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sul filo di lana

  • Creatore Discussione Creatore Discussione liam
  • Data di inizio Data di inizio
Anche quest'anno vi sorbirete i miei racconti.
Ci ho pensato un po' prima di iniziare a scrivere di questo cammino.
Dopo la gta mi era sembrato di scrivere sempre le stesse cose.

TU FAI RIDERE

E FAI SOGNARE

come ci si può annoiare a leggerti ?




tanto per farti capire FIN DOVE mi spingo quando racconti

TU FAI RIDERE
Evidenzio dove, solo immaginandoti o meglio cercando di immaginarmi li con te vicino a te, ho iniziato a sorridere per poi ridere con lo sguardo, fino a ridere vocalmente ( prendendomi del pazzo dalla capa )

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E FAI SOGNARE
prima ancora di guardare le foto, ti cerco in google ( meglio cercando di immaginarmi li con te vicino a te ) cerco dove puoi essere passata, inizio a guardare le colorazioni di quegli ambienti che solo tu riesci ad andare a cercare

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A)
Scena quasi da film: io, il mio zaino, un binario e quel cartello che ho visto dal finestrino. Non c’è nient’altro.
E’ una fermata a richiesta. Ecco cosa si era segnato.
Questo Cañada del Hoyo dovrebbe essere un paese, ma non vedo niente.

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B) ma va cosa è riuscita a trovare in questo mondo

Questa idea venuta per caso, all’interno di un cammino arrivato per caso, mi sta dando una bella soddisfazione. E io ci credo al caso, quindi sono ancora più soddisfatta..

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C) il riscontro della gentilezza di alcune persone sconosciute

“Ti faccio risparmiare un po’ di strada”
Mi apre un po’ di cancelli, mi fa passare nel cortile di casa sua, mi accompagna fino al Camino de Carboneras, senza che debba tonare indietro.
Grazie!

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D) Andando verso Carboneras
Non è Cammino? Sarà, ma io mi sento in cammino. O almeno mi sento nel mio cammino.

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O si che è Cammino, sempre con la C Maiuscola



Non dubitare mai
perchè hai un gran dono
far camminare gli altri, con l'Autoironia di Una Persona Saggia e Profondamente compresa da noi


Sana ammirazione per quel che sei e quel che dai


vai avanti
 
Griffo!!!
io non sono tanto normale, ma anche tu te la cavi bene:rofl::rofl::rofl:

Ho deciso di passare dalle Lagunas proprio guardando quella immagine di Google. Seguivo la ferrovia per vedere come potevo avvicinarmi al cammino della Lana e ho visto tutti quei cerchi. La curiosità ha fatto il resto;)

Il cortile della casa dove mi hanno fatto passare è proprio quello!:ok:

Torno a lavorare, sghignazzando un po' anch'io :p
 
di più... quando leggo i tuoi racconti riesco perfettamente a immaginarti mentre fai o pensi le cose che racconti.
Continua, Lia, continua.
Prima o dopo trovo sempre il tempo per leggere. La tua penna è leggera.
MT
 
