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Data astrale 20176.0

Ok ho capito, mi vuoi far piangere...mannaggia!

Inviato dal mio HUAWEI GRA-L09 utilizzando Tapatalk
 
free & Edo sono tornati .... :rofl:
Così pare. In ogni caso si, io sono a Roma e non appena il Admin scenderà dalle innevate cime con volo fluido ed elegante verso le colline a nord del cupolone, se po' fa'.

Rinnovo la mia disponibilità a mettere a disposizione delle S. V. il piano nobile della mia modesta magione, preferite l'appartamento blu dell'ala nord-est o quello con tramonto a ovest sulle colline?
:hihi: (ma che mi sono bevuta stasera..??)

free
 
Ah, dimenticavo.. Robi mi piace quello che scrivi.
E come lo scrivi.
:si:

free
 
No no no ... e perché?
Le ultime due tappe che ci hai raccontato sono state per me speciali e particolari per motivi diversi e a vedere le foto mi commuovo più di mia mamma quando guarda "incompreso" [emoji23]

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Le ultime due tappe che ci hai raccontato sono state per me speciali e particolari per motivi diversi e a vedere le foto mi commuovo più di mia mamma quando guarda "incompreso" [emoji23]

:bacibaci::bacibaci:
così sei tu che fai commuovere me :'-)
se ti andasse mi piacerebbe parlarne :imbarazzo:

PS - anche io mi commuovevo guardando "Incompreso" ....

baci
Robi
 
e a vedere le foto mi commuovo più di mia mamma quando guarda "incompreso"
emoji23.png
Quante lacrime ha fatto scendere quel film... pure a me :-)
Edo
 
Oggi...letto tutto d'un fiato....GRAZIE... per toccare corde così profonde che appartengono un pò a tutti noi..
Lo rileggerò con calma ..lo assaporerò lentamente ...come questo regalo che ci hai fatto merita.
Raffaella
 
Oggi...letto tutto d'un fiato....GRAZIE... per toccare corde così profonde che appartengono un pò a tutti noi..
Lo rileggerò con calma ..lo assaporerò lentamente ...come questo regalo che ci hai fatto merita.
Raffaella

WOW, grazie a te per aver avuto la voglia, la pazienza e la curiosità di leggerlo :rofl:
so che non è scritto proprio in modo semplice e soprattutto in questa occasione ho decisamente messo da parte la sintesi ...
A presto
Robi
 
due giorni che non aprivo il forum e mi son detto : cacchio ho bisogno di un racconto di Roby, ma vedo che la "Robianite" ha già colpito quancun'altro precedendomi ;)
 
9 giugno Grandas de Salime – A’ Fonsagrada

Non potevo non farlo
Si legge nei diari di cammino, si ascolta da chi ne racconta, l’ho visto fare da altri in questi pochi giorni che ho passato camminando, non esiste che anche io non provi
Ad avviarmi nel lucore dell’alba ancora in fasce, non perché tema di non trovare posto in albergue a fine tappa, ma soltanto perché voglio farlo e provare una nuova esperienza e sentire un’altra cosa ancora
Sono diventato bulimico di emozioni
Punto la sveglia alle 5 e apro gli occhi al primo trillo, ben stipata sotto il cuscino per rispetto degli altri mi richiama alla vita che ho messo in attesa (sempre C3PO style) quando mi sono addormentato sazio, soddisfatto, felice
Intorno a me il silenzio dormiente è reso ancor più profondo dai sussurri e movimenti ovattati dei compagni pellegrini abituati a queste consuetudini
Io mi sento una rana in un acquario, scendo dalla cama superiore, non c’erano posti bassi disponibili ieri quando sono arrivato, facendo attenzione a non ribaltarla e a non franare sul letto vicino nonostante le oscillazioni da vascello in mezzo alla tempesta, infilo i pantaloncini, faccio una bracciata di tutti i miei averi e scendo le scale nella penombra delle luci di sicurezza per dirigermi verso la sala principale da cui sento provenire mormorii che si avvicinano al brusio
Uscendo dallo stanzone incrocio Christine di ritorno dal bagno a cui devo sembrare un fantasma, perché soffoca un urletto e mi apostrofa “what the fuck are you doing up so early?” “oggi parto presto darling, ci vediamo lungo la via tanto tu cammini veloce <smile>
Nella sala, alcuni si vestono, altri fanno colazione, tutti parlottano a gruppi, io sono nel mio stato di grazia da Cammino volutamente solo in mezzo agli altri, impacchetto tutto per bene, scarico un paio di merendine dalla macchinetta e le ingollo mentre aspetto che l’altra macchinetta faccia il caffè, dio benedica l’euro, lo trangugio ed esco dopo aver augurato Buen Camino a chiunque sia intorno, i piedi fremono, l’anima è ipercinetica, se non inizio a camminare rischio di fare la fine del Samsung Note 8 (quello cui esplodeva la batteria, ndr)

