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sul filo di lana

  • Creatore Discussione Creatore Discussione liam
  • Data di inizio Data di inizio
Grazie per il tuo racconto e per le "foto a caso" come le chiami tu...bellissime
 
Mi spiace, ma mi sa che non finisce così. Anche quest'anno vi sorbirete i miei racconti.
Ci ho pensato un po' prima di iniziare a scrivere di questo cammino.
Dopo la gta mi era sembrato di scrivere sempre le stesse cose.
Continuo a pensarlo.
Ma rivivere il cammino con parole sparse mi piace troppo, ritrovo un po' di sensazioni e per qualche attimo sono di nuovo lì. Un po' mi fa anche bene.
E allora ho cambiato idea (qualche volta lo faccio ;)).
Certo potrei scrivere solo per me, senza occupare spazio qui. Ma sono anche pigra, so che se non mi prendo un impegno con qualcuno che non sono io, non vado avanti.
Quello che mi tranquillizza un po' è che se non piace si possono guardare solo le foto o si può proprio non aprire il 3d.
Si può anche dire: "Basta! Piantala lì!"
Per ora vi beccate la prima "puntata", poi vediamo.
 
31/08 Valencia (preLana)
Piove. Le previsioni davano piovaschi e schiarite. Questo è un piovasco.
Tiro fuori la giacca, metto il copri zaino. Ma non mi arrabbio. Non te la do questa soddisfazione.
Aereo.
Il mio zaino viene su con me. La coda dell’imbarco prioritario avrà 5 persone esagerando. Fanno mettere in stiva solo i trolley della coda normale, i pochi zaini no.
Se il mio zaino ha una intera cappelliera tutta per lui, io ho un posto centrale. Non mi piace, ho sempre paura di crollare addosso a uno dei miei vicini. Provo a evitarlo rimanendo sveglia, ma niente, non è neanche finito il decollo e sono già fatta. Cerco almeno di rimanere più centrale possibile e un po’ serve, la testa mi casca un po’ di volte, ma sempre in avanti. Mi piacerebbe capire perché l’aereo mi fa venire questo sonno tremendo.
Valencia. Ho un pomeriggio. Voglio vedere il mare, l’anno scorso non l’ho visto. Cerco di andarci con la metro, ma sbaglio qualcosa. Alla fine ci arrivo a piedi e mi rivedo la Ciudad de las Artes y la Ciencia. Userò la metro per tornare.
La sera passeggiata in centro. Horchada granizada e imparo una cosa: per berla o usi un cucchiaio o tanta pazienza. Non avendo il primo, mi tocca usare la cannuccia e la seconda.


