31/08 Valencia (preLana)
Piove. Le previsioni davano piovaschi e schiarite. Questo è un piovasco.
Tiro fuori la giacca, metto il copri zaino. Ma non mi arrabbio. Non te la do questa soddisfazione.
Aereo.
Il mio zaino viene su con me. La coda dell’imbarco prioritario avrà 5 persone esagerando. Fanno mettere in stiva solo i trolley della coda normale, i pochi zaini no.
Se il mio zaino ha una intera cappelliera tutta per lui, io ho un posto centrale. Non mi piace, ho sempre paura di crollare addosso a uno dei miei vicini. Provo a evitarlo rimanendo sveglia, ma niente, non è neanche finito il decollo e sono già fatta. Cerco almeno di rimanere più centrale possibile e un po’ serve, la testa mi casca un po’ di volte, ma sempre in avanti. Mi piacerebbe capire perché l’aereo mi fa venire questo sonno tremendo.
Valencia. Ho un pomeriggio. Voglio vedere il mare, l’anno scorso non l’ho visto. Cerco di andarci con la metro, ma sbaglio qualcosa. Alla fine ci arrivo a piedi e mi rivedo la Ciudad de las Artes y la Ciencia. Userò la metro per tornare.
La sera passeggiata in centro. Horchada granizada e imparo una cosa: per berla o usi un cucchiaio o tanta pazienza. Non avendo il primo, mi tocca usare la cannuccia e la seconda.
01/09 Lagunas de Cañada del Hoyo (preLana)
Treno alle 6:30. Imparo altre 2 cose: finché non esce il numero del binario del tuo treno non ti lasciano passare e i binari, oltre al numero, possono avere A e B. Se il tuo treno ha una B è inutile che aspetti che apra le porte il primo treno che vedi sul binario, devi andare fino in fondo e prendere il treno parcheggiato dietro. Per fortuna il ragazzo che mi ha fatto entrare viene di corsa a spiegarmelo, se no sarei ancora lì.
Il controllore mi sveglia per chiedermi il biglietto, mica solo in aereo.
“Cañada del Hoyo?”
“Si”
“Bien” e si appunta qualcosa su un libretto.
Mah, treno abbastanza deserto, forse tiene una statistica di dove salgono e scendono i passeggeri.
Quando mi risveglio c’è il sole e il panorama che vedo non mi dispiace per niente.
Devo fare attenzione a non riaddormentarmi, manca poco alla mia stazione.
Per fortuna le annunciano, così ho tempo per prepararmi.
Treno fermo. Dove siamo qui? Non mi sembra abbia annunciato niente. Un cartello arrugginito proprio davanti al mio finestrino: Cañad…
Muoviti! Raccatto tutto, faccio quasi strike con 4 vecchietti (cosa ci fanno in piedi davanti alle porte con tutto il treno vuoto?) e sono giù.
Il treno riparte.
Scena quasi da film: io, il mio zaino, un binario e quel cartello che ho visto dal finestrino. Non c’è nient’altro.
E’ una fermata a richiesta. Ecco cosa si era segnato.
Questo Cañada del Hoyo dovrebbe essere un paese, ma non vedo niente. Chiedo aiuto al telefonino per capire almeno da che parte andare.
Paese a 4km. Via, si parte.
Dal paese iniziano i segnali del Camino de las Lagunas. Molto bene.
Percorso tranquillo. Qualche albero, qualche sali/scendi. Ben segnato. Bella giornata, ma non particolarmente calda. Cosa chiedere di più.
Sono un po’ in alto, vedo 2 ragazzi dall’altro lato di una conca che guardano giù. Non è che il primo lago è già qua? Salgo fin sul bordo e wow! Un laghetto tondo e blu proprio qui sotto.
Giro intorno.
Scendo fino giù. C’è un gruppetto rumoroso che sta facendo il bagno, ma non è vietato? Torno su.
Leggo un po’ di tabelloni.
Questo è il più profondo. Sono alimentati da un torrente sotterraneo.
Passo al secondo, più piccolo, più verde.
Il terzo. Ha un colore bellissimo.
Gli altri 4 sono all’interno di una finca privata. Ingresso 3 Euro. Sì sì, ci vado.
Il signore alla biglietteria mi consiglia di andare a prendere la macchina, posso entrare e parcheggiare più avanti, così risparmio un pezzo di strada.
“Non ce l’ho la macchina”
“Come sei arrivata qui?”
“A piedi”
Guarda me, guarda il mio zaino.
“Lascia almeno qui lo zaino, lo recuperi quando esci”
Mi racconta un po’ di cose sui laghi. Non capisco proprio tutto, troppi termini tecnici (sti scoiattoli poi, cosa c’entrano coi laghi?), ma una idea me la faccio.
Mi regala un piccolissima conchiglia fossile.
Vado. Vedo gli altri 4.
Ognuno diverso dall’altro. Colori diversi, dimensioni diverse, profondità diverse. Un po’ di tabelloni esplicativi anche qui. Capisco che non erano scoiattoli, era argilla.
Mi piacciono.
Sono qui grazie ad una stazione che mi permetteva di arrivare un po’ prima di Cuenca in modo non troppo complicato. Questa idea venuta per caso, all’interno di un cammino arrivato per caso, mi sta dando una bella soddisfazione. E io ci credo al caso, quindi sono ancora più soddisfatta.
Recupero lo zaino.
“Adesso dove vai?”
“Carboneras”
“Dove passi?”
Gli spiego la mia idea.
“Ti faccio risparmiare un po’ di strada”
Mi apre un po’ di cancelli, mi fa passare nel cortile di casa sua, mi accompagna fino al Camino de Carboneras, senza che debba tonare indietro.
Grazie!
Stradina nei campi.
Un po’ di girasoli. Un gregge di pecore. Fieno. Campi arati.
Non è Cammino? Sarà, ma io mi sento in cammino. O almeno mi sento nel mio cammino. Che però non è Cammino. E allora? Allora chi se ne frega delle c maiuscole o minuscole. Di certo non tolgo il posto a nessuno, quindi piantala di ragionare e cammina.
Sono arrivate un po’ di nuvole.
Uccelli che mi volano sulla testa.
Attraverso la ferrovia.
Sono a Carboneras.
Il giro di oggi non è proprio logico. Sarebbe stato meglio fare Carboneras-Cañada. Ma a Cañada non ho trovato da dormire, quindi va bene al contrario.
Passeggiata serale per Carboneras, chiesa su in alto e gatti, un bellissimo tramonto. Plato combinado e a dormire.
Laguna del Tejo
Lagunillo del Tejo
Laguna de la Gitana
Laguna Parra
Laguna Cardenillas
Lagunillo de las Tortugas
Laguna Llana
Andando verso Carboneras