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sul filo di lana

  • Creatore Discussione Creatore Discussione liam
  • Data di inizio Data di inizio
10/09 Atienza – Taranqueña
I catalani non catalani hanno il taxi alle 9, ma quando mi alzo li trovo già svegli e indaffarati.
Scoprono che uso le stringhe di ricambio per stendere e trovano la cosa troppo assurda.
Mi regalano il loro filo, tanto stasera sono a casa.
So che diventerà il mio filo per stendere di questo cammino e dei seguenti (sperando di farne altri). Almeno finché non lo perderò.
Ringrazio, saluto e mi incammino.
I 2 bar sono ancora chiusi, farò una colazione seria più avanti.
Estraggo il sacchetto della frutta secca e sgranocchiando esco dalla porta di Atienza.
Inizio a salire molto dolcemente tra i campi.
Vista sui 2 cucuzzoli di Atienza e altre montagnole più distanti.
Sole e arietta fresca, davvero una bella temperatura per camminare.
Attraverso un bella pineta.
Tutto molto tranquillo. Procedo senza fatica e senza pensare.
Romanillos. Una bella chiesa, ma la mia colazione seria salta anche qui.
Un po’ di pale eoliche, campi, coni e collinette, pecore. Tutto ocra, tutto sulla stessa tonalità.
Miedes. Case ocra, i colori non cambiano.
Non incrocio nessuno, ma dalle finestre aperte arrivano rumori e odori.
Sosta sulle numerose panchine della piazza.
Mi piace questo paesino, ci sarebbe anche un albergue. Ma è molto presto, preferisco continuare ancora un po’.
Cambia il panorama. Inizio a salire.
Vegetazione bassa: qualche rosa canina, rovi, cardi, quei piccoli arbusti verdi che sono tutti una spina e non so come si chiamano. Sembra che tutte le piante spinose si siano date appuntamento qui. Ma a pensarci bene non solo qui. Questo è indubbiamente un cammino spinoso. Sarà per questo che mi piace?
Il sentiero non è sempre evidentissimo, ma la direzione è abbastanza chiara e ci sono un po’ di paletti. Poi qui mi piace, quindi mi va benissimo così.
Salgo al Puerto de la Sierra de Pela dove incrocio la strada.
C’è una bella vista, un’arietta fresca, sono in alto e sono qui. Mi sembra che ce ne sia più che abbastanza per essere contenti. Mi basta poco? O forse non è poco, è molto.
Seguo un pezzo di carretera.
Due grossi cartelli mi avvisano che sto lasciando Castilla la Mancha per entrare in Castilla Leon.
Ecco, questo mi dispiace un po’. Sto iniziando ad affezionarmi molto a questa Mancha.
Abbandono la carretera un po’ prima del dovuto. La stradina che devo prendere è lì sotto e provo ad arrivarci. Devo calarmi da un muretto, ma ci riesco.
Cerco di capire se cambiando regione cambia anche lo stile delle frecce. Mi sembra di no, piccole e regolari come prima. Ma questo tratto continua a essere seguito dall’associazione di Guadalajara, anche se fuori regione. D’altronde quelli di Burgos hanno cammini più frequentati di cui occuparsi.
Sono a Retortillo de Soria.
Acqua nuova dalla fontana e mi siedo su una panchina. Devo prendere una decisione.
Due possibilità: fermarmi qui, dove c’è albergue e possibilità di mangiare, e domani arrivare a Fresno dove c’è solo il pavimento, niente doccia e dovrei portarmi il cibo da qui. Oppure andare ancora un po’ avanti, fino a Taranqueña dove c’è una Casa Rural con “opzione pellegrino” e una signora che può preparare qualcosa da mangiare. Poi domani direttamente a San Esteban.
Massì, vada per Taranqueña.
Mangio qualcosa al bar e riparto.
Asfalto. Passa quasi nessuno, ma asfalto.
Incontro pecore. Campi. Passo tra due montagnole.
Forse l’idea di dover passare sul bordo, forse solo una questione psicologica, ma non mi piace sto pezzo.
Un po’ stufa arrivo a Taranqueña.
Piccolo paesino dove, come al solito, non incontro nessuno. Dove sarà sta Casa Rural?
Sto quasi per cercare il numero di telefono e chiedere, quando sento tirare su una tapparella. Sbuca la testa di un signore che mi dice dove andare prima ancora che chieda.
La Casa Rural è bella, la signora che la gestisce molto gentile. Stasera mi preparerà qualcosa da mangiare.
C’è anche un terrazzino dove posso collaudare il mio nuovo filo per stendere.
Due passi pre-cena. C’è un bitorzolo con statua e presumo Via Crucis. Cerco l’accesso, ma probabilmente la aggiro dalle parte sbagliata e non lo trovo.
In compenso mi faccio un tratto di una piacevole stradina sterrata. Passa dall’altro lato della montagnola che ho costeggiato arrivando qui. Secondo me e anche secondo il mio tel dovrebbe portare a Retortillo. Forse allunga un pochino, ma non sembra troppo. Chissà perché non fanno passare di qui che è più bello? Ci sarà sicuramente una ragione.
Malgrado la curiosità, mi obbligo a tornare indietro, c’è la signora che mi aspetta con la cena.
Insalatona, polpette e frittata. Non male, non male per niente.
Con la scelta di oggi probabilmente arrivo un giorno prima del previsto. Vedrò sul momento come utilizzare il giorno che mi avanza. Se mi avanzerà.

