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Data astrale 20176.0

:( hai toccato un punto dolente perchè penso che sia scritto nel mio DNA temere di approfittare sempre di quelli che mostrano disponibilità nei miei confronti :oops:


Dalle mie parti quando uno dice una frescaccia, si usa chiedergli alzare un pochino il gomito, ancora un pochino (per guardare sotto il gomito) e poi dargli una sonora ruzzata :rofl:, come a dire : ma smettilaaaaa di dir caxxate :-))
(Non so se si usa anche da voi ció)

Fatto sta che

Semmai è proprio il contrario
Siamo noi (o per lo meno IO) che approfittiamo di te

Ieri e Oggi : giornata bigia per me, e una tua notifica mi ha , come dire, scrollato !!!
Be la notifica non era il racconto e un po’ te le ho cacciate :hihi:, ma perché ho bisogno di te, di un tuo racconto, ecco perché.

Quindi ragazzo mio
Non far caso a noi drogati di te, siamo noi ad approfittar affettuosamente di te.

Sposo la cit. di maryam
:smoke::coffee::smoke::coffee:
 
la mia era solo una battuta! :)
Sappiamo perfettamente come va la vita perchè ci stiamo dentro
Non scappa nessuno ne' nessuno si inquieta! (e ci mancherebbe altro!!!) :rofl:
Abbraccio.

Se insistiamo un po' è solo perché leggerti è un regalo grande, insomma...per troppo affetto
emoji6.png

Quindi ragazzo mio Non far caso a noi drogati di te, siamo noi ad approfittar affettuosamente di te.

.......

:'-):imbarazzo::rofl:

:bacibaci::bacibaci::bacibaci:
 
Pur condividendo tutto quello che ti è stato detto, caro Robi , vorrei dire semplicemente che a te vale la pena leggerti.
Sembra troppo semplice? Ma non ci sono molte cose che per me valgono la pena, sono diventata molto selettiva.. e già stare in questo forum e leggere tutti voi vale la pena, e tu, che ho avuto il piacere di conoscere, vali proprio 'sta pena. :imbarazzo:
Scusate la confusione, sto scrivendo da un contesto un po' così.

free
 
ecco qui :):oops::rolleyes: era quasi pronto ma aveva bisogno di essere finito e non potevo non ringraziarvi di tutto quello che dite e siete :bacibaci:
 
Ultima modifica:
10 giugno A’ Fonsagrada – O’Cadavo Baleira

Stamattina mi rode
Neanche apro gli occhi che già penso che non mi va di camminare di nuovo, che il ginocchio mi fa male, che la parte che tanto aspettavo è passata e quindi che senso ha continuare, dai che sei stanco, ti si rotto, ti fa male tutto, fa caldo, ti scotterai, soffrirai la sete, ti supereranno tutti, arriverai tardi e non ci sarà posto
Mi alzo, nel silenzio della camerata già svuotatasi, e mi rode
Scendo a sinistra come tutte le mattine e mi rode
Mi vesto, un po svogliato, mi rode
Faccio colazione nella sala comune dell’albergue, muffin e succo di frutta che ho comprato ieri sera, e mi rode talmente che non vanno né su né giù e lascio tutta la confezione per chi verrà dopo di me
Esco nelle prime luci dell’alba dell’alba e mi rode
Perché c***o mi devono girare così stamattina non riesco a capirlo, ma inizio a camminare lo stesso, tanto che altro posso fare? il morale sotto i piedi e la voglia di camminare una lontana reminiscenza
day #8 - A Fonsagrada-O Cadavo_sunrise in Fonsagrada.jpg
I colori tiepidi dell’aurea aurora mi accompagnano nel mio incedere svogliato e stranito attraverso il paese disabitato, è sabato mattina, le campane ancora non hanno chiamato la gente a raccolta, le sveglie tacciono silenziate, e i passi dei miei scarponi contaminano la quiete che avvolge le cose e le case con un pestare rabbioso nemmeno fossi un relitto di sturmtruppen dimenticato dalla storia
A’ Fonsagrada, la chiesa, la piazza, un bar, l’unico aperto, mi fermo per un caffè che sa di bruciato, straniero in terra straniera come mai mi sono sentito finora
Proseguo, passo davanti al Cantabrico e capisco che mi rode, perché mi sono sentito “tradito” dai miei amici ieri sera, messo da parte perché i tedeschi “hanno fatto comunella” per riservarsi i posti in albergue lasciandomi da solo

