03/09 Cuenca - Villar de Domingo Garcia
In questo albergue tutto per me ho scelto un letto in una piccola stanzetta in alto, quasi una soffitta, e ci ho dormito benissimo.
Guardo dalla finestra. Quasi me l’aspettavo. Quest’anno è così.
Sta piovendo.
Solo un temporale. Quando esco ha quasi smesso.
Via, a caccia di frecce gialle.
Le trovo e trovo anche il ponte, il parcheggio del supermercato, la rotonda, proprio come mi aveva spiegato ieri Luis.
Attraverso la zona universitaria. E’ grande l’università di Cuenca.
Iniziano i campi.
Stradine piccole ma asfaltate. Lo sapevo, Luis mi aveva avvisato anche di questo, oggi abbastanza asfalto.
Cielo di nuovo nero, molto nero.
E vai, mi vuota addosso la solita secchiata d’acqua. Dura poco.
Iniziano un po’ di sali/scendi. Dolci. Piccole collinette.
Un paese. Una insegna di Estrella Galicia. Brindo virtualmente con un po’ di pps.
Virtualmente in tutti i sensi, il bar è chiuso. Per una vera colazione aspetterò il prossimo paese.
I sali/scendi diventano leggermente più seri e inizia la terra rossa.
Strana sensazione. Come rivedere qualcuno dopo un po’ di tempo. Mi viene da fargli pat pat sulle spalle.
Evito però, sia perché non so bene quali siano le spalle, sia perché è ancora bagnata e questo fango rosso mi si appiccicherebbe alla mano.
Ci siamo. Sta iniziando la scemenza da cammino.
Paese con fontana. Una signora sta riempiendo delle bottiglie e mi decanta la bontà di questa acqua. Ok, riempio anche la mia borraccia.
Mentre ci sono mi mangio un po’ di scorte da zaino. Ho la sensazione che di bar non ne troverò più.
Bivio Bascuñana/Villar. Vada per Villar.
Un piccolo paese. Mi fermo sulla panchina davanti alla chiesa e faccio fuori ancora qualche scorta da zaino. Tanto ho scelto Villar, stasera un po’ di cibo lo dovrei trovare.
Un po’ di sterrato e arrivo su una carretera abbastanza trafficata.
Le frecce sono inequivocabili: la devo seguire.
Sono solo un paio di km, ma mi stufo.
Finalmente la lascio per entrare in uno sterrato. Sono contentissima.
Mi piace questo tratto. Terra un po’ rossa e un po’ bianca, ma bianca bianca. Si vedono le stratificazioni. Terreno ondulato, con dei tronchi di cono piazzati in mezzo. Proprio strano.
Avrei bisogno di un geologo da tasca che mi spiegasse qualcosa. Perché nessuno lo inventa?
Un paese fantasma, neanche piccolissimo. Con le case, la chiesa, tutto che sta andando in rovina.
Un pezzo di parete interna azzurrina, un’altra con delle mattonelle. Si vedono pezzi di vita quotidiana. Mi fa sempre uno strano effetto passare in posti così.
Una collina dove il passaggio dal bianco al rosso è nettissimo.
E sono a Villar de Domingo Garcia.
Ecco il bar Goyo dove devo prendere le chiavi. Evvai trovato subito!
Però. Però provo a spingere la porta ma non si apre. Sembra chiuso, sembra proprio chiuso.
Ci rimango un po’ male. Ma forse aprirà più tardi.
Dovrebbe essercene un altro, andiamo a vedere. Trovo anche questo. Ma qui lo vedo subito che è chiuso, c’è anche un cartello “Cerrado por descanso”.
E adesso le chiavi dove le prendo?
Potrei chiedere a qualcuno. Ci fosse qualcuno. Alle 3, in un piccolo paesino nel centro della Spagna, non si può sperare di trovare qualcuno in giro. Questo lo so.
Arrivando ho visto un gommista sulla strada, provo a vedere se c’è qualcuno lì.
Sono fortunata, c’è una persona che sta uscendo. Ma è una fortuna limitata, apprendo che un bar è chiuso per riposo settimanale e l’altro per ferie. E le chiavi? Non ne ha idea, però mi spiega dov’è l’albergue.