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Salutando Atienza

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Tra i pini

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Se Camino de la Lana, che lana sia

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Salendo tra le spine

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Rocce

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Seguendo i paletti

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Panorama

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Fieno e nuvole
 
Ma che bei posti! uuuhhmmm.....comincia a piacermi proprio.. ;-)

free
 
Ti seguo sempre con googlemaps e con lo Streetview

Mi fermo a guardare le mura di Palazzuelos

Ho cercato le saline della finca particular e mi son perso un po’ in quell’orizzonte desertico ocra che streetview mi permette di vedere, pensando ad una formichina PPS solitaria lì in mezzo che gira gli occhi a 360° come una camaleontessa

Mi fermo un po’ nell’altro mondo, a Santamera, cercando di incrociare quei 4 abitanti, magari quella famiglia vive proprio in questa strana sorridente Casa Fungo
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Un particolare effettico ottico : il muretto che pare innevato …. Dev'esser bello passarci il capodanno in questo paese speduto ( magari invitando i 4 paesani )

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Mi perdo volentieri in questa frase

Si scende per andare in montagna, si sale per andare in pianura

Sono a Atienza

1 giorno dietro

Dei 5 diventati 3 ora ce n’è uno in più, va che ti raggiungo :rolleyes:
 
La casa fungo!
Ho anche provato a vedere se fosse un rifugio/bivacco o qualcosa di simile. Ma girandoci intorno non ho visto indicazioni.
Forse è la casa dei 4 abitanti;)

Per vari "imprevisti" andrò un po' a rilento a scrivere, ma vorrei comunque continuare. Vediamo se ci riesco...
 