Che pensieri inutili e infantili, idioti nella loro crudezza, ingiusti perché ammesso che fosse, e probabilmente non lo è, le persone sono fatte ognuna a proprio modo e che diritto ho io di sentirmene ferito, starnazzo tra me e me in silenzio perché nel silenzio cammino e dal silenzio sono avvolto, mentre l'eterna lotta tra me e me medesimo riprende forza e vigore come se non fossi passato attraverso la Ruta

Supero l’abergue municipal e mi avvio per la discesa, un nastro d’asfalto lucido di rugiada che viene dal nulla e porta nel nulla finché, finalmente, seguendo le frecce abbandono l’opera umana per ritrovarmi in quella della natura e del creato, un bosco a dismisura, alberi alti, le cui fronde sommitali viste da qui sotto sembrano giocare con le nuvole nella distesa azzurra del cielo, lo attraverso accompagnato dagli scoiattoli che si rincorrono sui tronchi, una volpe che fugge spaventata dal mio arrivo e soprattutto dal canto degli uccelli, che sembrano ciarlare tra loro di questo intruso che proditoriamente si trascina attraversando il loro regno, migliaia di uccelli, invisibili persi tra i rami e le foglie ma presenti, sonori, al punto che nonostante tutto registro un video, in cui non ci sono altro che alberi ma tanti tanti cinguettii di ogni tono e frequenza, perché non saprei come altro trattenere una memoria così fuggevole e intangibile da raccontare a parole
Continuo avvolto da questo mondo incontaminato, perso a rincorrere circonvoluzioni senza via di uscita se non la stessa, la solita di sempre che però inizia a stancarmi
Dentro e fuori dal bosco, su sentieri e viottoli, sbaglio strada ma non per molto, torno indietro guidato dalle voci di altri pellegrini che mi risultano disconnesse dalla materia, rincorrendosi come un eco mentre i corpi che le hanno generate sono nascosti dalle pieghe del sentiero

Poi arriva la salita verso l'Alto di Montouto, all’inizio equivocabilmente dolce e modesta ma poi impervia e sassosa, altra forca caudina a ricordarmi che non importa quante salite hai fatto, ce ne sarà sempre un'altra da affrontare per rinfrescarti, nel caso te ne fossi dimenticato, quali sono i tuoi limiti, e in quei chilometri snap snap snap si chiudono i circuiti e torno cosciente del qui ed ora, mi rendo conto che prima chi parlava era l'altro me, quello che da anni e anni, troppi, non fa che minare e demolire in un massacrante giochino mordi e fuggi e che con un perfetto tempismo piazza il colpo quando credo di aver raggiunto qualcosa, un conflitto che non so nemmeno da quanto va avanti e al quale sono ormai talmente abituato da non farci più nemmeno caso
Ma si vive per imparare e io sono più sveglio dell'altro me
Mi ricordo di tutti pensieri fatti tra Borres e Grandas, di quanto quella sofferenza mi abbia portato a sentirmi non solo vivo ma finalmente in controllo di me stesso, in pace con l'accettazione di non essere un superman sempre perfetto e irreprensibile, quello che non deve necessariamente piacere a tutti, quello che deve arrivare primo per non essere criticato, per cui il fallimento è la peggiore delle sconfitte, e, come crede chi pratica il buddhismo del Sutra del Loto di Nichiren, cambio il karma della giornata che si trasforma in un Cammino diverso, camminato al mio ritmo, aprendo gli occhi, le orecchie, il naso, la pelle, tirandomi fuori dal buco in cui tramavo di confinarmi e i cupi pensieri che mi hanno accompagnato in questo scampolo di mattinata si liquefano lentamente, lasciati indietro appiccicati alle impronte invisibili che lascio sul sentiero

