02/09 La Fuente – Potes
Frutta fresca, secca, cereali e latte di mandorle in abbondanza.
Anche una mela e una banana da mangiare strada facendo.
Una colazione davvero “contundente”. Scherziamo un po’ sull’uso non proprio simile tra italiano e spagnolo di questa parola.
Non ripasso dal centro del paese, così vedo l’indicazione per l’albergue. C’è una poesia, purtroppo non più leggibile perché il sole si è mangiato le lettere, ma la parte sopra si legge ancora bene:
“Si buscas perfección en la poesia
no me sigas leyendo,
pues yo sólo pretendo
entregar lo que el hombre tanto ansía:
mucho amor y un poco de alegría”
Già. E stamattina parto alla grande.
Salgo tra qualche mucca su piste ancora in ombra.
Inizio a vedere Cicera sotto di me. Sento che sarà una giornata di sali/scendi.
Ho le montagne intorno. Boschi verdi e roccia grigia, dietro il cielo azzurro. Mi sento a casa.
Cicera è un paesino in pendenza. Una signora con una cesta di insalata mi spiega dove proseguire.
Scendo ancora un po’ verso un ruscello per poi iniziare a risalire nel bosco.
Sono nella valle, fresco e non troppo ripido, vado su bene.
Una grossa pietra piatta. Ci sono nomi, date, croci incise. Le date sono intorno alla fine degli anni 50. Forse le ha lasciate chi andava a Santo Toribio, o forse no. Sicuramente in una Spagna molto diversa.
Sbuco fuori dal bosco, la vista sulla valle inizia ad essere notevole.
Cerco un posto panoramico per mangiare mela e banana.
Riparto senza dimenticare Cencerro. Forse ha capito.
Discesa verso Lebeña. Fuori dal bosco il sole si fa sentire.
Non mi ricordo se il sentiero non ufficiale si stacca da Lebeña o da Santa Maria de Lebeña. Uff, dovevo segnarmelo.
Però mi ha detto che è segnato e la deviazione si vede. Non vedo deviazioni, vado avanti.
Asfalto. Caldo.
La chiesa di Santa Maria de Lebeña la vedo solo da fuori perché ha appena chiuso.
Continuo a non vedere deviazioni. Chiedo a una signora, mi dice che devo seguire la strada fino a Allende. Non sono sicura abbia capito che sentiero vorrei prendere, ma mi fido.
L’assolata Allende sembra deserta.
Le frecce vanno a destra, altri segni a sinistra. Sarà qui.
Un albero di susine gialle sporge sulla strada. Ombra e cibo. Mangiare la frutta dall’albero, ancora tiepida di sole, è qualcosa che mi piace talmente tanto che non saprei come spiegarlo.
Ho le mani tutte appiccicaticce, ma non ho voglia di sprecare l’acqua della borraccia, spero di trovare una fontana o un ruscello.
Entro nel bosco, un bel bosco, ma ancora niente roccia. I dubbi aumentano. Andiamo ancora un po’ avanti.
Un torrente, il problema mani è risolto. Anche Cencerro torna pulito.
Una radura e un tabellone. Sto facendo un sentiero alternativo, che mi evita la pista di cemento e arriva a Cabañes, ma non è quello che volevo fare, che oltretutto Cabañes la saltava.
Dove accidenti iniziava? Ad Allende non dovevo arrivarci, almeno credo. A questo punto non mi resta che andare avanti. Ma mi scoccia proprio essermi persa questo sentiero.
Il bosco è fresco e si sale bene, almeno questo è positivo.
Cabañes. C’è un albergue privato, se non avessi prenotato 2 giorni a Espinama, potevo fermarmi qui, tornare giù domani e riprovare. No, niente, ho sbagliato e basta.
Dopo una pausa sulla piazzetta inizio la discesa verso il fondovalle, verso Potes.
Un tratto di castagni molto belli e una bella vista.
Fondovalle, ma su una stradina dall’altro lato del fiume rispetto alla statale. Si è alzato anche un po’ vento e si sta bene.
Potes è molto più grande di quanto mi ero immaginata. Negozi, bar, ristoranti, turisti.
Ufficio del Turismo. Prima di darmi le chiavi iniziano a farmi una serie di domande per compilare un questionario. Dopo le prime adotto la tattica del “No sé”, che per alcune è anche la verità (perché faccio il cammino?). Mi dicono che per ora ci sono solo io.
L’alberque è proprio in centro, lungo il fiume, esattamente sotto la piazza, sopra la mia testa ci sono i tavolini dei bar. Ristrutturato da poco, con bagni, cucina, stanze, letti, tutto nuovo.
Ci sono una decina di stanze, tutte aperte tranne l’ultima. Mi sistemo in una a caso.
La cucina non è proprio impeccabile, porto via l’immondizia che ha l’aria di essere lì da un po’. Ma vista anche la bella serata, alla fine decido di mangiare in giro.
Quando rientro sta uscendo una persona con un’aria tutt’altro che sobria. Biascica qualcosa di incomprensibile e va.
Mah… mi invento una serratura per la porta della camera con una borsa di plastica arrotolata e una sedia. Non sarà resistentissima ma almeno un po’ di rumore dovrebbe farlo.
Intanto è iniziato il concerto. Un complesso suona sotto la torre, a una decina di metri dalla mia finestra. Mi sembrano anche bravi, ma la tirano per le lunghe.
Poi rientra lo strano tipo, parlando da solo e cantando per il corridoio.
Poi finalmente dormo.
Verso Cicera
Boschi e roccia
Sentiero nel bosco
Pausa panoramica
Panorama
Santa Maria de Lebeña
Sentiero alternativo, ma non quello che cercavo
Panorama da Cabañes
Albergue di Potes, sulla destra sotto gli ombrelloni, la mia finestra è la seconda, quella un po’ aperta
Vista dalla finestra, con complesso che si prepara per il concerto sotto la torre