11/09 Taranqueña – San Esteban de Gormaz
Colazione buona e abbondante. La torta di mele poi.
Lascio Taranqueña con ancora un po’ di nebbiolina mattutina.
Indicazione per il Cañón de Caracena. Le frecce questa volta mi portano nella direzione giusta. Questo non me lo perdo.
Sentiero che segue il torrente. Un mulino ad acqua.
Le pareti di roccia diventano sempre più ripide e si avvicinano.
Il sole inizia ad illuminare la parte alta delle rocce. Bello, bello davvero qui.
La mia macchina foto non è in grado di rendere il contrasto tra il cielo azzurro e la poca luce del barranco. So che le foto verranno brutte, ma so anche che mi ricorderanno come lo sto vedendo.
Un verso. Un verso forte, possente. Vedo i cervi che si arrampicano veloci ed eleganti sulle rocce. Il bramito del cervo. Sì, penso proprio che il verso del cervo si chiami bramito.
Si sentono da più parti ed è incredibile trovarmi in un posto così completamente sola e vedere e sentire i cervi.
Sensazioni strane, che non riesco a spiegare, che mi piacciono un sacco.
Attraverso il torrente.
Rocce forate. Con forme strane. Un po’ più rosse, un po’ più bianche.
Salgo un po’.
Passo sotto un arco di roccia.
Frecce gialle e segni biancorossi. Insieme. Belli visti insieme. Mi fido di entrambi.
Una parete con una miriade di uccelli che volano, probabilmente hanno i nidi nella roccia.
Che uccelli saranno? Non lo so. E mi va bene non saperlo.
Riattraverso il torrente.
Un boschetto. Qui è quasi buio. Ma su il cielo è azzurro e le rocce illuminate.
Le pareti iniziano a essere un po’ meno verticali. Il sentiero lascia il fondo e inizia a salire.
Vedo solo più i segni biancorossi.
Sono fuori dal barranco. Sono al sole. Vedo il torrente giù in basso.
Mi sa che sono uscita dalla parte sbagliata, la chiesa di Caracena è di là.
Bella però vista da questo lato.
Sotto vedo un ponte medievale. Recupererò il versante giusto lì.
Ponte. Poi fonte medievale.
Arrivo sulla strada qualche centinaio di metri dopo Caracena. Torno indietro.
Bellissimo paesino, medievale anche lui, con 2 chiese e il castello.
Accidenti, che inizio di tappa oggi.
Tornerei quasi indietro per rifarla. Non dire scemenze e riparti va’, che ne hai ancora di strada da fare.
Scendo lungo la strada. Verde e grossi alberi.
Carrascosa de Abajo.
Saluto una vecchietta.
Tutti quelli che passano di qui hanno uno o due bastoni. Devi assolutamente procurartelo anche tu.
Le assicuro che lo farò.
Evito di spiegarle che tanto lo dimenticherei alla prima sosta, quindi è inutile.
Ma la frase “Tienes que buscar un palo” mi accompagna per un lungo tratto.
Una ermita.
Ancora alberi.
L’orizzonte diventa un po’ più ampio.
Fresno.
E’ ora di mangiare.
Cerco la chiesa, normalmente ci sono anche le panchine.
Questa volta no. Ci sono un bel po’ di erbacce. Ma trovo uno scalino pulito e mi piazzo lì. Tranquillo, fresco, anche meglio di una panchina.
Cambia completamente il panorama. Sono in mezzo ai campi. Non piatti, sempre collinette e piccoli saliscendi.
Un meleto. Ricordi trentini.
Il prossimo paese si chiama Inés. Devono tenerci molto che chi passa di qui non si perda: oltre alle frecce ci sono svariate targhette di latta, molto artigianali, che indicano la direzione per Inés.
Non mi perdo. Sono a Inés. Una fonte con panchine e gatti. Eventuali altri abitanti non si fanno vedere. Sosta anche qui.
Via verso un altro paese. Insieme alle mosche. Sono ricomparse.
Dovrà pur esserci qualcosa che fa schifo alle mosche e le tiene lontane. Lista delle cose da inventare: insieme al geologo da tasca mettiamo l’allontana mosche portatile.
Mi sto avvicinando al fiume Duero e la vegetazione cambia.
Arrivo a Olmillos e il cielo non promette niente di buono. Sta diventando molto molto scuro, proprio nella direzione dove sto andando.
Non mi fermo, neanche su quelle strane panchine in legno con disegnati sopra dei dragoni e scritte che sembrano in sanscrito. Anche se mi incuriosiscono non poco.
Via veloce. Ho ancora 7 km, questa volta mi sa che non la scampo.
Carretera, ancora 4 km. Cielo nerissimo sopra quello che penso sia San Esteban.
Non cerco la possibilità di passare lungo il Duero e procedo sull’asfalto più veloce che posso.
Inizia a vedersi il ponte per entrare nel paese.
Ci arrivo, lo attraverso.
Ventaccio e primi goccioloni.
Non voglio fare giri a vuoto. Mi riparo sotto un portone e provo a telefonare.
Dovrebbero esserci 2 possibilità: parrocchia o polideportivo.
Al numero della parrocchia non risponde nessuno. A quello legato al polideportivo mi dicono che in questi giorni c’è la Fiesta e quindi i locali sono usati per altre cose.
In parrocchia potrei provare ad andare direttamente, ma non è neanche detto che trovi qualcuno.
Vedo che sono più vicino all’hostal della gasolinera. Decido di andare lì.
Arrivo con vento e pioggia, ma per fortuna il peggio si scatena quando ormai sono dentro.
Finale un po’ convulso.
Doccia e il cielo si schiarisce di nuovo.
Giro per San Esteban.
Paese più grande di quelli che ho attraversato negli ultimi giorni.
Potrei fare un po’ di scorta, ma Fiesta. L’unico negozio aperto che trovo è un cinese, recupero qualche porcheria per domani.
Paese contro la roccia.
Un castello.
Una bella chiesa.
Una seconda chiesa un po’ in alto che mi piace ancora di più. Ci arrivo al tramonto e si tinge anche di un bel rosso.
Mangio all’hostal con i camionisti. Tutti i tavoli direzionati verso il televisore. La sopa non è niente male.
Ancora 2 passi. Ritrovo il Camino del Cid e molte citazioni.
A dormire. Sì, un po’ stanca, tappa non corta, ma soprattutto il finale di corsa si fa sentire.
Ma le soddisfazioni sono state tante.

