10/09 Atienza – Taranqueña
I catalani non catalani hanno il taxi alle 9, ma quando mi alzo li trovo già svegli e indaffarati.
Scoprono che uso le stringhe di ricambio per stendere e trovano la cosa troppo assurda.
Mi regalano il loro filo, tanto stasera sono a casa.
So che diventerà il mio filo per stendere di questo cammino e dei seguenti (sperando di farne altri). Almeno finché non lo perderò.
Ringrazio, saluto e mi incammino.
I 2 bar sono ancora chiusi, farò una colazione seria più avanti.
Estraggo il sacchetto della frutta secca e sgranocchiando esco dalla porta di Atienza.
Inizio a salire molto dolcemente tra i campi.
Vista sui 2 cucuzzoli di Atienza e altre montagnole più distanti.
Sole e arietta fresca, davvero una bella temperatura per camminare.
Attraverso un bella pineta.
Tutto molto tranquillo. Procedo senza fatica e senza pensare.
Romanillos. Una bella chiesa, ma la mia colazione seria salta anche qui.
Un po’ di pale eoliche, campi, coni e collinette, pecore. Tutto ocra, tutto sulla stessa tonalità.
Miedes. Case ocra, i colori non cambiano.
Non incrocio nessuno, ma dalle finestre aperte arrivano rumori e odori.
Sosta sulle numerose panchine della piazza.
Mi piace questo paesino, ci sarebbe anche un albergue. Ma è molto presto, preferisco continuare ancora un po’.
Cambia il panorama. Inizio a salire.
Vegetazione bassa: qualche rosa canina, rovi, cardi, quei piccoli arbusti verdi che sono tutti una spina e non so come si chiamano. Sembra che tutte le piante spinose si siano date appuntamento qui. Ma a pensarci bene non solo qui. Questo è indubbiamente un cammino spinoso. Sarà per questo che mi piace?
Il sentiero non è sempre evidentissimo, ma la direzione è abbastanza chiara e ci sono un po’ di paletti. Poi qui mi piace, quindi mi va benissimo così.
Salgo al Puerto de la Sierra de Pela dove incrocio la strada.
C’è una bella vista, un’arietta fresca, sono in alto e sono qui. Mi sembra che ce ne sia più che abbastanza per essere contenti. Mi basta poco? O forse non è poco, è molto.
Seguo un pezzo di carretera.
Due grossi cartelli mi avvisano che sto lasciando Castilla la Mancha per entrare in Castilla Leon.
Ecco, questo mi dispiace un po’. Sto iniziando ad affezionarmi molto a questa Mancha.
Abbandono la carretera un po’ prima del dovuto. La stradina che devo prendere è lì sotto e provo ad arrivarci. Devo calarmi da un muretto, ma ci riesco.
Cerco di capire se cambiando regione cambia anche lo stile delle frecce. Mi sembra di no, piccole e regolari come prima. Ma questo tratto continua a essere seguito dall’associazione di Guadalajara, anche se fuori regione. D’altronde quelli di Burgos hanno cammini più frequentati di cui occuparsi.
Sono a Retortillo de Soria.
Acqua nuova dalla fontana e mi siedo su una panchina. Devo prendere una decisione.
Due possibilità: fermarmi qui, dove c’è albergue e possibilità di mangiare, e domani arrivare a Fresno dove c’è solo il pavimento, niente doccia e dovrei portarmi il cibo da qui. Oppure andare ancora un po’ avanti, fino a Taranqueña dove c’è una Casa Rural con “opzione pellegrino” e una signora che può preparare qualcosa da mangiare. Poi domani direttamente a San Esteban.
Massì, vada per Taranqueña.
Mangio qualcosa al bar e riparto.
Asfalto. Passa quasi nessuno, ma asfalto.
Incontro pecore. Campi. Passo tra due montagnole.
Forse l’idea di dover passare sul bordo, forse solo una questione psicologica, ma non mi piace sto pezzo.
Un po’ stufa arrivo a Taranqueña.
Piccolo paesino dove, come al solito, non incontro nessuno. Dove sarà sta Casa Rural?
Sto quasi per cercare il numero di telefono e chiedere, quando sento tirare su una tapparella. Sbuca la testa di un signore che mi dice dove andare prima ancora che chieda.
La Casa Rural è bella, la signora che la gestisce molto gentile. Stasera mi preparerà qualcosa da mangiare.
C’è anche un terrazzino dove posso collaudare il mio nuovo filo per stendere.
Due passi pre-cena. C’è un bitorzolo con statua e presumo Via Crucis. Cerco l’accesso, ma probabilmente la aggiro dalle parte sbagliata e non lo trovo.
In compenso mi faccio un tratto di una piacevole stradina sterrata. Passa dall’altro lato della montagnola che ho costeggiato arrivando qui. Secondo me e anche secondo il mio tel dovrebbe portare a Retortillo. Forse allunga un pochino, ma non sembra troppo. Chissà perché non fanno passare di qui che è più bello? Ci sarà sicuramente una ragione.
Malgrado la curiosità, mi obbligo a tornare indietro, c’è la signora che mi aspetta con la cena.
Insalatona, polpette e frittata. Non male, non male per niente.
Con la scelta di oggi probabilmente arrivo un giorno prima del previsto. Vedrò sul momento come utilizzare il giorno che mi avanza. Se mi avanzerà.
Salutando Atienza
Tra i pini
Se Camino de la Lana, che lana sia
Salendo tra le spine
Rocce
Seguendo i paletti
Panorama
Fieno e nuvole
I catalani non catalani hanno il taxi alle 9, ma quando mi alzo li trovo già svegli e indaffarati.