L’Ermita di Montouto è moderna ma inspiegabilmente ha il fascino, ancorché diverso, delle altre che segnano questo Cammino, forse perché appollaiata su un prato verde smeraldo battuto dal sole a sua volta poggiato in cima al monte da cui lo spazio si libra e spazia ad ovest fino all’orizzonte sfumato dalla foschia, dove mi sembra di intravvedere le guglie della Cattedrale del Santo
Chimera, visione, miraggio, immaginazione, cui prodest? La mèta è lì, si intuisce e chiama, tira con una forza che bisogna contrastare per decidere di fermarsi per un meritato riposo all’ombra della piccola facciata intonacata di bianco, mentre tutto intorno altri pellegrini arrivano a piccole ondate come frangenti di un mare intangibile
L’aria si riempie di linguaggi, frammisti, scomposizione di lingue e ricomposizione di emozioni, mentre il sole sale e io vago tra le rovine dell’Hospital de Montouto, anche qui roccia su roccia, come a Buspol, sassi incastrati senza malta perché la semplice forza della massa fisica e dell’amore trasfuso da chi li ha eretti e da chi li ha abitati li tiene insieme dalle nebbie del tempo, incastonato memento di condivisione e solidarietà
P6100262.jpg
Rinfrancato, i piedi mi portano sulla discesa di un nuovo bosco, prima agevole poi più ripida e stretta che fa da specchio alla salita precedente come in un quadro di Escher, fino ad arrivare a Casa Meson, aperta al contrario di quel che riporta la guida, e affollata come ancora non avevo visto nessun posto su questo Cammino, un rifugio di montagna senza la neve, con gente allegra e colorata che si rilassa, mangia, beve e si gode la sensazione di essere vivi ed in compagnia di eguali
day #8 - A Fonsagrada-O Cadavo_resting at Casa Meson.jpg
Mollo lo zaino su una panca e mi rifocillo con torta di Santiago e caffè, godendomi questo senso di estraniazione inclusiva che ormai fa parte di me, diversi ma uguali sconosciuti che sconosciuti non sono, perché tutti stiamo andando nello stesso luogo anche se qualcuno ci arriverà prima, qualcuno dopo, qualcuno forse non questa volta, ma che nella mente siamo già tutti lì e l’aria vibra, per il momento ancora di sottofondo e con note indistinte, di gioia e soddisfazione, amore e armonia, compiacimento e coscienza

Vedo arrivare un pezzo della Familia ma ancora non ho smaltito totalmente la mia nube tossica interiore e preferisco semplicemente salutarli e sorridendogli mi riavvio, sapendo che le ore a venire saranno nuovamente importanti da vivere da solo, sempre da solo che solo non sono

(segue)
 
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(seguito)

Il Cammino torna sulla carretera, poi la abbandona nuovamente, la ritrova e dopo un po’ mi invita a lasciarla, in un continuo scambio tra mondo umano e mondo superumano (perché inumano non ci sta proprio …), ma questa volta punto i piedi, come un bambino capriccioso e “decido io”, non ho voglia di infognarmi nella valle gonfia di aria umida e opprimente sotto le sferzate del sole zenitale per poi dover risalire ad A’ Lastra, e mentre tutti seguono diligentemente il sentiero sterzo e mi avvio sulla carretera
day #8 - A Fonsagrada-O Cadavo_toward Alto do A Lastra (por la carrettera).jpg
È la seconda volta che scelgo l’asfalto al posto del sterrato, ma a differenza della discesa a Montefurado, questa dolce salita che zigzaga seguendo una morfologia scolpita dal tempo è un momento di pura soddisfazione, sparite le voci, rarissime le auto, cammino accompagnato dal rumore del vento che racconta storie di mondi fantastici parlando con la voce dello stormir di foglie, a sinistra lo sguardo si lancia in voli pindarici sul dolce paesaggio galiziano, a destra il versante della Sierra da Lastra mi accompagna con ondulazioni di un mare lontano perso nella memoria dimenticata del tempo, coperto di verdi, diversi, vari, giustapposti a tessere una coperta del mondo
day #8 - A Fonsagrada-O Cadavo_a matter of colors.jpg
Prima di A’ Lastra c’è una casa con dentro un bar tienda e un ristorante, dimenticata ad un incrocio tra strade di catrame e strade di sassi, che rallegra il viso stanco di chi vi arriva, sia dal sentiero che dalla carretera (perché ovviamente ho fatto molti più chilometri che se avessi seguito la via canonica), disegnandovi un sorriso alimentato dalla pregustazione di acqua fresca e ombra
Mi siedo su una sedia, di quelle con la struttura in metallo nero e l’intrecciato in tubetto di plastica come nei bar italiani degli anni ’60 e ’70, e chiedo un bel succo di frutta e una bottiglietta d’acqua fredda, e mentre il vecchio galiziano mi serve con in sottofondo la radiocronaca di non so quale partita della Liga, arriva Juan Josè accompagnato da una pellegrina con un vistoso cerotto tra fronte e naso
Marcela, che viene dal Brasile ed ha avuto una brutta caduta qualche giorno prima che le ha lacerato la fronte, me la presenta Juan Josè e intanto insiste per offrirmi la consumazione dicendomi che la prossima volta ci incontreremo in Italia e sarà il mio turno perché qui siamo in Spagna e lui fa gli onori di casa
Lei si siede, un timido sorriso a distenderle il volto e prende anche lei da bere visibilmente provata dalla risalita dalla valle
Restiamo lì tutti e tre, senza nulla da dire ma senza sentirne la necessità, la voce concitata del radiocronista unico suono, in un momento di stasi temporale assolutamente incredibile e altrettanto indescrivibile nella sua miriade di sfaccettature e pensieri che lo attraversano simultaneamente, segnali elettrici di entità umane distinte che fuoriuscendo dai corpi si legano senza nessun motivo apparente e senza scopo manifesto in un nodo energetico folgorante che dura un singolo istante e riempie una vita