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Il sole inizia ad illuminare le rocce in alto

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Roccia bucata

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Si gioca a far finta di arrampicare un po’

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Arco di roccia sotto cui passare

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Roccia rossa e uccelli

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Boschetto sul fondo del barranco

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Chiesa di Caracena vista dall’altro lato del barranco

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Chiesa di San Esteban al tramonto
 
Che figata di tappa! :-)
Già dalla tua descrizione e dalle foto "suona speciale": peccato per il finale un po' convulso!

PS: mi immagino la curiosità dei camionisti vedendo "quello scricciolo" seduto al ristorante ed immaginarselo alla guida di un grande TIR ... mica ce lo avevi scritto sulla tovaglia che eri una pellegrina ... sono così rari, da quelle parti ... :rofl:
 
proprio un cammino solitario... la roccia è come quella della Sierra De Gredos ( non so se si scrive così) al centro della Spagna circa 100 km da Madrid.
 
Liam mi affascina sempre più questo cammino... Devo però confessare che un poco mi spaventa anche !!!!
Pensandolo ad agosto come sarà???
Ma sopratutto come sarò io ???
Bellissimo..

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12/09 San Esteban de Gormaz – Quintanarraya
Anche la colazione con i camionisti.
In giro ancora un po’ di musica e di gente non proprio sobria.
Campi di terra rossa. Un po’ più in piano.
Qualche casetta dello stesso colore dei campi.
Fresco mattutino.
Sbuco sull’asfalto.
Non è una strada trafficata, ma neanche piccolissima. Una di quelle in cui bisogna comunque stare sul bordo. Come sempre dopo un po’ mi stufo.
Perché sull’asfalto mi stufo? Che differenza c’è rispetto allo sterrato? Niente, non arrivo a nessuna conclusione sensata. Eppure è così.
Matanza de Soria. Arrivo insieme allo strombettante camioncino del panettiere.
Il pranzo è sistemato.
Due chiacchiere con il paese in coda per il pane.
Ritorno sulla strada e poco per volta mi ritrovo circondata dalle mosche. Le odio.
Trovo un ramo che funziona meglio di quelli di quercia e inizio a tergicristalleggiare.
Asfalto e mosche, sgrunt, non sopporto.
Un micro paese lungo la strada, composto da qualche capannone-fattoria.
Un secondo. Qui c’è anche una chiesa un po’ all’interno. Andiamo a vedere se può essere la location adatta per il mio pranzo.
La chiesa mi sembra bella, ma è completamente abbandonata. Erbacce e rovi tutto intorno.
Ho la testa dura e riesco in qualche modo ad arrivare al portico. Non cambio idea mi sembra una bella chiesa.
Pranzo sulla panca in pietra sotto il portico tra colonne, capitelli e lucertole che fanno capolino.
Qui mi sa che non ci fanno neanche più la festa una volta all’anno. Ed è un peccato.
Ancora asfalto. Basta.
Alcubilla. Dovrebbe esserci un bar. Mi siedo un attimo su una panchina per capire da che parte cercarlo.
Una signora. Inizia a parlare. Non capisco niente. Il mio spagnolo non sarà la perfezione, ma più o meno capisco cosa mi dicono. Con lei no. Capto una parola qua una là, ma non riesco a ricostruire il senso delle frasi. Inizio a rispondere sì e no a caso. Lei se ne accorge e si arrabbia anche un po’.
Via, scappo. La situazione sta diventando imbarazzante. Sopravvivo anche senza bar.
Niente più asfalto. Salgo su terra rossa tra le abituali piccole querce.
Mi sento molto meglio.
Qui in caso di fango deve essere dura, si vedono delle impronte secche belle profonde.
In alto tavolo e panche.
Due ragazzi in bici. Stanno seguendo il cammino del Cid, ci incrociamo.
Tra i campi.
Cammino rilassata.
Ecco, sull’asfalto non riesco a camminare rilassata. Anche se non ho ancora capito perché.
Hinojar del Rey. Bel paesino con case in pietra. Faccio un giro perché mi piace proprio. Dalla chiesa ottima vista.
Scendo e risalgo tra campi, arbusti e alberelli. Dolcemente, più volte.
Inizio a vedere Quintanarraya in basso.
Ci arrivo tranquillamente.
Chiavi al bar. Attraverso tutto il paese e non vedo il bar.
Torno indietro.
Mi sento chiamare da una finestra del municipio. Provo a salire.
Mi ritrovo nel bar. Il bar è al primo piano del municipio. Buffa sta cosa. Io lo cercavo in basso.
Mi chiedono se sto facendo il cammino del Cid. No. Ma mi hanno visto arrivare da quella parte. Eh, tornavo indietro perché non avevo visto il bar.
Il ragazzo del bar mi accompagna all’albergue. Prima però passa a casa a prendere figlia in passeggino e cane, così ne approfitta per portarli un po’ a spasso.
Nessun negozio, mi procurerà qualcosa da mangiare per stasera.
E’ stato in Italia in viaggio di nozze: crociera Genova, Livorno, Napoli
Albergue in quella che penso fosse la vecchia scuola. Stanzone con i letti, bagno con doccia nuovo e pulito. Tutto quello che serve.
Per cena un enorme bocadillo con lomo. Ma cos’è esattamente sto lomo che mi sembra sempre qualcosa di diverso? Pomodori e un gelato come postre.
Qualche lentissimo passo intorno al paese.
Contadini che rientrano con i trattori.
Assisto a un bel tramonto.
Questi paesini danno una sensazione di calma. Chissà poi se le persone che li abitano sono davvero così calme.

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Campi rossi la mattina

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Portico di chiesa da pranzo

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Finalmente di nuovo terra rossa e querce

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Stradina ondulata

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Uno di qua, l’altro di là

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Casette in pietra di Hinojar del Rey