03/09 Cuenca - Villar de Domingo Garcia
In questo albergue tutto per me ho scelto un letto in una piccola stanzetta in alto, quasi una soffitta, e ci ho dormito benissimo.
Guardo dalla finestra. Quasi me l’aspettavo. Quest’anno è così.
Sta piovendo.
Solo un temporale. Quando esco ha quasi smesso.
Via, a caccia di frecce gialle.
Le trovo e trovo anche il ponte, il parcheggio del supermercato, la rotonda, proprio come mi aveva spiegato ieri Luis.
Attraverso la zona universitaria. E’ grande l’università di Cuenca.
Iniziano i campi.
Stradine piccole ma asfaltate. Lo sapevo, Luis mi aveva avvisato anche di questo, oggi abbastanza asfalto.
Cielo di nuovo nero, molto nero.
E vai, mi vuota addosso la solita secchiata d’acqua. Dura poco.
Iniziano un po’ di sali/scendi. Dolci. Piccole collinette.
Un paese. Una insegna di Estrella Galicia. Brindo virtualmente con un po’ di pps.
Virtualmente in tutti i sensi, il bar è chiuso. Per una vera colazione aspetterò il prossimo paese.
I sali/scendi diventano leggermente più seri e inizia la terra rossa.
Strana sensazione. Come rivedere qualcuno dopo un po’ di tempo. Mi viene da fargli pat pat sulle spalle.
Evito però, sia perché non so bene quali siano le spalle, sia perché è ancora bagnata e questo fango rosso mi si appiccicherebbe alla mano.
Ci siamo. Sta iniziando la scemenza da cammino.
Paese con fontana. Una signora sta riempiendo delle bottiglie e mi decanta la bontà di questa acqua. Ok, riempio anche la mia borraccia.
Mentre ci sono mi mangio un po’ di scorte da zaino. Ho la sensazione che di bar non ne troverò più.
Bivio Bascuñana/Villar. Vada per Villar.
Un piccolo paese. Mi fermo sulla panchina davanti alla chiesa e faccio fuori ancora qualche scorta da zaino. Tanto ho scelto Villar, stasera un po’ di cibo lo dovrei trovare.
Un po’ di sterrato e arrivo su una carretera abbastanza trafficata.
Le frecce sono inequivocabili: la devo seguire.
Sono solo un paio di km, ma mi stufo.
Finalmente la lascio per entrare in uno sterrato. Sono contentissima.
Mi piace questo tratto. Terra un po’ rossa e un po’ bianca, ma bianca bianca. Si vedono le stratificazioni. Terreno ondulato, con dei tronchi di cono piazzati in mezzo. Proprio strano.
Avrei bisogno di un geologo da tasca che mi spiegasse qualcosa. Perché nessuno lo inventa?
Un paese fantasma, neanche piccolissimo. Con le case, la chiesa, tutto che sta andando in rovina.
Un pezzo di parete interna azzurrina, un’altra con delle mattonelle. Si vedono pezzi di vita quotidiana. Mi fa sempre uno strano effetto passare in posti così.
Una collina dove il passaggio dal bianco al rosso è nettissimo.
E sono a Villar de Domingo Garcia.
Ecco il bar Goyo dove devo prendere le chiavi. Evvai trovato subito!
Però. Però provo a spingere la porta ma non si apre. Sembra chiuso, sembra proprio chiuso.
Ci rimango un po’ male. Ma forse aprirà più tardi.
Dovrebbe essercene un altro, andiamo a vedere. Trovo anche questo. Ma qui lo vedo subito che è chiuso, c’è anche un cartello “Cerrado por descanso”.
E adesso le chiavi dove le prendo?
Potrei chiedere a qualcuno. Ci fosse qualcuno. Alle 3, in un piccolo paesino nel centro della Spagna, non si può sperare di trovare qualcuno in giro. Questo lo so.
Arrivando ho visto un gommista sulla strada, provo a vedere se c’è qualcuno lì.
Sono fortunata, c’è una persona che sta uscendo. Ma è una fortuna limitata, apprendo che un bar è chiuso per riposo settimanale e l’altro per ferie. E le chiavi? Non ne ha idea, però mi spiega dov’è l’albergue.