Arrivano altri pellegrini e Juan Josè si avvia nuovamente, sussurrandomi all’orecchio che è meglio che lui vada perché Marcela preferisce camminare da sola e che l’ha accompagnata per un pezzo soltanto per accertarsi che ce la facesse essendo un po’ debilitata dalla ferita
Non lo incontrerò più, nemmeno a Santiago, i nostri cammini si sono incrociati per un attimo perché così fosse ed ora è tempo che ognuno prosegua di suo

Resto seduto osservando gli altri passare e senza che io dica nulla Marcela inizia a raccontarmi che è separata, ha due figlie che erano molto preoccupate che lei fosse venuta a fare il Cammino da sola, che non è il primo che ha fatto ma che questo è diverso, è unico, la sta cambiando dentro, in profondità, e che quando si è fatta male non ha chiamato le figlie per un paio di giorni e loro sono andate in panico dalla preoccupazione, io la ascolto, come un bambino rapito dalle fiabe della nonna e viaggio con la mente seguendo il filo delle sue parole, troppo stupito per proferirne a mia volta se non per rispondere a qualche sua sporadica domanda, ma lei sorride e capisco che va bene così che è a questo che servo in questo momento

Il pomeriggio è avanzato ed è ora di riprendere l’andare, ci avviamo insieme ma il mio passo è più lungo e nel tratto nel bosco del Camino da Rodela inizio a perderla di vista alle mie spalle, per un paio di volte mi fermo per permetterle di riavvicinarsi, vorrei poterle dare lo stesso supporto che ha ricevuto da Juan Josè, ma il mio compito è finito e nel suo sguardo determinato e a tratti duro colgo il messaggio e capisco che deve andare da sola perché questo è il Cammino che l’ha chiamata, la saluto con un sorriso e proseguo, anche lei non la rivedrò più né oggi né a Santiago, ma so che ci arriverà, era scritto a caratteri cubitali nei suoi occhi

La camminata fino all’Alto de Fontaneira è piacevole, sarà perché ormai le gambe sono allenate, i polmoni sintonizzati e il cervello con l’autopilota, ma non mi sembra neanche una salita
Si torna sulla carretera e quindi il bar Meson Bortalon dove oggi, per scelta e volontà giornata dedicata alla ricezione dell’umanità circostante, mi fermo per un’altra sosta foraggiata da due bottiglie d’acqua e chiacchiere con gente che non so da dove viene, non so chi sia, ma so dove va
In effetti la sosta è inconsciamente anche un po’ strategica perché inizio a sentire un dolore alla caviglia e penso che sia meglio non esagerare e quindi perché non godersi il tempo che scorre alla velocità della vita quando riesci a sincronizzare la vita allo scorrere del tempo?!
Da qui a O’ Cadavo Baleira è una passeggiata, via piana, dolci saliscendi, la condizione ideale per un po di musica, mente il dolore alla caviglia si fa più insistente e mi sembra si stia animando di vita propria
day #8 - A Fonsagrada-O Cadavo_Camino stretch ahead (2).jpg
Arrivo al Municipal di O’Cadavo quando gli altri sono ancora tutti dietro di me (big surprise!), mi registro e scelgo la branda, tolgo lo scarponcino e poff, un bel pagnottone gonfio mi saluta allegramente (lui) mentre io lo guardo inorridito
Faccio una doccia, metto il piede sotto l’acqua gelida e intanto mi sale il panico, mi aggrappo al forum, lancio il mio SOS e prontamente l’unità di crisi PellegriniPerSempre si materializza in forma di esperienze e consigli, la sintesi è: “aspetta domattina, vedi se ti si è sgonfiata altrimenti prendi un autobus e vai a Lugo, un giorno di sosta non è un’onta ed eviti di fare danni” … si, si, parlate bene voi che ne avete fatti a iosa e per di più su distanze triple o quadruple, io ho solo questo per ora e lo devo fare, lo voglio fare, ad ogni costo, anche arrivando carponi su moncherini di gambe e braccia, non esiste nulla al mondo che possa impedirmi di arrivare a Santiago
Nel frattempo arriva la Familia pressochè al completo e Cristina mi spiega in un coacervo di gesti, inglese, spagnolo e coreano (inutile chiedersi perché e come io abbia potuto intendere), che lei può farmi un massaggio se trovo una crema, bene, grazie, ti voglio bene ma … c***o, sono quasi le sette e mezza! Manfred, Mike e Nono (ultimo aggiunto al gruppo, inverosimile spagnolo trentenne tatuato e pierciato che di mestiere fa il cuoco a Londra) mi accompagnano al volo in paese perché c’è anche la spesa da fare per la cena e fortunatamente trovo una farmacia aperta
Torniamo all’albergue spingendo un carrello da supermercato carico di vettovaglie le più disparate e mentre Nono inizia a preparare il desinare per tutti, Cristina usa metà tubetto di voltadol sulla mia caviglia
Alle nove, fuori il sole ancora non addormentato, ci sediamo a tavola e prendo parte alla mia prima (e unica) cena in albergue e capisco quante cose mi sono perso e mi sto ancora perdendo del Cammino, perché la convivialità satura l’aria e le pareti, perché non importa se quello che stiamo mangiando è un pollo al curry in variazione valenciana con sfumature di Mayfair che forse a casa non avrei avvicinato ma che qui divoro a piatti, perché condividere il pane è come condividere la vita, dare e ricevere, donare e accettare, in un eterno e continuo scambio che rende tutti più ricchi e nessuno più povero