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Verso Quintanarraya

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Campi all’imbrunire
 
13/09 Quintanarraya – Santo Domingo de Silos
Colazione con quello che mi sono procurata al bar ieri sera.
Via, si parte.
Campi, stradine.
Sole ancora basso.
Perché guardando la propria ombra del mattino sembriamo tutti alti, belli e giovani?
Nostalgia?
Beh, alta e bella non lo sono mai stata, quindi non posso avere nostalgia.
Giovane sì. Ma non so se si tratta di nostalgia.
Più che altro mi sembra di avere un po’ deluso l’io giovane.
Che non avevo grandi possibilità a livello umano, a livello personale, mi sa che l’ho capito abbastanza in fretta.
Ma in altri campi un po’ più di speranze le avevo. O me le hanno fatte avere.
Che poi il lavoro, dove mi hanno fatto credere che potevo anche fare qualcosa di buono, alla fine è forse la cosa più positiva che mi ritrovo.
Oddio, se consideri il lavoro, con tutti i casini capitati, come la cosa più positiva, non oso pensare il resto.
Hai anche ragione, ma non sono in grado di migliorare le cose.
Ma non è neanche che i problemi spariscono se fai finta che non ci siano.
Ma anche se li considero non riesco a cavarci un ragno dal buco e sto solo peggio.
Allora fai come sempre. Fai finta di niente e vai avanti. Fino a quando non ti sommergeranno.
Guarda c’è una cappella di San Rocco. Quante cappelle di San Rocco, molte di più di quelle di San Giacomo.
Ecco, tieni il conto delle cappelle, va’.
Huerta del Rey. Non ho voglia di cercare il bar. C’è un bel canale che lo attraversa però.
L’uscita dal paese è un po’ tetra. Case, un ristorante, tutto abbandonato, tutto scuro, tutto in rovina.
Su una montagnola un’aquila di metallo che afferra una lepre, la trovo proprio brutta.
Lungo il fiume una área de descanso. Una seconda colazione qui ci può stare.
Due signore si incuriosiscono del mio zaino e di me seduta lì.
Strada in mezzo a una bella pineta.
Diverse aree attrezzate con tavoli, fontane, barbecue. Ma non c’è nessuno. Forse perché non è domenica.
In una anche giochi per bambini. Un castello in miniatura, fatto in pietra.
Sosta al sole su uno scivolo.
Potrei seguire la strada come le biciclette o passare nel bosco.
Bosco, senza incertezze.
E’ anche bello.
Rumori del bosco e uccellini.
Un campo coltivato, forma irregolare, contornato da ogni lato dal bosco. Mi piace.
Inizio a salire un po’. Vegetazione sempre più bassa e più rada.
Sono su un cucuzzolo pietroso e spelacchiato da cui vedo altri cucuzzoli pietrosi e spelacchiati.
Cosa c’è di bello qui? Non ne ho idea, ma io ci sto proprio bene.
Mi fermo, tolgo le scarpe e sto qui.
Scendo. Sempre questo paesaggio un po’ spelacchiato in cui mi trovo a casa.
Mamolar. Poche case, campanile. Paesino rassicurante.
Un ragazzo in bici, Cammino del Cid. Davanti a un palo con delle frecce poco chiare. Probabilmente perché qui si riuniscono bici e pedoni, per dividersi di nuovo subito dopo.
