03/09 A Laxe - Outeiro
Parto alle 7 come al solito.
Martin e Rafael non si sono ancora alzati, ieri Rafael ha avuto qualche problema a un dito del piede.
Stano e Zuzanne si stanno preparando.
C'è una pioggerellina sottile, metto solo il coprizaino.
E' una mattina strana.
Domani, se tutto va bene, arrivo a Santiago.
Sento questa come ultima tappa "normale".
Sì, poi dovrei farcela ad arrivare fino a Finisterre, però... la sento come ultima tappa, poi sarà qualcosa di diverso.
E mi dispiace.
Non mi piace fare bilanci, però finisce che li faccio.
Sto pensando più al tratto percorso fino a qui che a quello che sto percorrendo.
Prima ringrazio piedi, gambe, spalle, articolazioni varie, che si sono comportati veramente alla grande.
E anche la testa ha collaborato.
Sono partita sperando di lasciare fuori dalla mia testa, almeno per un po', i casini sul lavoro. Direi che ci sono riuscita.
E' stato un cammino solitario, ho camminato quasi sempre da sola, è stato bello, era quello che mi aspettavo, la parte meno difficile per me.
Ma ho anche camminato con altre persone.
Martin e Rafael soprattutto.
Non abbiamo fatto tanti tratti insieme, non abbiamo neanche mai fatto "grandi discorsi".
Ma:
- la ricerca di frecce con le pile la mattina
- le colazioni al primo bar aperto o, in mancanza di bar, al primo bel posto che chi era davanti trovava
- un po' di cene
- i commenti serali su cosa avevamo visto e fatto durente il giorno
- i "consulti" sulla tappa del giorno dopo
- i racconti di altri cammini
Non mi ricordo di aver mai pensato: "cosa ci faccio io qui?".
Cerco di pensare se c'è stato qualche momento in cui mi sia sentita "fuori posto". Ma mi sembra proprio di no. E questo è ben strano!
Arrivo al vecchio ponte di Taboada in mezzo alla nebbiolina. E' bello. Mi risveglio, torno alla tappa di oggi.
Silleda, non c'è nessuno in giro, tutto chiuso. Guardo l'ora, sono più delle nove. Poi mi viene in mente che è domenica.
Quasi all'uscita del paese trovo un bar aperto. E' un bar triste, il Colacao è in un bicchierino striminzito, la tostada sono 2 fette di pan carrè, non appaiono neanche Martin e Rafael.
Per fortuna quando esco è uscito il sole e il cielo è azzurro.
Incontro un cagnone che mi fa le feste e mi viene dietro per un po'.
Ci sono una serie di lumache col guscio che con l'umidità sono arrivate in mezzo alla strada e adesso sono lì a rischio di essere pestate. Le sposto sul bordo. Ne incontro tantissime e sono un po' stufa di alzarmi e abbassarmi con tanto di zaino, ma è più forte di me... sposto tutte quelle che vedo.
A Bandeira incrocio 2 ragazzi che stanno facendo il percorso inverso, sono partiti ieri da Santiago. Ci scambiamo un paio di informazioni sul tratto fatto.
Il percorso è piacevole, in mezzo alla campagna, ogni tanto si attraversa qualche bosco (anche un po' di eucalipti, che adesso riconosco immediatamente!), qualche frazione, campi, mucche.
Mi fermo a mangiare qualcosa sugli scalini di una chiesetta (beh, ad essere proprio corretti, sono nel cimitero, con tanto di foglio appeso con i nomi di chi ha pagato le spese per la manutenzione e di chi deve ancora pagarle).
Arrivo a San Miguel, adesso ho la discesa a Ponte Ulla e poi la salita a Outeiro.
Come sempre la discesa mi sembra lunghissima e penso che poi dovrò rifare tutto quel dislivello, anzi un po' di più, in salita.
Ponte Ulla è davvero in una gola, con l'enorme viadotto della ferrovia sullo sfondo.
Inizio a salire con calma, tranne un pezzettino su carretera, non è male.
Arrivo a una cappella con un prato davanti e un'ottima vista.
Fino qui non è stato faticoso, probabilmente la parte dura inizierà adesso.
Cerco di capire a che punto sono, boh... non capisco bene... guardo meglio e... sono arrivata!
L'albergue è bello.
Dopo un po' arrivano Stano e Zuzanne. Zuzanne ha trovato la salita molto faticosa, evito di raccontare che l'ho fatta senza rendermene conto.
Arriva anche Enric.
Martin e Rafael no, si sono fermati prima. Li saluto e li ringrazio "mentalmente", mi sarebbe piaciuto arrivare con loro a Santiago, ma forse è meglio così, con i saluti "reali" non sono molto brava.
Mangiamo tutti e 4 insieme.
E' una cena piacevole, si parla di Spagna, Italia, Slovacchia, Islanda (io ci sono stata 2 settimane un po' di estati fa e Enric ci ha vissuto per qualche tempo).
04/09 Outeiro - Negreira
Santiago è solo a 16 km (o 17 o 18... dipende dalle guide), per cui potrei partire anche un po' più tardi, ma alle 7 sono in cammino.
Il Sanabres mi regala una ultima tappa con paesaggio molto belli.
Cielo azzurro e ancora un po' di nebbia giù nelle valli.