day #7 Grandas-A Fonsagrada_dawn in Grandas.jpg

Fuori l’alba è lì ma non c’è, si percepisce come un sussurro ma non si vede, il cielo è ancora grigio piombo ma non più nero giaietto, le stelle si stanno ritirando come un corteo regale per prendersi il meritato riposo e cedere il posto a Ra che tra poco fiammeggerà incontrastato signore del mondo, e mi avvio per uscire dal paese confortabilmente guidato dalle dorate frecce
Camminare nel lucore antelucano è una esperienza che deve essere fatta
Il mondo giace quieto e ancora addormentato, non di quel profondo sonno delle ore più dense della notte, quanto di quello leggero in cui il cervello inizia a riattivare uno dopo l’altro tutti gli interruttori, come un pilota di aereo prima del decollo controllando che tutto sia in ordine con un automatismo che sfora nel sovrappensiero, è il momento in cui, se ancora fossi nel letto, vivrei i sogni come fossero realtà con la possibilità di modificarli e agirci dentro, l’attimo in cui il silenzio cupo della notte è rotto dal cinguettio degli uccelli, sveglia naturale del pianeta, incapaci di trattenersi dal condividere con chiunque la loro gioia di vivere al nuovo sorgere del giorno
Milleseicentochilometriorari, decina più decina meno per tener conto della latitudine rispetto all’equatore, mi portano in pochi minuti dalla notte al giorno e la magia di quell’attimo incommensurabile tra buio e luce si dilegua, aprendo allo sguardo la scenografia del mondo

P6090223.jpg

Cammino sulla carretera, salendo leggermente uscito dal paese, me la prendo comoda, seguo le frecce che mi portano su una deviazione inutile che altro non è che un controviale della strada asfaltata e quando torno indietro vedo arrivare Christine
La aspetto, cortesia, gentilezza e comunione sono parole d’ordine perse nella vita sociale del terzo millennio ma ancora valide e prepotentemente presenti sul Cammino, iniziamo a chiacchierare, leggermente, frammentariamente, perché i fumi del sonno non sono ancora svaniti del tutto e il metabolismo ancora non carbura a pieno regime, parole lievi, pensieri spessi, scampoli di vita, spezzoni di ricordi, che sgorgano liberamente e senza pudore man mano che il sole sale e i passi si susseguono
Christine, delicata ma strenua, che in un’altra vita dedica il suo tempo a trovare una sistemazione lavorativa alle migliaia di immigrati affluiti nei Lander, affinché possano anch’essi trovare un posto al sole del progredito Occidente, in luogo di quel posto sotto il sole dei mille e più paesi che hanno abbandonato per disperazione, nella manifestazione materiale di cosa voglia dire politica inclusiva
Christine, con il suo inglese pressoché perfetto, appena velato dalla durezza linguistica della terra di Faust, la voce pacata, gli occhi decisi, consapevole di avere un ruolo nel mondo eppure in Cammino alla ricerca di quell’energia intangibile che le serve per poter assorbire l’angoscia di cui è testimone ogni giorno