Manca una lingua comune. Mettendo insieme poche parole in inglese sue e ancora meno in francese mie, riusciamo a trovare la direzione giusta per entrambi.
Non so dove passino le bici, ma il mio percorso mi soddisfa molto.
Salgo un po’, mi infilo in una piccola valle tra le rocce e sono sull’altro versante.
Una montagnola di pietre. Curioso.
Dall’altro lato c’è la spiegazione.
E’ “El moreco del Santo”. I monaci di Silos, prima dell’arrivo dei soldati Napoleonici, portarono via dal monastero l’urna con le reliquie di Santo Domingo. A guerra finita e monastero saccheggiato, le riportarono indietro passando di qui. Quando videro in lontananza il campanile di Silos si fermarono per ringraziare. Ognuno baciò una pietra e la buttò in un mucchietto. Da allora tutti quelli che passano di qui baciano una pietra e la buttano sulla montagnola.
Pochi passi e vedo Santo Domingo de Silos laggiù. Con il suo imponente monastero.
Una ermita con una bella Via Crucis in pietra e entro all’interno delle mura.
Il grosso monastero, la chiesa, una bella piazza, i vicoli.
Per dormire devo andare a chiedere al monastero. Ho le istruzioni: mura, portone, cortile, albero, campanello. Arrivo fino al campanello, ma c’è un biglietto, non suonare qui ma andare al chiostro.
Ritorno al chiostro, apre alle 16:30.
Ho anche un numero di telefono, proviamo. Segreteria: il giovedì i monaci rispondono solo al mattino.
Va bene, aspettiamo questa mezzora e basta.
Mi accodo a quelli che devono prendere il biglietto di ingresso.
Il giovedì i monaci fanno una passeggiata, tornano verso le 6. Devo aspettare.
In cambio ho un biglietto omaggio per la visita guidata a chiostro e museo, dura circa un’ora, così faccio passare il tempo.
Non mi va per niente male. Il chiostro è bello, vale sicuramente una visita e con qualcuno che spiega è ancora meglio. Interessante il bassorilievo con San Tommaso.
Finalmente arriva il monaco giusto e mi apre l’albergue.
E’ molto stupito della mia carta d’identità, continua a rigirarla tra le mani e a chiedersi cosa sia. Dice che non sono fatte così. Sono tentata di dargli la tessera dell’autobus, forse ha una forma più familiare per lui. Alla fine si convince. Speriamo che domani mattina me la riporti.
Albergue nuovo, pulito e con tutto quello che serve.
Sono le 8, vado a sentire i Vespri cantati.
Come saranno nati i Canti Gregoriani? Un caso? O sono andati per tentativi finché non sono arrivati a qualcosa che ti entra dentro, ti pulisce, ti rilassa? O fanno questo effetto solo a me? Malgrado la mia totale ignoranza in musica.
Suggestiva anche la processione dei monaci in fila fino alle reliquie del Santo.
La vita monastica. Con le sue regole i sui rituali. Da fuori la sensazione di pace, di calma, di certezze è notevole. Sarà proprio così?
Ancora un giro per il paese. Breve però, fa freddo.
Sto andando a letto quando il monaco addetto all’albergue arriva con un ragazzo.
Ruta della Lana, ma con tappe lunghissime. Cammina finché c’è luce.
Si fa la doccia e si butta a dormire. Fine della conversazione.