Scoprono che uso le stringhe di ricambio per stendere e trovano la cosa troppo assurda.
Mi regalano il loro filo, tanto stasera sono a casa.
So che diventerà il mio filo per stendere di questo cammino e dei seguenti (sperando di farne altri). Almeno finché non lo perderò.
Ringrazio, saluto e mi incammino.
I 2 bar sono ancora chiusi, farò una colazione seria più avanti.
Estraggo il sacchetto della frutta secca e sgranocchiando esco dalla porta di Atienza.
Inizio a salire molto dolcemente tra i campi.
Vista sui 2 cucuzzoli di Atienza e altre montagnole più distanti.
Sole e arietta fresca, davvero una bella temperatura per camminare.
Attraverso un bella pineta.
Tutto molto tranquillo. Procedo senza fatica e senza pensare.
Romanillos. Una bella chiesa, ma la mia colazione seria salta anche qui.
Un po’ di pale eoliche, campi, coni e collinette, pecore. Tutto ocra, tutto sulla stessa tonalità.
Miedes. Case ocra, i colori non cambiano.
Non incrocio nessuno, ma dalle finestre aperte arrivano rumori e odori.
Sosta sulle numerose panchine della piazza.
Mi piace questo paesino, ci sarebbe anche un albergue. Ma è molto presto, preferisco continuare ancora un po’.
Cambia il panorama. Inizio a salire.
Vegetazione bassa: qualche rosa canina, rovi, cardi, quei piccoli arbusti verdi che sono tutti una spina e non so come si chiamano. Sembra che tutte le piante spinose si siano date appuntamento qui. Ma a pensarci bene non solo qui. Questo è indubbiamente un cammino spinoso. Sarà per questo che mi piace?
Il sentiero non è sempre evidentissimo, ma la direzione è abbastanza chiara e ci sono un po’ di paletti. Poi qui mi piace, quindi mi va benissimo così.
Salgo al Puerto de la Sierra de Pela dove incrocio la strada.
C’è una bella vista, un’arietta fresca, sono in alto e sono qui. Mi sembra che ce ne sia più che abbastanza per essere contenti. Mi basta poco? O forse non è poco, è molto.
Seguo un pezzo di carretera.
Due grossi cartelli mi avvisano che sto lasciando Castilla la Mancha per entrare in Castilla Leon.
Ecco, questo mi dispiace un po’. Sto iniziando ad affezionarmi molto a questa Mancha.
Abbandono la carretera un po’ prima del dovuto. La stradina che devo prendere è lì sotto e provo ad arrivarci. Devo calarmi da un muretto, ma ci riesco.
Cerco di capire se cambiando regione cambia anche lo stile delle frecce. Mi sembra di no, piccole e regolari come prima. Ma questo tratto continua a essere seguito dall’associazione di Guadalajara, anche se fuori regione. D’altronde quelli di Burgos hanno cammini più frequentati di cui occuparsi.
Sono a Retortillo de Soria.
Acqua nuova dalla fontana e mi siedo su una panchina. Devo prendere una decisione.
Due possibilità: fermarmi qui, dove c’è albergue e possibilità di mangiare, e domani arrivare a Fresno dove c’è solo il pavimento, niente doccia e dovrei portarmi il cibo da qui. Oppure andare ancora un po’ avanti, fino a Taranqueña dove c’è una Casa Rural con “opzione pellegrino” e una signora che può preparare qualcosa da mangiare. Poi domani direttamente a San Esteban.
Massì, vada per Taranqueña.
Mangio qualcosa al bar e riparto.
Asfalto. Passa quasi nessuno, ma asfalto.
Incontro pecore. Campi. Passo tra due montagnole.
Forse l’idea di dover passare sul bordo, forse solo una questione psicologica, ma non mi piace sto pezzo.
Un po’ stufa arrivo a Taranqueña.
Piccolo paesino dove, come al solito, non incontro nessuno. Dove sarà sta Casa Rural?
Sto quasi per cercare il numero di telefono e chiedere, quando sento tirare su una tapparella. Sbuca la testa di un signore che mi dice dove andare prima ancora che chieda.
La Casa Rural è bella, la signora che la gestisce molto gentile. Stasera mi preparerà qualcosa da mangiare.
C’è anche un terrazzino dove posso collaudare il mio nuovo filo per stendere.
Due passi pre-cena. C’è un bitorzolo con statua e presumo Via Crucis. Cerco l’accesso, ma probabilmente la aggiro dalle parte sbagliata e non lo trovo.
In compenso mi faccio un tratto di una piacevole stradina sterrata. Passa dall’altro lato della montagnola che ho costeggiato arrivando qui. Secondo me e anche secondo il mio tel dovrebbe portare a Retortillo. Forse allunga un pochino, ma non sembra troppo. Chissà perché non fanno passare di qui che è più bello? Ci sarà sicuramente una ragione.
Malgrado la curiosità, mi obbligo a tornare indietro, c’è la signora che mi aspetta con la cena.
Insalatona, polpette e frittata. Non male, non male per niente.
Con la scelta di oggi probabilmente arrivo un giorno prima del previsto. Vedrò sul momento come utilizzare il giorno che mi avanza. Se mi avanzerà.
Salutando Atienza
Tra i pini
Se Camino de la Lana, che lana sia
Salendo tra le spine
Rocce
Seguendo i paletti
Panorama
Fieno e nuvole










