A metà strada vedo Stano e Zuzanne dietro di me e mi fermo ad aspettarli.
Mi invitano a una colazione su alcune pietre al bordo della strada.
Adesso capisco perché avevano fatto fatica sulla salita di ieri, dai loro zaini esce cibo per un reggimento!
Riparto con loro.
Incontriamo un vecchietto che ci saluta e ci dice che Santiago ormai è vicino.
Poco prima di Santiago incrociamo i lavori per l'alta velocità, le frecce non sono chiarissime, anche se la direzione sembra abbastanza ovvia.
C'è una signora e per sicurezza chiediamo (o meglio chiedo, perchè Stano e Zuzanne non parlano spagnolo, quindi il mio scarso spagnolo è l'unica cosa che abbiamo).
La signora parte con un discorso lunghissimo e velocissimo, riesco a decifrare solo qualche parola qua e là e la blocco. Più piano per favore.
Si mette a ridere e ricomincia, questa volta a ogni frase si ferma e me la fa ripetere, per essere sicura che abbia capito.
Le indicazioni per Santiago sono molto semplici, basta attraversare il ponte e poi andare sempre dritti.
Ma la signora mi racconta tutta la storia del ponte, di dove bisognasse passare prima che lo costruissero e di come fosse scomodo, non solo per chi andava a Santiago, ma anche per chi viveva lì.
Poi mi chiede da dove arriviamo, da dove siamo partiti, è chiaro che ha voglia di chiacchierare è che si diverte un mondo a farmi capire le cose, ripetendole in vario modo, quando non le afferro subito.
Alla fine la saluto e ripartiamo.
Stano e Zuzanne sono abbastanza preoccupati: abbiamo parlato per 10 minuti, è così complicato arrivare a Santiago? Li tranquillizzo.
Esattamente come mi ha detto la signora: arriviamo alla croce, attraversiamo la strada, facciamo pochi passi e vediamo le guglie della cattedrale.
Beh, sì, un po' di emozione c'è.
La cattedrale non è proprio lì, dobbiamo ancora scendere e risalire.
Ci arriviamo davanti.
Stano e Zuzanne entrano subito.
Io mi siedo un po' sugli scalini della piazzetta laterale.
C'è un po' di gente intorno a me, che passa, chiacchiera, ma io sono ancora nel mio "mondo a sè", non ci faccio troppo caso.
Finché, da un gruppo di turisti con guida in testa, si stacca una signora e... mi fotografa...
Pellegrina con zaino, peccato, mi mancano bastone e conchiglia.
Non so bene perché ma la cosa mi crea qualche problema.
Mi alzo e entro nella cattedrale.
C'è parecchia gente, gruppi con guida in testa, gente che fotografa.
Vedo Zuzanne le vado incontro e mi ritrovo senza neanche capirlo in una coda di persone, capisco che è la coda per la statua e la tomba del Santo.
Zuzanne mi dà un foglietto con il suo indirizzo email, nel caso non ci incrociassimo più. Sfilo un attimo lo zaino per metterlo dentro nel momento in cui la coda fa un passo avanti.
Penso di rimettere su lo zaino e poi fare il passo avanti, così ho anche un po' di spazio e evito di colpire qualcuno.
Ma non mi rendo conto che sono in coda, la coda ha le sue regole.
La coppia che è dietro di me, mi guarda storto, mi dice qualcosa che non capisco e si infila nei 50 cm vuoti davanti a me.
Mi rendo conto di non essere ancora pronta.
Esco dalla coda.
Esco dalla cattedrale.
Sono in piazza Obradoiro, è piena di gente. Un gruppo di scout sta facendo una girotondo cantando e quasi gli finisco addosso. Un ragazzo mi dà un volantino. Una signora mi chiede se mi serve un posto dove dormire.
Cerco di fare una foto anch'io... ma... cerco un via tranquilla, mi siedo su uno scalino e tiro fuori i miei foglietti.
Non è neanche mezzogiorno, quanti chilometri ci sono per Negreira? 21, 5 ore, si può fare.
Riparto.
Ci ritornerò a Santiago, l'ultimo giorno. La girerò con calma, starò un po' nella cattedrale, farò la coda per la statua e la tomba del Santo, vedrò anche il botafumeiro in azione (ma questo non lo sapevo ancora...), ma adesso no, non sono ancora pronta.
Appena fuori da Santiago mi sento meglio.
Mi sembra un po' assurdo quello che ho fatto, ma l'ho fatto.
Durante il pomeriggio incontro solo qualcuno che va nel verso opposto al mio, sono partiti tutti molto prima i me.
Cammino bene, in mezzo ai boschi (e qui gli eucalipti iniziano ad essere parecchi!), attraverso qualche paesino.
Ogni tanto penso che non sono tanto normale, però sto bene.
Negreira: l'albergue municipal è pieno (eh... non sono più sul Sanabres), vado all'Albergue Lua.
Le persone sono tutte a gruppetti che parlano tra loro.
Saluto, ma non oso "entrare" in nessun gruppetto e neanche nessuno sembra fare caso a me.
Recupero qualcosa da mangiare, mi faccio un giro per il paese e vado a dormire, sono anche un po' stanca.
Giornata strana...
...continua...