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Huerta del Rey con canale

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Pineta

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Cucuzzoli pietrosi e spelacchiati

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Rassicurante Mamolar

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Vista dal Moreco del Santo, Silos laggiù

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Ormai ci siamo

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Chiostro

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San Tommaso
 
Come sempre sei unica nel raccontare le cose...

Ed è per questa tua unicità che ti vogliamo un mondo di bene Lia ! ! !

Edo
 
14/09 Santo Domingo de Silos – Mecerreyes
Alle 7 in punto il monaco viene a restituire le carte d’identità e ad auguraci buon cammino.
Lo augura solo a me perché il ragazzo dorme ancora.
Albergue con stoviglie e microonde, ieri mi sono procurata l’occorrente per la colazione e adesso me la faccio con calma.
Attraverso e saluto il paese ancora deserto.
Leggeri saliscendi in mezzo agli alberi.
E’ un panorama di nuovo diverso. Colline boscose.
Stamattina non litigo con me. Cammino tranquilla con pensieri rapidi e innocui. Sarà merito dei canti Gregoriani di ieri sera?
Mi rendo conto di quanto siano rapidi i pensieri e immediatamente parte il gioco di concatenazioni all’indietro per arrivare all’origine del primo. Naturalmente non ci arrivo e partono altre biforcazioni. Ma quanti anni sono che faccio sto giochino scemo? Da quando ho memoria, credo.
Esco dall’ombra e il calore del sole ancora basso mi fa piacere.
Sono un po’ in alto e mi godo il panorama.
Ci sto bene qui e ci sta bene anche una seconda colazione.
Una piccola vigna. Ne ho incontrate davvero poche.
Non rubo neanche il canonico grappoletto, in omaggio alla fatica che mi sembra stia facendo a crescere.
Ecco Retuerta, la vedo in lontananza.
Poche case, ma con ancora la struttura medievale.
Che poi, sarà davvero una struttura medievale o me lo sto inventando io?
Poche case con ancora la loro struttura originale.
Forse così rischio di dire meno scemenze.
Che poi, posso dire tutte le scemenze che voglio tanto chi mi può contraddire? Giusto un paio di cagnetti che mi vengono incontro, ma non so quanto siano esperti di strutture medievali.
Strani camini conici. Ne avevo già visti alcuni i giorni scorsi, ma qui sono tutti così.
Classica ermita appena fuori il paese e poi una bella salita.
Quasi senza accorgermene mi ritrovo a Covarrubias.
Il ponte e sono all’interno del borgo medievale. Questo è davvero medievale, c’è scritto.
Davvero bello.
Il castello.
Due belle chiese con custodi che ti mostrano e ti spiegano.
Piazze e vicoli.
Anche un po’ di turismo. Massì, fa anche piacere vedere un po’ di gente, mangiarsi una empanada sulla piazza, un gelato sulle panchine.
Io continuo a sperare ma sti gelati spagnoli continuano ad essere durissimi. Prima o poi mi convincerò che a loro piacciono così.
Tra visite, cibo, riposo e girovagare tra i vicoli ci passo parecchio tempo. Ma Covarrubias lo merita e oggi la tappa non è lunga.
Scorta al supermercato? Ma no, oggi dovrei trovare un bar che fa da mangiare e domani, no, non pensiamo ancora a domani.
Tre persone in tenuta da camminatori ma con zainetto da giornata mi fermano.
“Stai facendo il Camino del Cid?”
“No Lana. E voi?”
Sono un po’ vaghi, stanno unendo vari tratti.