Fuori c’è un cartello: per le chiavi Bar Goyo (e questo me lo sono giocato) o farmacia.
Questo paese non ha un negozio, ma ha 2 bar, un gommista e una farmacia.
L’ho vista prima, so dov’è.
Apre alle 17.
Non mi resta che accamparmi su uno scalino all’ombra lì davanti.
Nell’attesa do informazioni sui bar chiusi a un gruppetto di motociclisti che cercano qualcosa da bere e rincorro 2 signore che vedo passare, ma entrambe mi dicono che per le chiavi devo andare al Bar Goyo (ah già, è chiuso) o in farmacia.
Alle 17 in punto sento armeggiare all’interno della farmacia e mi piazzo davanti alla porta, spaventando anche un po’ la povera farmacista.
Per le chiavi devo andare a suonare alla “casa de la esquina”. Ok, questo non è un paese grande, ma di qui vedo almeno 3 traverse della strada principale, 4 “esquinas” per traversa, fanno 12 “casas de la esquina”. Quale? Si rende conto che forse è stata un po’ generica e mi spiega quale.
Vado. Suono. Niente. Mi viene il dubbio che ci sia una porta anche sull’altro lato de la esquina. Non c’è. Che faccio, risuono? Ho sempre questo timore di essere insistente e di dare fastidio, ma ste chiavi mi servono. Mi avvicino il più possibile alla porta per sentire se il campanello funziona. Mentre faccio queste manovre sento rumori di chiavi all’interno. Dopo una serie di crunc crunc, cranc cranc la porta si apre e appare un vecchietto. Spiego cosa cerco. Lui chiude la porta.
No. Prima che sia completamente chiusa infilo la testa e dico che se non ha lui le chiavi, mi dica almeno a chi devo chiederle. Mi guarda stupito e mi dice “Sì sì le ho, un attimo” “Scusi, non avevo capito”. Chiude e sparisce. Altra attesa, altri crunc crunc, cranc cranc e appare la moglie con ste benedette chiavi. Mi dice che l’albergue non è proprio in buono stato. Fa niente.
Infatti proprio in buono stato non è. Ma ci sono e 2 letti a castello in uno stanzino piccolissimo e un boiler, che arrampicandomi su una sedia riesco ad accendere. Letto e doccia, va bene così. Piego un po’ di coperte sparse ovunque e butto via l’immondizia.
C’è una cosa però che continuo a non capire: perché sulla porta, oltre a Bar Goya e Farmacia, non c’è scritto anche di suonare alla “casa de la esquina”? Visto che le chiavi sono lì. Almeno durante le ferie del bar.
Adesso posso occuparmi dell’altro piccolo problema: che mangio stasera?
Esco in perlustrazione. Il paese si sta un po’ animando. Chiedo a una signora, che ne coinvolge subito altre 2. Eh, è un problema, non ci sono negozi e i bar sono chiusi. Questo lo sapevo già. Chiedo se il benzinaio che ho visto sulla statale fuori dal paese ha per caso un negozio. Sì sì, però non è che ci troverai molto, forse del pane. Meglio di niente, vado a vedere.
Il benzinaio sta guardando la televisione e non è particolarmente loquace, ma riesco ad ottenere: una barra di pane, una scatoletta di sgombro e una confezione di Kitkat come postre (Kitkat, non Kitekat, non finisco la cena con cibo per gatti, ma solo perché il benzinaio non ce l’ha). Sto per uscire quando decido di prendermi anche una lattina di CocaCola, non mi piace la CocaCola ma in caso di necessità.
Nel mio mazzo di chiavi c’è anche quella della biblioteca, decido di mangiare lì, nello stanzino non c’è spazio. Alla fine pulisco tutto con cura, in modo da non lasciare tracce del mio banchetto.
Passeggiatina serale.
Ritrovo le 3 signore, si informano della mia cena. Si offrono anche di prepararmi un caffè. Purtroppo il caffè non lo bevo e devo rifiutare, ma chiacchieriamo un po’.
Si è alzato un vento abbastanza freddo, meglio andare a dormire.