01/09 Lagunas de Cañada del Hoyo (preLana)
Treno alle 6:30. Imparo altre 2 cose: finché non esce il numero del binario del tuo treno non ti lasciano passare e i binari, oltre al numero, possono avere A e B. Se il tuo treno ha una B è inutile che aspetti che apra le porte il primo treno che vedi sul binario, devi andare fino in fondo e prendere il treno parcheggiato dietro. Per fortuna il ragazzo che mi ha fatto entrare viene di corsa a spiegarmelo, se no sarei ancora lì.
Il controllore mi sveglia per chiedermi il biglietto, mica solo in aereo.
“Cañada del Hoyo?”
“Si”
“Bien” e si appunta qualcosa su un libretto.
Mah, treno abbastanza deserto, forse tiene una statistica di dove salgono e scendono i passeggeri.
Quando mi risveglio c’è il sole e il panorama che vedo non mi dispiace per niente.
Devo fare attenzione a non riaddormentarmi, manca poco alla mia stazione.
Per fortuna le annunciano, così ho tempo per prepararmi.
Treno fermo. Dove siamo qui? Non mi sembra abbia annunciato niente. Un cartello arrugginito proprio davanti al mio finestrino: Cañad…
Muoviti! Raccatto tutto, faccio quasi strike con 4 vecchietti (cosa ci fanno in piedi davanti alle porte con tutto il treno vuoto?) e sono giù.
Il treno riparte.
Scena quasi da film: io, il mio zaino, un binario e quel cartello che ho visto dal finestrino. Non c’è nient’altro.
E’ una fermata a richiesta. Ecco cosa si era segnato.
Questo Cañada del Hoyo dovrebbe essere un paese, ma non vedo niente. Chiedo aiuto al telefonino per capire almeno da che parte andare.
Paese a 4km. Via, si parte.
Dal paese iniziano i segnali del Camino de las Lagunas. Molto bene.
Percorso tranquillo. Qualche albero, qualche sali/scendi. Ben segnato. Bella giornata, ma non particolarmente calda. Cosa chiedere di più.
Sono un po’ in alto, vedo 2 ragazzi dall’altro lato di una conca che guardano giù. Non è che il primo lago è già qua? Salgo fin sul bordo e wow! Un laghetto tondo e blu proprio qui sotto.
Giro intorno.
Scendo fino giù. C’è un gruppetto rumoroso che sta facendo il bagno, ma non è vietato? Torno su.
Leggo un po’ di tabelloni.
Questo è il più profondo. Sono alimentati da un torrente sotterraneo.
Passo al secondo, più piccolo, più verde.
Il terzo. Ha un colore bellissimo.
Gli altri 4 sono all’interno di una finca privata. Ingresso 3 Euro. Sì sì, ci vado.
Il signore alla biglietteria mi consiglia di andare a prendere la macchina, posso entrare e parcheggiare più avanti, così risparmio un pezzo di strada.
“Non ce l’ho la macchina”
“Come sei arrivata qui?”
“A piedi”
Guarda me, guarda il mio zaino.
“Lascia almeno qui lo zaino, lo recuperi quando esci”
Mi racconta un po’ di cose sui laghi. Non capisco proprio tutto, troppi termini tecnici (sti scoiattoli poi, cosa c’entrano coi laghi?), ma una idea me la faccio.
Mi regala un piccolissima conchiglia fossile.
Vado. Vedo gli altri 4.
Ognuno diverso dall’altro. Colori diversi, dimensioni diverse, profondità diverse. Un po’ di tabelloni esplicativi anche qui. Capisco che non erano scoiattoli, era argilla.
Mi piacciono.
Sono qui grazie ad una stazione che mi permetteva di arrivare un po’ prima di Cuenca in modo non troppo complicato. Questa idea venuta per caso, all’interno di un cammino arrivato per caso, mi sta dando una bella soddisfazione. E io ci credo al caso, quindi sono ancora più soddisfatta.
Recupero lo zaino.
“Adesso dove vai?”
“Carboneras”
“Dove passi?”
Gli spiego la mia idea.
“Ti faccio risparmiare un po’ di strada”
Mi apre un po’ di cancelli, mi fa passare nel cortile di casa sua, mi accompagna fino al Camino de Carboneras, senza che debba tonare indietro.
Grazie!
Stradina nei campi.
Un po’ di girasoli. Un gregge di pecore. Fieno. Campi arati.
Non è Cammino? Sarà, ma io mi sento in cammino. O almeno mi sento nel mio cammino. Che però non è Cammino. E allora? Allora chi se ne frega delle c maiuscole o minuscole. Di certo non tolgo il posto a nessuno, quindi piantala di ragionare e cammina.
Sono arrivate un po’ di nuvole.
Uccelli che mi volano sulla testa.
Attraverso la ferrovia.
Sono a Carboneras.
Il giro di oggi non è proprio logico. Sarebbe stato meglio fare Carboneras-Cañada. Ma a Cañada non ho trovato da dormire, quindi va bene al contrario.
Passeggiata serale per Carboneras, chiesa su in alto e gatti, un bellissimo tramonto. Plato combinado e a dormire.

P8310454.JPG
Laguna del Tejo

P8310452.JPG
Lagunillo del Tejo

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Laguna de la Gitana

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Laguna Parra

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Laguna Cardenillas

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Lagunillo de las Tortugas

P8310474.JPG
Laguna Llana

P8310476.JPG
Andando verso Carboneras
 
Ultima modifica:
Grazie Liam
Leggere i tuoi cammini è un gran piacere, questo cammino mi piace particolarmente !!!


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Grande Lia!
Aspettavamo con una certa trepidazione la tua autoironia ed i tuoi racconti di Cammino!
Come prima puntata, devo dire che non ci hai deluso!
Belle anche le foto!
:applausi::applausi::applausi:
 
Non è Cammino? Sarà, ma io mi sento in cammino. O almeno mi sento nel mio cammino. Che però non è Cammino. E allora? Allora chi se ne frega delle c maiuscole o minuscole. Di certo non tolgo il posto a nessuno, quindi piantala di ragionare e cammina.
Sono i pellegrini che fanno il Cammino.
Ogni Cammino è tale perché c'è stato qualche pellegrino che l'ha percorso, camminato, fatto per primo, quando ancora era un cammino.
E in quel momento se ne fregava se aveva la maiuscola o la minuscola.
 