Mi dicono che è appena passato un ragazzo. Probabilmente il mio compagno di albergue di ieri.
Strada. Fino a Mecerreyes è strada.
C’è un po’ di vento, un bel cielo azzurro, panorama non male. Tutte cose positive, ma dopo un po’ mi stufo. E mi arrabbio perché non capisco perché mi stufo.
Statua del Cid. Una grossa statua del Cid. Leggo un po’, so proprio poco di questo Cid.
Mecerreyes, ci sono.
Devo cercare il bar. O El Hogar del Pensionista. O forse sono la stessa cosa.
Eccoli, sulla piazza.
Forse sono la stessa cosa o forse no. Quello che è certo è che entrambe le porte sono chiuse. Irrimediabilmente chiuse.
No, di nuovo.
Due signore con un cinghiale di bronzo in braccio. Dove vanno con sto cinghiale? Non è importante adesso.
Dove posso recuperare le chiavi dell’albergue? Al bar. Ah già è chiuso. Però quella è la macchina del alcade. Vieni, vieni.
Entriamo nel bar dal retro. C’è il sindaco che sta mettendo un timbro a un signore olandese, Camino del Cid.
La proprietaria del bar ci porta un piatto di prosciutto e del pane. Per la colazione di domani tra tutti ci procurano latte, biscotti, bustine di caffè solubile e colacao. Per stasera ripassate da qui dietro che qualcosa da mangiare ve lo diamo. Stiamo mobilitando tutto il paese.
L’albegue è molto bello. Su 3 piani. Mi metto all’ultimo. Soffitta con uno di quei camini a cono sotto vetro. Qualcosa tipo camino-stufa per i piani superiori, fino all’uscita sul tetto.
Una vecchia casa molto ben ristrutturata e con tutto quello che può servire.
L’importate è spegnere le luci quando si esce, el alcade ce l’ha ripetuto più volte e mi ha chiesto altrettante se l’olandese avesse capito bene.
La mia conoscenza del Cid migliora un po’ grazie a cartelloni e opuscoli presenti nell’albergue.
L’olandese arriva da Burgos, ci scambiamo un po’ di info sulle rispettive tappe.
Giro per il paese. Ci sono varie statue in bronzo, di animali e di persone. Mi piacciono il vecchio seduto, che prendo per un vecchio vero, e la capra.
E’ una persona del paese che le fa. Chissà forse anche il cinghiale che portavano le due signore è opera sua.
Quando torno trovo le 3 persone incontrate a Covarrubias. Adesso sono diventate 4.
I 3 più macchina d’appoggio che erano un giorno davanti a me? Provo a chiedere se si sono fermati a Villaconejos, continuano a essere molto vaghi nelle loro risposte. Mah, secondo me sono loro.
In ogni caso sono simpatici e, entrando dal retro del bar, formiamo una bella tavolata insieme ai gestori che mangiano con noi.
Cibo abbondate e buono. Per essere un bar chiuso per ferie ci trattano davvero bene.
Chiacchiere e racconti.
Alla fine non vorrebbero neanche essere pagati. Raccogliamo comunque i soldi e glieli diamo.
A dormire nella mia soffitta con camino sottovetro.

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Tra gli alberi la mattina

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Verso Retuerta

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Casa di Retuerta e anche camino conico

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Piazza di Covarrubias

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Case di Covarrubias

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Organo della chiesa

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Portici

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Vecchio seduto di Mecerreyes
 
il camino conico rappresenta una finezza molto elegante nel contesto ;)
Grazie Lia
 

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