Lunga piega a sinistra del nastro d’asfalto sui cui quasi inconsistenti scivolano i nostri piedi ed ecco Casa Federico, emporio, casalinghi, tabacchi, insomma una tienda “by definition”, riferito essere l’ultimo bar delle Asturie il cui ricordo, a ripensarci dopo, è ornato da un velo di tristezza perché le Asturie non perdonano, come il Primitivo, ti lacerano, ti scorticano, ti coccolano e restano li, sottopelle come un tatuaggio, una cicatrice indolore a sempiterna memoria di un luogo e un tempo unici nella vita
Una pausa è d’obbligo, non per la stanchezza ma per il rito quotidiano della colazione che qui è rivestita di un significato diverso, più ampio di quello che ha prendere un caffè al bar
Classico dei classici, cafè y leche, sumo de naranja, tostado, ci sediamo ad un tavolinetto sgangherato incastrato tra il muro e il nastro d’asfalto e salutiamo gli altri pellegrini come se il tempo non esistesse, assaporando ogni morso, sorso, istante

Il sole sale, la vita si riattiva, il cervello si snebbia e noi abbandoniamo la tienda per affrontare la giornata, un altro tassello nell’affresco dei ricordi, un altro istante di esistenza passato ma non dimenticato, un altro sassolino gettato nel mare della memoria a costruire quella montagna di fatto e vissuto che ognuno porta seco e che lo rende unico
Si cammina in pianura, attraverso campi e limitar di boschi e poi si salicchia verso l’Albergue Juvenil de Castro, terzo ricovero, dopo Bedenaya e La Mesa, dove il mio bellissimo e inutilissimo programma diceva che mi sarei dovuto fermare e che invece vedo soltanto scivolare alla vista mentre passo
I passi scorrono, il tempo segue, i pellegrini sulla via aumentano, volti finora soltanto scorti sfuggevolmente o affatto, mi affiancano, superano, si fermano, parlano, sulla lunga tratta di carretera in salita che porta a Peñafonte mi raggiunge Juan Josè e quello che ho ormai imparato essere il rito pellegrino fondamentale si srotola con la semplicità di un respiro, di dove sei, da dove vieni, ah! sei italiano, bella italia ho fatto la Francigena fino a Roma per andare a vedere il Papa (beato te JJ, ammiro la tua fede in un tonacato bianco a capo di una schiatta di neri che si professano unici depositari al mondo della vera fede in nome della quale hanno dominato coscienze, anime, vite, re e imperatori, popoli, scienziati, artisti e letterati, con la protervia di applicare un dogma di 2000 anni fa ad un mondo che nel frattempo è evoluto, cambiato, modificato, senza mai fermarsi a chiedersi “ma se Cristo fosse vissuto oggi, cosa avrebbe detto di noi? Vedi mai che ci avrebbe scacciato dal tempio come novelli farisei per vendita non autorizzata di indulgenze e illusioni? Avrebbe avuto pietà di chi ha perseverato ingiustizie e molestie senza pentirsene, anzi nascondendo, riallocando, spostando, i responsabili di così tanto dolore?, pensieri caustici, rancorosi, la cui sorgente conosco fin troppo bene, si sovrappongono alle parole di Juan Josè, bonario spagnolo un po Sancho Panza un po Don Abbondio, non dando merito alla compagnia di quest’uomo che non ho incontrato per caso per percorrere insieme qualche chilometro di vita e che, come chiunque, mi darà una lezione di umanità

(segue)
 
Ultima modifica:
(seguito)

Peñafonte, quattro case una chiesa una fonte, appunto, sosta d’obbligo questa volta perché un po di stanchezza la sento e poi perché vuoi mettere il piacere di dissetarsi ad una sorgente che sgorga libera e senza limiti direttamente dal muro?!
Juan Jose si ferma con il suo compagno di cammino, la moglie è rimasta a casa ma dice che prima o poi la porta a Roma a piedi, all'ombra del pronao della chiesetta ed io mi rimetto in cammino