Tanto fino ad ora questo Cammino era stato una esperienza confinata al mio io, quanto oggi, pur camminando sempre solo, è stata una esperienza di apertura agli altri e ho conosciuto persone con cui non avevo ancora scambiato neanche una parola e ho scoperto cose, individui, visioni, vite, e ho ritrovato quelli che erano stati i miei compagni di viaggio finora che sono tornati ad essermi simpatici dopo che stamattina non li sopportavo più
Hasta Luego Peregrinos
 
Ultima modifica:
Grazie per questa bella sorpresa, ho letto tutto d'un fiato e leggendo mi sembrava di vedere come fosse un film, sei proprio bravo a scrivere e descrivere.
È veramente valsa la pena aspettare tanto.
 
Leggerti in metropolitana e perdermi quasi la fermata...ecco quello che io definisco un gran buongiorno!

Inviato dal mio HUAWEI GRA-L09 utilizzando Tapatalk
 
Leggerti in metropolitana e perdermi quasi la fermata...ecco quello che io definisco un gran buongiorno!

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ecco io invece sono cosiì masochista che aspetto ancora un pochino:D, prima prendo ancora un po di rabbia :mad: stamattina al lavoro, poi mi prendo un panino all'una e me ne vo in pausa pranzo :cool:nel bosco a leggermelo

Grazie Roby ;)
 
"Te lo abbiamo strappato con le unghie e con i denti" perchè sapevamo che ne sarebbe valsa la pena ed ovviamente non ci hai deluso! :-)
Tanta roba, davvero tanta roba!
Grazie, buddy! :muscle::flecha:
 
:rofl::rofl::rofl:
tutti voi sapete come fare per supportare una persona,
grazie
:bacibaci::bacibaci::bacibaci: (se ne mettessi uno per ognuno riempirei la pagina)
 
Ultima modifica:
Grazie
a leggerti mi è sembrato di ripercorrere quei passi e rivedere quel cielo azzurro.
 
Perché c***o mi devono girare così stamattina non riesco a capirlo, ma inizio

Mi piace chiamarla Robincidenza :rolleyes:

pensieri inutili e infantili, idioti nella loro crudezza, ingiusti perché ammesso che fosse, e probabilmente non lo è, le persone sono fatte ognuna a proprio modo e che diritto ho io di sentirmene ferito

Oppure richiamo il detto che : capita a fagiuolo come il cacio sui maccheroni

Leggendo ció riesco a sorridere e aimè subito tornare ovattato perché, e che caxxo, lo sappiamo tutti che
non ho smaltito totalmente la mia nube tossica interiore
È facile da smaltire in cammino, nei luoghi superumani, mentre è ben più difficile da smaltire , qua nel tram tram

Ma deo gracias
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in honorem vestra
tenentur fidem
(Si scriverà così?:oops:)

e così leggo
rapito
come solo tu (e pochi altri) sai fare
quel dono così bello di saper teletrasportare nello spazio-tempo questi PPS, non solo in quei luoghi ma anche in quei pensieri interiori, ogni parola scritta è per noi un wormhole dentro la tua anima.

Ed io mi impossesso egoisticamente dell'odierno karma Robbiano che mi serviva
perché non godersi il tempo che scorre alla velocità della vita quando riesci a sincronizzare la vita allo scorrere del tempo?!

Grazie Roby
cercherò di metterlo in pratica.
Dany
 

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