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Temporale che si avvicina

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Concha e terra rossa

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Chiesa pausa pranzo

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Finalmente fuori dall’asfalto

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Radi girasoli e terra bicolore

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Paese fantasma

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Colline a strisce

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Tronco di cono
 
Ultima modifica:
Fantastica Lia, da come descrivi mi fai sentire lì insieme a te, in quel piccolo paese alla ricerca della chiave, alla ricerca dell'albergue e di qualcosa da mangiare...sei grande!!!!!!
Domandina: le foto sono fatte con il cellulare? Bellissime!!!
 
le foto sono fatte con il cellulare?
No, con il cellulare ne faccio pochissime, non vedo quello che fotografo :rolleyes:
Uso una vecchia e banale compatta, a cui però sono molto affezionata e spero viva ancora a lungo e in buona salute:p

mi affido a @Julo
ma come "geologo da tasca"? (ho paura che non mi stia in tasca...)
come "inventore"? (questo potrebbe essere molto interessante)
o come "esperto"? (in mancanza di quello da tasca, va bene anche un geologo da casa)

:ciao:
 
04/09 Villar de Domingo Garcia – Villaconejos de Trabaque
Un po’ di frutta secca e saluto Villar. Ma sì, alla fine mi sono affezionata a questo paesino.
Continua il panorama di ieri: terra colorata, striature, rocce, collinette, campi. Tutto dalla forma strana. Mi ci trovo a mio agio.
E’ una Mancha diversa rispetto a quella che ho visto l’anno scorso.
Lì erano campi, vigne, uliveti. Non completamente piatti, leggermente ondulati, ma tranquilli, infiniti.
Qui è tutto molto più nervoso e finito.
Le rocce che affiorano, le piccole scarpate, le collinette, tutte cose che bloccano i campi. Questi si possono estendere solo come e quanto gli permette il terreno.
Ogni piccolo pezzetto in piano e non roccioso viene coltivato. Ma il quanto e come lo decide la natura e il più se lo tiene per sé.
Mi trovo leggermente più in alto, vedo bene questi campi irregolari.
Ehi, non è che stai facendo ragionamenti un po’ esagerati?
Ma soprattutto, non è che hai perso frecce, stradina e sentiero?
Mi sa di sì.
Ma non mi sembra tanto grave. La direzione è questa, se vado troppo a sinistra finisco sulla statale, se vado troppo a destra sul cammino che arriva da Bascuñana, in un modo o nell’altro a Torralba ci arrivo.
Seguo bordi di campi e fossi guardandomi intorno, senza cercare più troppe spiegazioni.
Eccoti qua. Una freccia gialla su una stradina. Andiamo.
Torralba. Bar. Colacao y tostadas. Sì, oggi ci vuole.
Cambia un po’ il panorama.
Stradina lungo una sierra, con pini da una parte e piccole querce dall’altra.
Avallamento in cui ristagna un pochino d’acqua. Un po’ di fango appiccicoso e scivoloso. Certo che dev’essere dura farlo con la pioggia.
La Breche de Roland. Cosa ci fa qui? L’ambiente è molto diverso, ma la forma è proprio quella. Questi Paladini giravano, Roland avrà dato un colpo di spada anche qui, chi può dirlo.
Sono già ad Albalate. Questa mattinata è volata.
Le panchine all’ombra della chiesa sono occupate da un gruppo di vecchietti. Mi metto sugli scalini e mi mangio il resto della barra de pan del benzinaio.
Bodegas lungo la strada. Camino de Madrid e la signora di Peñaflor che me le aveva fatte vedere dentro.
Un bel ponte in pietra.
Campi e anche un piccola vigna. Molto finita e molto ostinata. Sembra quelle che ci sono in montagna dalle mie parti.
Proseguo mangiando more intiepidite dal sole.
Tutto sommato la temperatura è ancora accettabile.
Villaconejos.
Seguo le istruzioni di Luis:
- non entro nel paese, l’albergue è vicino all’ermita. Eccolo.
- telefono a Pepe. “Un attimo e sono lì”
Arriva davvero in un attimo, lui e la moglie.
“Bene arrivata!” e mi abbraccia.
Non sono preparata. Non sono abbastanza veloce a tenere a bada la mia anima asociale. Prende il sopravvento e rimango lì come uno stoccafisso. Iniziamo bene.
Recupera la chiave da sotto una pietra. Sapeva che sarei arrivata, non fosse stato così vicino mi avrebbe spiegato dove recuperarla, così potevo entrare senza dover aspettare troppo. Questa cosa mi piace tantissimo.
“Stasera mangiamo tutti insieme, passiamo a prenderti alle 9”
Ecco. Flash su altre cene “pellegrine” dove non sapevo cosa dire e cosa fare. Condite con figuracce tremende.
Forse era più semplice un’altra cena-benzinaio.
Finite le incombenze post-tappa.
Che faccio fino alle 9?
Giro per il paese.
C’è un mirador. Perché no? Ma solo perché devo far passare il tempo, non perché sta in alto.
Finisco al cimitero. Rifo.
Ci sono.
Un po’ d’aria, una panchina all’ombra, ottimo panorama.
Uno di quei momenti in cui mi sembra di svanire poco per volta fino a diventare invisibile. E ci sto proprio bene. Questo evita di scriverlo, va’. Troppo tardi, sono stata più veloce io.
Le 9.
Viene a recuperarmi Paulino. Andiamo alla cueva di Pepe. Qui non si chiamano bodegas. Arrivano Pepe e Antonio. Tutti dell’associazione degli amici del Cammino di Cuenca.
Giro per la cueva con il lumino ad olio. Wow.
Che lavoro scavare qua sotto. Ci sono ancora i vecchi orci per il vino. Anche se non più usabili e sostituiti da quelli di acciaio.
Fuoco, brace, carne, chorizo e verdure.
Si parla di cammini, di pellegrini, di olio, di vino, di scemenze. Scopro perché Villaconejos si chiama così.
Ieri sono ripartite di qua 3 persone che avevano dovuto abbandonare questa primavera per la troppa pioggia. O meglio 4, 3 a piedi e 1 sulla macchina di appoggio.
Mentre per domani aspettano 5 catalani partiti da Cuenca.
Quindi ne ho 3/4 un giorno avanti e ben 5 un giorno dietro. Una folla.
Ho fatto un discorsetto alla mia anima asociale e si sta comportando abbastanza bene. Persino durante il rito delle foto.
Ho la sensazione che le persone che fanno parte delle 2 associazioni lungo questo cammino ci tengano sia al cammino che a chi lo percorre. Diciamo che lo sto sentendo un cammino un po’ “di famiglia”.
Non racconto di più. Spero che prima o poi qualcuno lo faccia questo cammino, si fermi qui e si goda una serata così.
Grazie, davvero, e buonanotte.

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Cono in mezzo al campo

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Campo cammello

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Roccia panino

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E voi chi siete?

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Breche de Roland in vacanza in Castilla La Mancha

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Ponte

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Panorama dal mirador di Villaconejos

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Da sx a dx: Paulino, io, Pepe, Antonio (strappo alla regola di non mettere foto con me)
 
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