day #7 Grandas-A Fonsagrada_straight ahead.jpg

Tutto quest’ultimo tempo speso a chiacchierare necessita di un bagnetto di solitudine per riflettere e mi avvio ancora in salita dentro e fuori dalla carretera fino ad abbandonarla definitivamente per addentrarmi in boschi sempre più vasti, più verdi, più silenziosi, più tutto-quello-che-vi-può-venire-in-mente, in cui perdere di nuovo contatto con il mondo materiale per girovagare senza limiti in quello mentale, spirituale, mistico e una brutale consapevolezza mi sovviene come un paio di ceffoni, slap slap, che tutti i miei velenosi pensieri sulla fede stimolati da JJ in realtà sono incongruenti alla luce di quello che sto vivendo, perché è indubbio, ed in questo momento lo sto soltanto accettando, che l’anticlericale, agnostico, materialista cosmico, che sono stato nella tarda gioventù, era una ripicca, una negazione, un dispetto quasi infantile verso chi aveva tradito ogni ideale di integrità, etica, umanità, sensibilità e pietas che i miei con tanta pazienza e amore mi hanno insegnato esser quello che distingue gli uomini dai mezz’uomini, ominicchi, ruffiani e quaquaraqua (grazie Sciascia per questa bussola inestimabile)
Tanto rancore è servito a tenere nascosta la mia parte spirituale, a volerla negare perché per “coerenza” non puoi essere spirituale e anticlericale
Quanta ingenuità giovanile, quanta inutile sovrastruttura, la spiritualità è dentro di me, è parte di me, non è quella cattolica ma neanche quella buddista o quella antroposofica, è un po tutto e questo farà storcere il naso ai devoti di una o dell’altra, ma è mia e quindi va bene, sono convinto che se sto su questa terra è per uno scopo e che se esiste qualcuno che così ha voluto gli va benissimo che io sia come sia, che a qualcuno piaccia e a qualcun altro no

Salgo lungo la costa dei rilievi, passo sotto altre pale eoliche anch'esse riverberanti il respiro del mondo, thump thump thump, e lungo il sentiero ritrovo Christine che fa uno spuntino affacciata verso l’Asturia sulle quinte successive di valli e monti che abbiamo attraversato ognuno per se ma insieme
Mi fermo un attimo per assorbire la vista, non ci parliamo, non c’è nulla da dire, lo spettacolo parla da sé e poi riprendo avviandomi al confine di questa terra di mezzo, una riga di sassi biancastri a separare un sentiero da una sterrata, a dividere virtualmente il mondo di partenza da quello di arrivo, in cima ad un monte come ogni confine che si rispetti, mi fermo, la guardo e poi oplà saltino a piedi pari e sono in Galizia
Al termine della discesa da El Puerto de Acebo mi accoglie il bar O Acebo, rifugio montanaro all'incrocio di strade, custode di confine, ristoro per viandanti, che chiama e ottiene l’attenzione che merita con una sosta che non è una fermata, per due pezzi di torta di Santiago, un succo d’arancia, fumare, chiamare Alfie, leggere il forum, fare un po di foto

day #7 Grandas-A Fonsagrada_yellow is the color.jpg

È primo pomeriggio quando finalmente decido che è ora di tornare alla mia attività di pestatore di terreno, la giornata è divenuta caldissima, riempio le borracce e riparto a passi lunghi e ben distesi, il dolore al ginocchio lasciato ormai chilometri indietro, e sparo nelle orecchie Learning to Fly, lasciandomi portare dalle ali della volontà di staccarsi dal suolo
La via si è fatta lieve, dolci saliscendi mi accompagnano, intorno verde e giallo, sopra azzurro, dentro un gioia inesplicabile, arrivo alla ermita di Santa Barbara do Camino, piccolo gioiellino al limitar del bosco, e le panche annegate nell'erba antistante e coperte dalle fronde dei pini mi fermano per un’altra sosta, per la prima volta me la sto prendendo veramente comoda, godendomi ogni tratto, ogni situazione, ogni momento