Fuori c’è un cartello: per le chiavi Bar Goyo (e questo me lo sono giocato) o farmacia.
Questo paese non ha un negozio, ma ha 2 bar, un gommista e una farmacia.
L’ho vista prima, so dov’è.
Apre alle 17.
Non mi resta che accamparmi su uno scalino all’ombra lì davanti.
Nell’attesa do informazioni sui bar chiusi a un gruppetto di motociclisti che cercano qualcosa da bere e rincorro 2 signore che vedo passare, ma entrambe mi dicono che per le chiavi devo andare al Bar Goyo (ah già, è chiuso) o in farmacia.
Alle 17 in punto sento armeggiare all’interno della farmacia e mi piazzo davanti alla porta, spaventando anche un po’ la povera farmacista.
Per le chiavi devo andare a suonare alla “casa de la esquina”. Ok, questo non è un paese grande, ma di qui vedo almeno 3 traverse della strada principale, 4 “esquinas” per traversa, fanno 12 “casas de la esquina”. Quale? Si rende conto che forse è stata un po’ generica e mi spiega quale.
Vado. Suono. Niente. Mi viene il dubbio che ci sia una porta anche sull’altro lato de la esquina. Non c’è. Che faccio, risuono? Ho sempre questo timore di essere insistente e di dare fastidio, ma ste chiavi mi servono. Mi avvicino il più possibile alla porta per sentire se il campanello funziona. Mentre faccio queste manovre sento rumori di chiavi all’interno. Dopo una serie di crunc crunc, cranc cranc la porta si apre e appare un vecchietto. Spiego cosa cerco. Lui chiude la porta.
No. Prima che sia completamente chiusa infilo la testa e dico che se non ha lui le chiavi, mi dica almeno a chi devo chiederle. Mi guarda stupito e mi dice “Sì sì le ho, un attimo” “Scusi, non avevo capito”. Chiude e sparisce. Altra attesa, altri crunc crunc, cranc cranc e appare la moglie con ste benedette chiavi. Mi dice che l’albergue non è proprio in buono stato. Fa niente.
Infatti proprio in buono stato non è. Ma ci sono e 2 letti a castello in uno stanzino piccolissimo e un boiler, che arrampicandomi su una sedia riesco ad accendere. Letto e doccia, va bene così. Piego un po’ di coperte sparse ovunque e butto via l’immondizia.
C’è una cosa però che continuo a non capire: perché sulla porta, oltre a Bar Goya e Farmacia, non c’è scritto anche di suonare alla “casa de la esquina”? Visto che le chiavi sono lì. Almeno durante le ferie del bar.
Adesso posso occuparmi dell’altro piccolo problema: che mangio stasera?
Esco in perlustrazione. Il paese si sta un po’ animando. Chiedo a una signora, che ne coinvolge subito altre 2. Eh, è un problema, non ci sono negozi e i bar sono chiusi. Questo lo sapevo già. Chiedo se il benzinaio che ho visto sulla statale fuori dal paese ha per caso un negozio. Sì sì, però non è che ci troverai molto, forse del pane. Meglio di niente, vado a vedere.
Il benzinaio sta guardando la televisione e non è particolarmente loquace, ma riesco ad ottenere: una barra di pane, una scatoletta di sgombro e una confezione di Kitkat come postre (Kitkat, non Kitekat, non finisco la cena con cibo per gatti, ma solo perché il benzinaio non ce l’ha). Sto per uscire quando decido di prendermi anche una lattina di CocaCola, non mi piace la CocaCola ma in caso di necessità.
Nel mio mazzo di chiavi c’è anche quella della biblioteca, decido di mangiare lì, nello stanzino non c’è spazio. Alla fine pulisco tutto con cura, in modo da non lasciare tracce del mio banchetto.
Passeggiatina serale.
Ritrovo le 3 signore, si informano della mia cena. Si offrono anche di prepararmi un caffè. Purtroppo il caffè non lo bevo e devo rifiutare, ma chiacchieriamo un po’.
Si è alzato un vento abbastanza freddo, meglio andare a dormire.
Temporale che si avvicina
Concha e terra rossa
Chiesa pausa pranzo
Finalmente fuori dall’asfalto
Radi girasoli e terra bicolore
Paese fantasma
Colline a strisce
Tronco di cono