02/09 Cuenca (quasiLana)
Il programma era di ritornare in treno fino a Cañada e di lì arrivare a piedi a Cuenca.
Ma:
- il treno c’è solo alle 10
- ai 29km calcolati devo aggiungere i 4 dalla stazione al paese
- vorrei avere tempo di vedere un po’ Cuenca.
Cambio programma. Faccio un paio di fermate in più e arrivo direttamente a Cuenca in treno.
Nel mio cammino con c minuscola si può.
Cuenca è strana. Tra 2 fiumi, appoggiata su queste rocce a picco, con questi alberi a punta. Ne avevo sentito parlare, ma non me l’aspettavo così.
Mi faccio un primo giro di perlustrazione. Salgo fino su e poi scendo a cercare l’albergue.
L’antico hospital de Santiago e poco più in giù l’albergue.
Si potrebbero chiedere le chiavi alla segreteria dell’università, subito lì di fianco, ma oggi è domenica. Devo fare la prima telefonata di questo cammino.
Una decina di minuti e viene ad aprirmi Luis.
Mi dà un bel po’ di info sulle prossime tappe.
Per domani mi consiglia di non seguire il percorso originale ma fare la deviazione e dormire a Villar, lì ci sono 2 bar. Mentre se dormo a Bascuñana devo portarmi da mangiare perché non c’è niente. Per il giorno successivo non posso non fermarmi a Villaconejos.
Un po’ di info anche su Cuenca.
Mi fa vedere l’albergue, perfetto.
Due giorni fa c’è stato uno spagnolo, ieri nessuno.
Mi ricorda che per qualsiasi problema, dubbio o informazione posso chiamare o mandare un messaggio a loro e più avanti all’associazione di Guadalajara,
Mi registra sul più bel registro di albergue che abbia mai visto. E’ di una precisione impressionante. Tutte le righe scritte con la stessa calligrafia, che definire regolare è riduttivo. Tutti i dati perfettamente inseriti nelle caselline. C’è addirittura la casellina della bandiera, dove, con matite colorate, disegna la bandiera del paese di origine del pellegrino. E’ bello anche esteticamente.
La mia anima tabellinatrice ne è conquistata. Tanto che devo trascinarla via, altrimenti starebbe tutto il giorno a sfogliarlo invece di andare a vedere Cuenca.
Cattedrale, non so a che ora chiude, meglio andare subito.
Biglietto normale o, con un euro in più, è compresa la “subida al triforio”.
Non so bene cosa sia un triforio, ma la parola “subida” vale sicuramente un euro.
E faccio bene, la cattedrale è bella, ma vista da lì sopra di più. Sembra di essere all’interno di un ricamo. Non so, mi piace malgrado la mia ignoranza su trifori e affini.
Anche il “paso” dell’ultima cena visto dall’alto ha un suo perché.
Adesso “Casas colgadas”. Non dico di aver scelto questo cammino a causa loro, ma la curiosità di vederle un po’ ha influito. Ne aveva parlato Inma anni fa e non avevo capito esattamente cosa fossero.
Sono delle case con dei balconcini che danno sull’abisso. Se ti cade un calzino mentre stai stendendo son problemi.
Davvero particolari.
C’è una passerella pedonale che permette di arrivare direttamente a un vecchio convento ora trasformato in Parador. Chi soffre di vertigini meglio se guarda in avanti.
Indicazione per una cosa che mi incuriosisce da stamattina. Ma sì, dai.
Parecchia gente che arrampica. Palestra di roccia dietro casa.
Io vado su per il sentiero.
Sono al Cerro del Socorro.
Di qui Cuenca si vede proprio bene. Bello.
Scendo e giro un po’ a caso. Mura, porte, castello, vicoli.
Mi leggo la leggenda di Julián y Inés (che sfiga hanno sempre in queste leggende)
Passo lungo il fiume dall’altro lato, un po’ meno “abisso”.
Sì, Cuenca valeva assolutamente un po’ di tempo.
E da domani è vera Lana.

P9010534.JPG
Cattedrale di Cuenca con triforio (alla fine ho capito cos’è)

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Interno visto dal triforio

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Panorama dalle mura

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Casa Colgada

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Insegna

P9010506.JPG
Vicolo

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Convento de San Pablo (ora Parador)


P9010527.JPG
Cuenca vista dal Cerro del Socorro
 
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