day #7 Grandas-A Fonsagrada_lonely but not alone.jpg
Gli ultimi chilometri verso Fonsagrada sono faticosi, in salita, prima nel bosco umido, poi sotto il sole sulla carretera, Christine mi manda un messaggio dicendomi che è arrivata al Cantabrico ma che non ci sono posti, va beh qualcosa troverò, arranco in obliquo e finalmente giungo in paese da sotto facendo un giro inutile, l’acqua agli sgoccioli, le gambe indolenzite, vedo il segnale dell’albergue Os Chaos e in un modo o in un altro ci arrivo, mi registro, mi timbro e passo in modalità riposo
Gran bel posticino, moderno non caratteristico ma pulito, lenzuola di cotone vero, bella sala comune ben attrezzata, doccia, maglietta e pantaloncini puliti, mi avvio verso il centro del paese per fare foto e un po di spesa, il sole di questi ultimi giorni ha colpito duro e mi sento scottare in modo preoccupante, devo trovare una farmacia e prendere una crema solare
Fonsagrada è grandicella, un vero agglomerato urbano in confronto alla manciata di case degli abitati che ho attraversato fin da Tineo, compro merendine e un litro di latte per uno spuntino e per la colazione di domattina e mi accomodo sul muretto del porticato della chiesa al centro del paese, l’aria è languida, lenta, intorno poco movimento, sull’altro lato della piazza un vecchietto siede al sole, è raggiunto da un amico e iniziano a parlottare, sono un quadretto universale di vita paesana

day #7 Grandas-A Fonsagrada_old friends in Fonsagrada.jpg

Le campane rintoccano, chiamano a raccolta e, in questa giornata di cose uniche iniziata partendo prima dell’alba, entro per assistere alla messa
Una ventina di persone, di cui circa la metà pellegrini, rispettosamente in silenzio, ascoltiamo la liturgia, scarna, sintetica, nessuna omelia, nessuna prolusione saccente e giudicante, soltanto l’essenza del rito, il riconoscimento dell’esistenza di un qualcosa di più grande di noi, incomprensibile, lontano eppure vicino, confortante
Al termine il parroco chiama i pellegrini e ci dispone in semicerchio davanti all'altare, la perpetua circola un foglietto stampato in lingue diverse con una preghiera del pellegrino e un’orazione, il parroco recita, sorridente, sincero, seguito da una babele di lingue diverse, stesse le parole, differenti i suoni, stessa l’intensità, ci benedice e nel farlo così semplicemente, da riconoscimento alla vita di ognuno di noi, allo sforzo individuale, ai motivi personali e non importa che non siano manifesti o che siano i più disparati, ci sono, ci hanno portato qui, ci guideranno oltre
Sento sulla pelle, che quest’uomo vestito di nero non rappresenta l’istituzione che io tanto depreco ma qualcosa di superiore, di immenso, di profondamente spirituale che scende su di noi attraverso i suoi gesti e le sue parole e un sorriso si distende sul mio volto, lo sento, mentre il cuore mi si gonfia “ce l’hai fatta, mi hai riportato qui dentro dopo che mi ero ripromesso di non farlo più quando uscii sbattendo la porta, e invece eccomi qui, di mia volontà e contento di esserci, hai un disegno? Non lo so e forse non mi interessa, io sono, Tu sei, rispetto e accettazione reciproca questo conta. Sono protervo e arrogante? Probabilmente si, ma se è vero che siamo tuoi figli, è così che volevi che fossi e non ti puoi lamentare”

Ultimo giorno in Asturia, primo giorno in Galizia, un’altra giornata impossibile da dimenticare, mille e più pensieri transitati dalla mia mente, alcuni rimasti, altri svaniti, tantissimi ancora in attesa di potersi affacciare
Ceno con Manfred e Mike gustando per la prima volta un pulpo gallego, siamo tutti stanchissimi e la conversazione, pur piacevole e calda come sempre procede un po a tentoni, ci salutiamo avviandoci ai rispettivi albergue (perché loro anche se arrivati dopo di me sono al Cantabrico ma di questo parlerò domani) che il sole non è ancora tramontato, si chiude la mia prima settimana di Cammino, sembra una vita che sono partito ma anche una vita quella che ancora mi aspetta

A soul in tension that's learning to fly ….
 

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