza centrale con anziani e bambini a godersi l’aria di questo crepuscolo di prima estate, ristoranti, bar, diversi albergue, mi dirigo al municipal avendo sentito gli altri che si sono già sistemati, carino, pulito, moderno, confortevole
Sello, donativo, smonto zaino, doccia, che goduria, scendo nella sala comune e mentre l’hospitalero si offre di mandare la lavadora y secadora per me, avendo capito che riesco ad essere particolarmente tardo in certe situazioni, festeggiamo con tutta la Familia il compleanno di Silvia con un tortino e candelina comprati da Christine, con un’atmosfera da réunion che difficilmente si può comprendere se non ti ci sei trovato
L’ufficietto dell’hospitalero funge anche da microemporio e resto affascinato da una croce di Santiago in legno, piccola non più di dieci centimetri da un capo all’altro, dall’aspetto un po’ logoro, il legno abraso, una possibile smaltatura originaria ridotta a chiazze e, colto da un impulso irrefrenabile, la compro e la lego ad un’asola dello zaino

E' il primo segno che appongo e mi sento felice, come se avessi ricevuto un giocattolo, mi rendo conto che probabilmente non ho potuto né voluto smettere di essere quel bambino di cui tanti anni fa, è solo che per resistere l’ho ricoperto di corazze e mantelli che me ne avevano fatto dimenticare l’aspetto finché questo Cammino non mi ha scartavetrato a dovere, per poter dipingere una nuova storia su una vecchia tavola

ohhh yeahhhhh
 
La bellezza di attendere un tuo post e leggerlo tutto d'un fiato.

Grazie Robi
 
Mi sei mancato tanto, ma il premio valeva l'attesa

Inviato dal mio HUAWEI GRA-L09 utilizzando Tapatalk
 
Ormai mi ero rassegnata a non leggere il seguito del tuo racconto e invece ecco la sorpresa, grazie Robi!
 
Ma come, niente fotografie? Per un'appassionato di lettura (e di fotografie) come son io, confesso che un poco mi mancano le tue belle fotografie.
Per il racconto e l'attesa quoto 100% maryam e Edo

Un saluto :ciao: ed un :applausi:
Stefano

Grazie Stefano :)
Questa volta volevo lasciare che le parole costruissero le immagini per ciascuno senza imporre le mie
Però non so resistere ad un commento così e quindi lunedì carico in un post diverso le foto a cui avevo pensato ;)
 
Sapevo saresti arrivato

non mi aggrego alla conversazione, geloso come sto diventando della solitudine nella moltitudine, un atteggiamento che ho scoperto mi permette di osservare senza l’ansia di parlare, dire la mia, interloquire per affermare la mia esistenza, e di riflettere, lasciare che nuove connessioni neurali si formino, che idee prendano vita, che i pensieri si concatenino senza che ci sia l’impellenza continua di proferir verbo in ossequio a quel “se non parlo non sono” che sembra essere il mantra dei tempi moderni

Non sapevo mi avresti di nuovo colpito

non ho potuto né voluto smettere di essere quel bambino di cui tanti anni fa, è solo che per resistere l’ho ricoperto di corazze e mantelli che me ne avevano fatto dimenticare l’aspetto finché questo Cammino non mi ha scartavetrato a dovere, per poter dipingere una nuova storia su una vecchia tavola

Questo tuo essere ....... questo tuo trovare ......

Colpisci sempre nel segno

Grande Robi
 
Bello aprire il forum "un anno dopo" ed inaspettatamente ...
...partire col botto di un racconto con i fiocchi! :-)
Ormai avevo perso le speranze ed invece ...
Welcome home, mate!
 

Trova un utente

Mappa cammini storici

La mappa è realizzata su carta pesante, misura 500x700 mm ed è spedita in tubo per proteggerla
Il costo comprende anche le spese di spedizione e il costo dell'imballo.
Per vedere la mappa in grande formato, cliccare sull'immagine
Acquistando una mappa avrete in omaggio uno scudetto da cucire sullo zaino

Un bellissimo regalo per chi ama il cammino

Quantità

Libretto "Racconti in cammino"

I libretti di 55 pagine raccolgono i migliori racconti dei 3 concorsi letterari organizzati dal forum

Il costo comprende anche le spese di spedizione.

Un bellissimo regalo per chi ama il cammino

Scudetto PPS

Lo scudetto è realizzato in stoffa e può essere cucito o incollato dove si desidera, non è termoadesivo.

Il costo comprende anche le spese di spedizione che variano a seconda della quantità ordinata.

Scelta oggetto
Alto